La linea d’ombra


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Chiosa: – la Linea D’Ombra di Conrad è un confine. Oltre il quale si vive in una altra terra; è il risultato del rito di passaggio e significa la chiusura di una epoca e l’apertura di un’altra nella quale si entra – forzatamente – e che richiede adeguamento. Nel libro – con un gran bel tema malissimo trattato, un libro pessimamente scritto, con personaggi caratterizzati in piccolissimo numero e con la pennellessa, un libro che si poteva scrivere in due ore prima di andare a letto, assai deludente e buono solo per i conformisti citazionisti – il Giuseppe scrive dopotutto una canzoncina a tema esotico, come il “Panama” di Fossati, che invece è un bel brano, ma in fondo dice – e male – quello che tutti sanno: “si cambia”, “si diventa”, “si nasce incendiari e si muore pompieri”.

Ma la vita, in realtà, non è a comparti: è un continuum anche psicologico dove vi sono solo piccoli adattamenti di una personalità che si è formata da bimbi. Quando qualcuno percepisce un grande cambiamento, è segno che si tratta di un ingenuo che non pensa abbastanza e che, dopo pranzo, fa la pennichella. Si vergogni di non pensare, perché allora nascere uomo non gli è servito a nulla, e ricordi che si dorme di notte. E non troppo. 

La vita, invece, séguita come il battito cardiaco che la sostiene, e certo facciamo esperienze e le archiviamo e le consultiamo, ma non ci cambiano: ci adeguano. Già da ragazzi dobbiamo ben sapere cos’è che troviamo dietro l’angolo; un ragazzo deve già essere un giovane uomo, se non vuol essere un grullo per sempre.

Perciò la linea d’ombra non è un settore: è solo una linea, come l’ombra del ramo davanti alle due ombre umane, e sono ombre anche queste perché tutto ciò che smuove la nostra emotività sono i rapporti che abbiamo con gli altri umani; anche loro sono ombre, e noi siamo le ombre loro. Ciò che dunque ci aspetta come cambiamento sono le presenze e le assenze, e la qualità percepita di quei rapporti. Null’altro.

Ombre – se di ombre vogliamo parlare – tutti.

La logica dell’arcobaleno


 

La Lega accusa il Ministro Kyenge di “favorire la negritudine”.
Bene: siccome se vale una affermazione deve valere anche il suo reciproco, altrimenti non si può fare il confronto e casca tutta la baracca, il Ministro Kyenge potrebbe, se volesse, accusare la Lega di “favorire la bianchità”. Ma la Lega è forza di governo di un Paese democratico, dunque è certamente democratica e, nel caso favorisse davvero la bianchità, questo non potrebbe essere inteso come un illecito di stampo razzista. Quindi, sempre per la storia del reciproco, non è da intendersi come illecito di stampo razzista nemmeno favorire la negritudine.

Confortati dall’evidenza che nessun illecito di stampo razzista è stato commesso, allora, restiamo in attesa di un Ministro di origine asiatica che favorisca finalmente la giallezza, e di uno di sangue nativo americano che si impegni – ché se ne sente il bisogno – nel favorire la rosseria.
E speriamo, perché no, che un giorno o l’altro si scoprano esistere davvero i Puffi.

Perché è tanto bello l’arcobaleno, vero?

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