Di qua dal cretino


IMG_20140814_214721

Ecco: questo qui è un cretino.

Dice – “ma non è un geco?” – sì, è un geco. Cretino.

Perché, santa madonna, non si può stare tutta la sera di là da un vetro che ha la luce – e dunque anche le farfalle – al di qua ed incaponirsi a dargli crapate contro dal di là, per prendere le farfalle che vi si posano sul di qua. Dico io: lo capirai bene, dopo un po’, che c’è il vetro, no? E dopotutto, pensa: su cosa sei aggrappato? Se stai su su una superficie, è ovvio che ci sia lì quella superficie, no? E allora, la farfalla che si posa di panza su quella superficie sarà al di là da quella superficie sulla quale sei aggrappato tu, non è vero, benedetto geco? Cioè al di là dal tuo aldiqua.

E invece, oéh, invece il geco non lo capisce; ogni volta che arriva una farfalla a posarsi su ‘sto vetro, lui gli arremba verso, tutto convinto, deliberato, certo; si slancia e -tòc! ‘na crapata che a guardarlo ti vien male a te sulle corna; la farfalla, manco si muove, dice “guarda te quant’è cretino ‘sto geco” e resta lì, e lui, incredulo -tòc, tòc, tòc! una serie di cornate da rimanerci secchi; poi ad un certo punto si ferma un attimo, sembra che pensi, e tu dici: “vedi, ci sta ragionando su, pensa ‘ah già, che fesso, c’è il vetro sul quale sto appiccicato!’) – ed invece punta la farfalla, che lo guarda beffarda, e -tòc!! vai di nuovo di facciata a schianto.

Anche quando ho spento la luce, si sentivano ancora le farfalle ridere.

 

Nota: questa non è una satira sui gechi: è una satira sullo stile di ragionamento internèttico