Teoria del caos


Tra le molte cose che mi affascinano del mondo femminile, c’è la multicosa lì, come si chiama oggi, la pluriroba, la polifaccenda, insomma la capacità di trovare l’ordine nel caos; ai matematici come Edward Lorentz ci sono voluti millenni per scoprire e formulare qualcosa che, avessero chiesto a qualche primitiva collega della mia collega, avrebbero potuto sapere da subito: “scusi, signorina: esiste un ordine nel caos?” – “ma certamente, che domande sono?”
Vedete, è una risposta da donna; un uomo avrebbe detto: “ma se è caos, lo dice la parola stessa, non è ordine, no? Che razza di domande sono?” – perché noi siamo banalmente logici, e pensavamo lo fosse anche la natura.
E invece nossignore: la natura è femmina, ha un ordine nel caos. E la donna lo capisce. E io no, e voi, colleghi, neppure; e ci tocca studiare come derelitti per tracciare direzioni effimere in cui catalogare, schematizzare, paradigmare, regolare ed ordinare l’inordinabile ordine del caos. Poi arriva lei e – trac – lo capisce e lo gestisce così puro come lo trova. E se lo trova ordinato, lo incasina meravigliosamente, perché il tracciato lei lo sa: sa dove sono i vostri calzini pure se non abita con voi, sa dov’è l’appunto che prendeste in auto dieci anni fa e che perdeste sotto la pioggia di settembre, sa dov’è l’ago nel pagliaio.
Ma non chiedeteglielo, sennò s’incazza. Perché? Non lo sappiamo, il perché, ancora non l’abbiamo scoperto. Ma la ragione dev’essere semplice, a giudicare da come le sembra sciocca la vostra domanda.
E non chiedetele cosa c’è da incazzarsi, perché altrimenti s’incazza sul serio: applichiamoci ancora qualche millennio, probabilmente un giorno sapremo; e diremo: “aaahh!… ecco come stanno le cose!…” lo metteremo in formula e lo scriveremo sui libri. E lei ci guarderà con materna sufficienza, come a dire: “finito di giocare?”

postazione F