Lezioni di corteggiamento


C’è una buona ragione per frequentare a spizzichi fèisbuc: il servizio pubblico.

Parlo della lettura degli articoli di giornale, certo, che son tutti lì e non van cercati, ma dico anche per il servizio reso, quello di ostacolare il marketing di alcuni personaggi improbabili instillando qualche dubbio nella pletora dei loro discepoli di spirito monacale. Per “marketing” intendo non solo la pubblicità – a scopo commercio – di minchiate straordinarie, ma pure l’attitudine a commentare per schemi fissi ed a pensare per consequenzialità diretta con logica banale; perché è così che si giudica conformisticamente, ed il conformismo è il diavolo.

Qualche giorno fa ebbi una interessante discussione con un giovanotto che sosteneva, su fèisbuc, di cambiar la vita alla gente mercè l’anima trasversale o l’incanto ondale cosmico o non so che, ma presentava la minchiata come fosse una psicoterapia. Cuoricini e fiorellini e animaletti coccolosi a bizzeffe commentavano la roba; ed io soffro quando la gente si fa prendere per il culo dal primo che passa perché poi mi vota rènzi e provenzòni, danneggiando pure me.

Così ho fatto opposizione motivata (notate: a chi si impone non si fa opposizione; è una legge universale. Per questo, sgàrbi può gridare ed offendere quanto gli va mentre Vittorio Agnoletto viene invitato mai e se lo invitano lo zittiscono immediatamente con aria di sufficienza). Il ragazzo ha tentato con me l’imposizione, alla quale ho reagito – reggendomi la panza e cercando di alzarmi da terra – con logici argomenti. È servito a qualcosa? Non lo so; a lui no certamente perché non ha la possibilità di opporsi con logica ed ha nessuna convenienza nel darmi ragione, però magari servirà a qualcuno che vede, confronta e dice: “ma chi cazzo sto seguendo?” e smette di comportarsi abelinatamente, dando credito a sciocchezze.

Perché su internet abbonda la cipigliosa fuffa: orrendi carmi, oziosi racconti, insignificanti foto, sterili quanto ermetici motti, salacità utilité, compiacimenti di tristezze e commenti della bisnonna. Tutto ciò diseduca. Vi si legge una stanchezza, ma una stanchezza, ma una stanchezza che nemmeno un mese nelle isole del Sud con dieci fotomodelle di Vogue potrebbe sanare (coi California Dream Men, o con me e basta, per le femminucce; visto che vi penso?)

In compenso, si danno istruzioni su tutto; è straordinario: pare che arrivi sempre l’Uno a far capire qualcosa agli altri che, per statuto, vengono considerati inetti. E il bello, diciamo, è che i più accettano questo scambio; si questua consiglio a Mister Uno e cotanto Egli risponde, ma come l’oracolo dell’oratorio. Malgrado ciò, gli si dice pure “grazie”, seriamente.

Gli argomenti d’istruzione poi, a parte qualche pagina benemerita come quella del CICAP, sono spesso risibili ed uno dei più risibili è l’argomento “sesso”; pare che siamo nati per caso e tutta la nostra genìa precedente capisse una fava (ah, la perfezione del termine!) di sesso e andasse a tentoni sbatacchiando qui e là, sperando la venisse buona. Oggi però, finalmente, grazie agli addottoratissimi benefattori della rete, noi siamo in grado, dopo milioni di anni d’attesa, di espletare le nostre funzioni ludico-riproduttive in piena coscienza dell’atto e – sembra –  con soddisfazione iperbolica. Che dire: grazie, eravamo in pensiero.

Istruzioni qua, istruzioni là, così mi son detto: ma che, son proprio io l’unico a non dar lezioni a tutti? Ma anzissimo: appunto perché sono io, devo dare lezioni a tutti; mo’ me metto a sarva’ er mònno, me metto.

Sono superbo? Certo che sono superbo. Perché? Ma è ovvio: perché me lo posso permettere. Eh.

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