Clippàrt e sregolatezza 6


VIÉ TÀ TÓ

clippart 6

 

Vietato! Il divieto ha gusto malmostoso, acido, vegliardo, un po’ volgare come solo i moralisti possono essere e sono: odorosi di salotto deodorato con sottofondo di fritti di cucina, sudore contenuto, poca luce e tanta rabbia rancorosa: vietare è bello.
Vietare è bello! Divieto d’ingresso, vietato fumare, non desiderare donne d’altri e non camminare sull’erba, vietato cogliere i fiori, proprietà vietata, è vietato scendere le scale, è fatto divieto di comunicare a teoremi, non si mettono le dita nel naso, non si fischia a tavola, cosa guardi, fatti i cazzi tuoi, ti proibisco di pensarci, e, dulcis in fundo: alt.
Io ti vieto e ti guardo; sei un po’ meno libero? Ti senti infastidito, costretto, ansioso? Certo: sono io che ti costringo, ti infastidisco, ti dò ansia; cosa ti credi, che non reagisca al fastidio che tu, senza saperlo, dai a me? Non conosco veramente il perché, ma tu, la tua risata, i tuoi gesti, il tuo nome – chissà qual’è – mi dà noia; io ti odio e non so la ragione, e mi irrita tanto questo sentimento debole, il dover pensare a te, e la tua indifferenza: tu nemmeno mi conosci e io invece non bado ad altro, maledetto quest’obbligo, e come vorrei che anche tu sapessi com’è dura la mia vita di odiatore, i miei dolori al collo, lo stomaco, il groppo che mi prende la gola. Mi odi anche tu, almeno un pochettino? Insomma pensi qualche volta a me?
Dove vuoi andare, come posso fare, eccoti qua: mi dai i brividi; potessi dominarti, distruggerti, vedere che mi guardi succube. Stronzo, stavi passando? È vietato: ecco qua; è come farti inciampare; ti odio sempre di più perch’è poca cosa che ti ho fatto; perché perché ci sei? Perché non sono io te? Me lo sento vietato.

Chi sono? Un papa, sono.

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