“Di altri romei e di altre giuliette” (Pratt)


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Come sapete, a Verona c’è il balconcino di Giulietta che è mica il balconcino di Giulietta; e la questione non riguarda solo il balconcino: proprio tutta la casa non era quella dei Capuleti, ragion per cui Romeo Montecchi si guardava bene dall’andar lì sotto a far le serenate perché l’avrebbero, sine dubio, repente innaffiato di piscio.
Dove cazzo abitavano i Capuleti? Non si sa con esattezza, ed escludendo che Romeo ne fosse altrettanto incosciente dobbiamo concludere ch’egli andasse da un’altra parte, sembra presso un castellotto delle campagne, di sera, vagando tra lupi e briganti che forse regolarmente gli fregavano il mazzolino di petunie destinato all’amata; arrivava allora a mani vuote, mezzo sbranato, probabilmente nudo di panni, e versava lagrime non già d’amore, ma di fisica sofferenza che la ragazza, assonnata e non cerusico, non avrebbe saputo lenire.
Nella pittoresca narrazione dei due adolescenti amanti spacciata per verità storica, insomma, ci sono molte incongruenze ed altrettante balle ci hanno raccontato sul come e dove.

Così, forte della logica considerazione che laddove c’è una balla ce ne possono verosimilmente essere altre e non si sa quante, io opino che la storia debba essere andata diversamente. E senza negare l’esistenza intera di questi due presunti appassionati, avanzo ipotesi che il loro dialogo possa essere stato non già quello cantato dall’aedo Crollalanza, ma bensì cosa tipo codesta:

 

IL ROVELLO DI GIULIETTA

Oh Romeo Romeo, perché sei tu, Romeo,

perché non sei Rambaldo, che più mi parve saldo
o Ugucción, che in circostanza mostrommi gran baldanza
Goffredo, che di brando giocò di quando in quando
Tristano, che al certame savea che far d’e dame
o Gano, tra ‘l cui vello beltà vidi nel bello.

Perché non sei Ruggiero, che rimembro tutto intero
Venanzio e la sua lanza, maestro inver di danza
o il prode e bel Tancredi, riverso od all’impiedi
il grande Percivallo, già mai caduto in fallo
Bernardo e il suo blasone in forma di… torrione;

Oh, Romeo, perché sei tu, Romeo

invece che Guglielmo, o Guido, o Viligelmo,
Taddeo, Astolfo, Ipparco, Berardo od Aristarco,
Bartolo e Pier Matteo, che li conobbi in duo,
Cecco lo stalliere, ch’è fiera tra le fiere,
Duccio, o quel Marinello che di dama ha parvenza
o al meno il tal Marsilio, che non ha… continenza.

Romeo, Romeo: perché sei tu, Romeo.
Licenza te ne chiedo, or che sei tu, lo vedo,
di ricercar pazienza per sopportar mia assenza:
duolmi cotanto il capo, o mio diletto Lapo
– volevo dir: Romeo – che a tal disagio meo
non voglio vi t’angusti; vi son momenti… frusti.
E allor salve a te, o contrito, torna al castello avìto,
di grazie te ne rendo, rientro… e a ben altro attendo. Ciaaao…