Clippàrt e sregolatezza


C’era una volta il programma Office con la suìt; s’era nel lontano 1998 ed io acquistai per l’office my (allora c’erano li sòrdi) tutta una suìt di roba che trasformasse quelle stanzette in un ambiente tale da incutere reverenza ai passanti: compùteri, stampanti policrome, scànneri, fotocosatrici e varie intruppaglie che affidai repente alla collega perché io ci capivo un’ostia e avevo preso tutto come soprammobile. Una serpentina di nuovi cavi ingombrava scrivanie e pareti lor presso, infoltendo di collegamenti le estenuate prese elettriche; vidi la mia compagna di travaglio metamorfosare da bella presenza bionda in tecnico informatico nell’arco di minuti: ella, arcanamente, sapeva; la guardai ancora più innamorato. E la Bella, paziente, mi iniziò ai misteri della tastiera e del màus, siddetto perché a quei tempi c’aveva ancor tanto di coda.
Manco a dirlo, ragazzi, voi che mi conoscete, io trovai subito il modo per cazzeggiare anche con quelle macchine ermetiche, e subito scoprii che il programma suìt di Office deteneva le “clip art”. Erano, queste clip art, dei disegnini bell’e pronti che scaricavi dal disco per gli usi più incongrui, come ad esempio farcire delle iméil. Non m’azzardai a farlo in nessun caso, un po’ perché – lo si sa – io scrivo méil serissime e trattatistiche, non certo buffonesche come certuni fanno, ed un poppùrepperché quei disegnini fatti de prèscia dai peraltro geniali programmatori Microsoft facevano – diciamolo vivamente – abbastanza cacare. Ma m’ingegnai d’un modo per servirmene ricamandoci attorno raccontelli che raccolsi in volume e regalai speranzoso alla mia collega. Non funzionò neppure quella trovata.
Ho ritrovato in un floppy (i piccoli sappiano che noi antichi s’usava dei dischini quadrati col nastro come le musicassette – vedi testo di Storia – che si scancellavano ogni due per tre, o, semplicemente, non partivano. Quello era il modo napoleonico di fare il beccàp) un floppy, dicevo, coperto di ragnatele i fàil che redass… redigett… redigei… che
scrissi e, pensando che oggi i programmi Office le clippàrt non ce l’hanno ppiù ed è un peccato, li metto in onda qua per cultura generale su cioccheccèra vent’anni or sono attaccato al sòftuer dell’àrd che compravi cacciando dei bei milioni.
Pròlogo così il primo raccontino d’una serie che tratta di queste commoventi, malinconiche clippàrt; la serie si tìtola CLIPPàRT E SREGOLATEZZA, non perché lo sregolato sia io, ma perché io ce la trovo, in tutto ciò. Un sodale saluto ai clippartisti: tra qualche decina d’anni sarà bello brindare con le flebo a Villa Serena; sdentati, ma ne rideremo. Buona visione.

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Chissà perché i creatori di clip art (qui ci vuole una bella voglia per chiamarle clip art) han fatto tante vignette di genti incazzate con il computer; ma non è un controsenso? Dovrebbero essere contenti che ci sia il computer e che lo si possa riempire così di disegnini zozzi di uomini porconanti i cieli per via del video, no? Chi li fa lavorare questi clip artisti? Perché sono così di malanimo? Che faccia c’hanno? Somigliano puta caso ai personaggi delle vignette (non credo)? Sanno disegnare?

M’immagino egli, il clip artista, che se ne torna dalla moglie, dopo una lunga giornata di disegnini.

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Clip artista:  “sono stufo, sono stufo”
Moglie:  “ma cosa c’è? Sei appena tornato…”
C.A.: “c’è che non ne posso più dei computer, delle clip art, di te, del mondo, del cielo e perfino di Saturno, tiè!”
Moglie:  “amore…”
C.A.: “e non mi chiamare amore! Bastardi! Ce l’hanno tutti con me!”
Moglie:  “amore, ragiona…”
C.A.:  “e poi quel dannato mouse paraplegico… la scheda madre… figli di puttana…” (piange)
Moglie:  “tesoro, dài, non fare così, ragiona, i tuoi disegnini…”
C.A.:  “basta! Basta, hai capito? Basta, zitta, non nominare i miei disegnini invano, e quello zozzo hard disk…”
Moglie:  “amore, i tuoi disegnini fanno cagare…”
C.A.:  (piange senza ritegno)
Moglie:  “…fanno pena, pietà e compassione, fanno schifo fanno, lo sai vero, tesoro?…” (gli accarezza la testa)
C.A.:  (annuisce e piange)
Moglie:  “e malgrado questo te li fanno fare, te li fanno fare, capisci?” (alza gradatamente tono) “te li fanno disegnare e ci riempi con quella merda il programma ultimo grido dell’uomo più ricco del mondo, eh? Di un genio del progresso, un gigante che a questo punto, merda per merda, li poteva far fare a suo nipote, e invece neanche sa che esisti ma te li fa fare a te, eh? Sei un fallito stranissimo: invece che stare per la strada a disegnare stronzi sotto i cani, disegni per la Microsoft! Ma non sei uno normale! Ma da dove cristo vieni?! Sei un cazzo di marziano, cosa sei?? Eh?!!”
C.A.:  (si lamenta e piange forte)
Moglie:  “sapevo che i ricchi sono cattivi, ma questo va oltre, è quasi art, è clippart!… non sai più chi sei, fai schifo e non te lo dicono, sei un incapace e ti fanno lavorare, a nessuno frega niente di te, puoi essere perfino dannoso, nessuno ti si fila; sei meno di un fallito, quello almeno lo sai!”
C.a.:  “basta, mi scancello!” (si sfrega con una gomma)
Moglie
(lo guarda):  “oltretutto sei un cretino”
C.a.:  “ma tu almeno, mi vuoi bene?”
Moglie:  “a un marziano? Dài, vieni a tavola” 

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2 pensieri su “Clippàrt e sregolatezza

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