Ai ev a drim


Dopo una notte insonne per colpa degli alieni, oggi ho trovato sul sito Canard Press un lancio d’agenzia straordinario; perdonate la traduzione approssimativa, ma il mio inglese è quello che è e poi, come al solito, andavo di fretta. Ma è la migliore buona notizia del secolo, sebbene ci faccia vergognare molto.

Oggi 4 Febbraio 2017, alle ore 08:30 (ora di Washington) il Presidente degli Stati Uniti John Smith, attorniato dai suoi più stretti collaboratori, ha indetto una conferenza stampa internazionale nel salone delle udienze della Casa Bianca.

Il Presidente, sfoggiando una rada chioma castano scuro pettinata all’indietro ed insolitamente rilassato e sorridente, con voce pacata e non più roca, ha dichiarato:

“Signori giornalisti: vi ho convocato oggi, a questa ora di primo mattino per dirvi che ci stavamo molto divertendo, e forse anche un po’ crudelmente, noi americani, ma ora è tempo di svelare la beffa che abbiamo voluto costruire per dimostrare all’Europa ed al Mondo tutto, fino a qual punto possiate sbagliarvi.
È vero: noi americani discendiamo dalla peggior parte delle società d’Europa e del resto del globo; i più miserabili, i delinquenti e gli avventurieri dall’animo corsaro hanno abbandonato un tempo le vostre terre per approdare in questo continente, scacciarne con inaudita violenza i nativi e costruire la società che tutti conoscete.
L’America e gli americani non sono privi di colpe davanti alla Storia, nessun popolo lo è, ma – signori – pochi popoli risultano ancora così soggetti a pregiudizio come noi americani. E perché? Non siamo di sangue blu come gli europei rimasti in patria, è vero, ma dall’epoca dei primi coloni ad oggi una grande evoluzione civile, morale ed intellettuale si è resa evidente anche nella nostra Nazione. Vi preghiamo quindi di riconoscerci la capacità di progresso.

A lungo abbiamo atteso che il Mondo capisse che quanto stava accadendo in America non poteva essere vero, e se non poteva essere vero doveva essere uno scherzo. Ma il Mondo non ha capito, e questa è la miglior prova del preconcetto esistente ancora oggi contro di noi, in tutti voi; per voi, noi americani siamo sciocchi, infantili ed insulsi, siamo eterni adolescenti incapaci di analisi seria, di conclusioni logiche; siamo emotivi, suonatori, ballerini: un misto di bluesmen, di Fred Astaire e di texani col sigaro, il cappellaccio, gli stivali istoriati e la bocca storta; voi, signori, avete davvero creduto che qui in America un fascista ignorante, un buzzurro impresentabile, un rozzo individuo sessuomaniaco che straparlava berciando di muri e di violenza, insultava le donne e gli offesi nel fisico, vestiva come un mafioso e portava una incredibile parrucca tinta di giallo, avete davvero creduto che un individuo simile sarebbe stato votato dagli americani a Presidente di questa grande nazione.

Signori: noi abbiamo abolito il razzismo centocinquant’anni fa; voi quando intendete abolirlo?

La grandezza della vostra storia è innegabile, ma voi la guardate ricavandone una presunzione che vi acceca; e dire che abbiamo presentato ogni possibile assurdità di comportamento, dalla costruzione del personaggio Trump, che i nostri esperti d’immagine avevano recentemente corredato di ascendenza tedesca, proprio per renderlo più macchiettistico nella sua verve di folle estremista, alla storia del muro al confine messicano, la cui costruzione sarebbe stata addebitata al Messico – ammetterete che la trovata è incredibile – al fermo di qualsiasi persona provenisse da alcuni Stati esteri considerati inaffidabili. Non starò a raccontarvi l’ilarità che ci scuoteva quando abbiamo pensato di bloccare in aeroporto un ex-premier norvegese solo perché proveniva dalla Siria; i nostri agenti gli hanno anche chiesto di lavarsi le mani per vedere se era tinto di biacca. Inutile dire che egli, come tutti gli altri arrestati, è stato tempestivamente informato della burla ed ha simpaticamente sostenuto la parte mostrando – benché europeo – di avere ben compreso la ragione di essa. Lo ringraziamo, e ringraziamo tutti gli intervenuti – coscienti o meno – in questa grande recita, la più grande di tutti i tempi.
Nemmeno ci sarebbe bisogno che io, John Smith, quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, vi rivelassi che tutti i cittadini di questa nazione erano al corrente della finzione ed hanno partecipato entusiasticamente al suo perfetto svolgimento; la mia “antagonista” Hillary Clinton e suo marito Bill sono stati tra i migliori interpreti del nostro scherzo; mai dimenticherò l’amico Bill che, facendosi il verso con ammirevole autoironia, fissava lubricamente “mia moglie”, in realtà anch’essa una figurante, durante l’insediamento. Vi assicuro che davanti ad una così splendida dimostrazione di talento attoriale e di spirito intelligente abbiamo faticato tutti a star seri per un momento.
Ed allora, signori, soprattutto voi europei: eccoci qua; il popolo americano non è quello che voi credete, ma è un popolo saggio, colto, intelligente e – come avete capito oggi – anche spiritoso. Vi abbiamo preso in giro, sì, ma lo meritavate, non vi resta che riconoscerlo, ormai. Io non sono un pazzo maniaco capo di una nazione irresponsabile, ma un uomo normale, Presidente di un Paese normale; state dunque pur tranquilli e… imparate a fare a meno dei pregiudizi, magari potreste impararlo proprio da noi.

Ed ora, signori, prima di lasciarci, approfittate della tradizionale accoglienza americana: andiamo al rinfresco e brindiamo alla uguaglianza di tutti gli uomini, come dice la nostra Costituzione. Viva tutti noi!