Campioni del mondo


Mi arrivano ogni tanto lettere-fregatura che sono più comiche della mia satira, ma io ci provo lo stesso (a farne la satira).

“Egregio Imprenditore: la Sua azienda è stata selezionata tra le dieci migliori della Regione Lombardia, per questa ragione La invitiamo alla trasmissione ‘Il Grullo Importante’ ove, alla presenza delle autorità mondiali, saranno consegnati i prestigiosi premi, tra cui un importante asino in maiolica opera dello scultore celebre Pippariello che potrà ben figurare (l’asino, no lo scultore) nella hall del suo edifich ad onza della concorrenza. Nell’ancora nuovamente rinnovarLe la ripresentazione delle nostre ulteriori congratulazioni, Le diamo dunque appuntamento il giorno…”

Questa lettera (uguale almeno nel senso) mi giugne con scadenza tri o tetraennale, di mese quando in mese quando, e non ho capito se gli estensori di essa mi pensino proprio un cretino senza pari o semplicemente uno dei più grandi cretini che ci siano in giro. Nellùn caso e nellàltro mi trovo in qualche modo lusingato.
La prima volta che la ricevetti fu molti anni fa; lavoravamo da pochi mesi, manco c’era il primo tabulato, ancora non si sapeva quanto avremmo guadagnato, forse entro poco saremmo falliti, forse avremmo costruito il ponte sul più largo tra gli stretti, forse saremmo rimasti lì, coi tabulati, per sempre come è poi avvenuto; noi non lo sapevamo ancora.
Ma Qualcuno sì: ecco che arriva la lettera; la mia impiegata d’ailleur legge e trasecola: madonna di Cocorito: in tre mesi che esistiamo, già siamo l’impresa migliore della Lombardia! Delle due l’una: o le migliaia di imprese lombarde fanno cagare quasi tutte, oppure il mio datore di lavoro è un genio come Leoniere lì, Leopardo, quello con la barba che ha fatto Il cielo in una stanza e Pota Lisa cinquemila anni fa.
Purtroppo c’era un’altra ipotatèsi: ci pigliavano per il culo; sì, lo so, è una locuzione poco adatta ad una convention di badgeurs, dove si parla sì di trombate epiche, ma con toni molto mètropol; però, sia come sia, essi in tal guisa ci pigliavano.
Lei arriva sventagliandosi con quella busta e mi porge la lettera, ha gli occhi sgranati che già sognano il nostro ufficetto trasferito ad un cinquecentesimo piano di vetrate da cui dominare il mondo tra musiche soffuse, petrolieri, miliardari e presidenti d’ogni cosa. Io leggo.
E, dominando il desiderio di usarla impropriamente, appallottolo la lettera e la sfrango nel cestino; poi mi accorgo dello sguardo della fanciulla e spiego:
“Mia cara, ci hanno ritenuto per il deretano”
“What?” – dice lei, con accento un poco svizzero
“Catched by the ass” – traduco approssimativamente in lingua internéscional
“Ma va?”
“Essì”
“E io che mi figuravo…”
“Figuriamoci”
“E se fusse vero?”
“La verità è una” – dico, facendomi forza della recente lettura di Vangeli apocrifi
“E qual è?”
“Non cominciamo a fare gli scettici”
“Non abbiamo vinto?” – si lamenta lei facendo boccuccia; e allora io mi commuovo e mento:
“…Ma sì, ma sì”
“Abbiamo vinto?!” – saltella
“Ma sì, ma sì”
“Che bello, siamo una delle imprese migliori della Lombardia! Lo dirò subito alle mie amiche!” – fa lei, ed esce
“Rosamunda!…” – la chiamo
“Sì?” – dice lei affacciandosi
“…Del mondo!…” – le sorrido. E lei va via davvero davvero contenta.