Ultim’ora: l’insidia febbrile del conformismo


Accoppato il giovane terrorista responsabile della strage di Berlino; accoppato a Sesto San Giovanni, da una pattuglia di polizia nostrana; un poliziotto ferito. Ovvio, nessuno piange per la morte del ventiquattrenne terrorista, ma sentite l’agiografia conseguente.
La politicanza dice subito come questa uccisione sia l’evidenza che “lo Stato c’è”; la polizia come istituzione ed i due agenti in particolare vengono innalzati ad onori di gloria quali nemmeno i nostri fanti alla Bainsizza. Ebbè, ma è un successo, no? Cosa c’è che non va, benedetto io rompicoglioni?

Non va perché, state attenti:

Voi siete componenti l’equipaggio di una pattuglia di polizia in perlustrazione del territorio; sapete bene (tutti lo sanno, lo sapete anche voi) che chiunque non sia biondo platinato dalla natura, di questi tempi va guardato con sospetto (ancora non capisco come i terroristi non abbiano pensato a tingersi i capelli e schiarirsi un po’ quelle facce magrebine) e, vedendo in giro uno che c’ha la faccia proibita, giustamente lo fermate per una identificazione.

Costui, invece che uscire il permesso di soggiorno, usce un’automatica e vi spara. Voi che fate?

a) ve la date a gambe, col rischio quasi certo di essere sparati alla schiena
b) invitate il terrorista ad abbassare i toni accettando il confronto sulla base di un civile dibattito
c) ingaggiate una colluttazione a mani nude con le pallottole fischianti tentando di non provocar loro troppi danni
d) dato che siete armati, vi difendete con le armi.

Chi ha barrato a), b) e c) risponde con sterile sarcasmo, oppure è un cretino; ovviamente, ciascuno di noi – aggredito a pistolettate da uno stronzo scalmanato che oltretutto grida “Allah è grande” e dunque si identifica come fiancheggiatore, perlomeno, dei camionisti schiacciatori di passanti – capisce di trovarsi in un culo di sacco ed essendo armato, si difende con disperazione, sparando del pari; vorrei pure vedere pensasse ad altro. Lo comprendo e lo abbraccio fraternamente.
Ma è questo il segno che “lo Stato c’è”? Che la nostra polizia è mirabile esempio di professionalità ed ottimo addestramento? Ed è egli, il poliziotto vincente, un eroe, un agente eccezionale?

No; solo un cretino olimpico può sostenere una boiata del genere, ed ecco perché:

  • avremmo potuto considerare eccezionale lo Stato ed il corpo investigativo se, e solo se, il terrorista fosse stato identificato senza fallo dopo pedinamento appena varcata la frontiera ed una pattuglia in borghese l’avesse affiancato chiedendogli da accendere (sigaretta in mano, non pipa perché fa troppo investigatore) e così confuso, l’attentatore fosse stato ghermito con ferma presa di ju-jutsu e reso immediatamente inoffensivo, poi repente trasferito in luogo sicuro ove poterlo interrogare con severa pazienza, perché chissà quante ne aveva, da raccontare.
  • sarebbero stati gli agenti degli eroi e dei grandi professionisti se, per esempio, l’attentatore avesse preso in ostaggio una scolaresca, pistola alla tempia della maestra, e malgrado questa situazione di massimo pericolo, con una geniale manovra psicopoliziesca, uno dei due agenti fosse rimasto sotto tiro del criminale per distrarlo con domande sul Corano mentre l’altro lo raggiungeva da retro zompandogli poi addosso felinamente e disarmandolo con un preciso colpo di Krav Maga e poi assestandogli (così, bisogna pur sfogarsi un po’) alcuni punitivi calci in culo alla contadina.Ma metti che io, mentre guardo nelle vetrine natalizie la perfezione dei manichini femminili pensando quanto sarebbe bello fossero ragazze vere, venga assalito da un energumeno che mi grida “t’ammazzo t’ammazzo maledetto crociato”; che farei? Che fareste voi? Lo spavento e la sensazione di trovarsi in una situazione di massimo rischio mi renderebbe (vi renderebbe) estremamente reattivo e potrei utilizzare a mia difesa la borsa portadocumenti, il telefono portatile, le chiavi dell’ufficio e perfino la copia del modello 740 con effetti anche potenzialmente letali per l’assalitore; sarebbe del tutto comprensibile, e peccato per l’amico che fa degli scherzi così scemi di questi tempi. Intendo dire con ciò che i nostri due poliziotti, a cui va la solidarietà in questo bel caso, si sono comportati non in modo “eccezionale”, ma nell’unico modo possibile, nella situazione di merda in cui si erano trovati. Non “bravissimi”, dunque, e nemmeno “bravini”, perché tutto ciò che hanno fatto è stato riuscire a non farsi ammazzare, ammazzando loro l’assalitore; e grazie al cacchio: vorrei pure vedere.
    Lo “Stato” c’entra come la marmellata sulle scarpe, no dico.
    “Onore” e “rispetto” e “gloria” risparmiamoli; sennò quando potessero servirci ci accorgeremmo che nel piccolo magazzino della nostra emotività da ragazzini, non ne troveremmo più.