Un poco di storia della religione


Ovvero quattro passi nel delirio, ma non il mio.
Caro popolo, parecchi anni fa nabbe in Galilea, o in Palestina, s’è mai capito bene, un figlio di Dio che si putatì d’un tal Giuseppe falegname come pochi altri, come nessun altro in una terra dove non ci sono gli alberi.
Egli, appena nato, frignò in aramaico delle frasi tipo io io io sono la carne e il vino, traversa me e sarai salvo, il regno dei cieli non è per terra, amati te come me e lui, e tu l’hai detto quello che dico io.
Giuseppe, preoccupato, fonò il pediatra. Egli (il pediatra) profferì: – Questo bambino è strano forte: sei sicuro che il biondone che l’altr’anno girava da queste parti qua non fosse un arcangelo, o Giuseppe? – Giuseppe restò lì senza dir parola, ma si vedeva che penava; il pediatra se ne andò.
La moglie di Giuseppe era la madre del piccino (che dalla greppia continuava a far miracoli trasformando il bue nell’asino e viceversa) e assicurava che lei (la Vergine) era vergine, del che Giuseppe non si dava ragione perché erano sposati da un po’ e la rivelazione gli suonava un tantino offensiva; ella raccontava una assai curiosa storia:
-Un bel giorno – diceva – che tu, o Peppe, eri al lavoro nella tua bottega, proprio il giorno che ti sei piallato il pollice, entrava nella nostra casa una grande luce e un arcangelo, almeno così ha detto, che mi annunciò l’imminente nascita di nostro (mio e non ho capito di chi) figlio di dio (dimenticavo, c’era anche dio, che ci guardava) e poi non ricordo più niente che è meglio.
Giuseppe era un uomo semplice, e sbottò in una serie di banali recriminazioni sulla madonna, che ancora nessuno sapeva chi fosse, poi andò in bottega a costruire croci.
Dopo alcuni tempi biblici, il Gesù Bambino diventò un Gesù Grosso e conobbe Maddalena, che faceva la battona sul biblico tra Nablus e Gesùralemme; ‘sta donna, per ringraziarlo ad egli, che ne aveva ostacolato la lapidazione per battoneria, lo seguì, e molti altri seguirono lei, così alla fine Gesù si trovò con un bel codazzo.
Non sapendo che fare ma non volendo deludere il pubblico, Geissì – come lo chiamavano confidenzialmente gli americani in pectore – guarì un cieco, che chiedeva la carità in Filistìa, e questi quando lo vide disse:
– Ma cosa t’impicci, io c’avevo tutto il mio giro d’affari da cieco, cosa vieni a scassarmi l’azienda, ma vai via, porco di un… – Gesù capì e subito andò.
Resuscitò un morto, poi dovette riammazzarlo subito perché non era quello il morto da resuscitare, ma quello era un morto che doveva proprio morire. – Scusate, rimedio subito – s’affrettò a dire Geissì, e riaccoppò il resuscitato.
Sanò un paralitico, ma questi appena sanàto lo menò duramente e lo derubò, perché da sano era un brigante, era.
Giuseppe, sconsolato, sparì dalla circolazione.
La Madonna, invece, no.
Allora Caifa – un sacerdote ante litteram, perché la religione nostra coi sacerdoti non c’era ancora, ma lui se ne fotteva e faceva il sacerdote lo stesso per la concorrenza – se ne ebbe a male non si sa bene perché e prese provvedimenti: prima maledisse, poi porconò, quindi acchiappò Gesù e lo fece conciare per le feste, di Pasqua, perché a furia i tirarla lunga s’era arrivati a Pasqua.
Anche Anna – che non era una bella gnocca ma un sacerdote pure lui, e non si sa quanto ricchione – s’incazzò da maledetti; chissà cosa gli passava in quella capoccia da prete, e fece frustare Gesù.
Gesù, poveraccio, séguitava a dire: – sono il figlio di dio, e sono il figlio di dio! – e quelli: “ma bene!” e giù botte.
Lo portarono a calci in culo dal Governatore della regione, che si chiamava Pilato.
Pilato profferì: – …‘Rtacci, stavo a magna’…
– Crucifige! – gridarono gli astanti.
– Eh? – chiese Pilato, che era diventato Governatore solo grazie alla cugina della zia di sua moglie che era compagna di classe della figlia naturale del prevosto amico di un segretario del capo stalliere della villa di Arcores, e non aveva studiato il latino.
– Faje er culo! – tradusse la folla.
– Ah. E vabbè – disse Pilato e, andandosene, se ne andò.
Gesù venne quindi crocefisso secondo le regole, nulla da eccepire, roba romana, precisa, pulita, lineare, anzi: cruciforme, ma bellina proprio, la targa sopra, tutto; ma Gesù ebbe a ridire, e risorse. Risorse parecchio, inizialmente a intervalli, poi più rapido, infine non fece che quello, il resuscitamento diventando per lui un’ossessione tipo la falegnameria per Giuseppe o gli arcangeli per la madonna.
Lo spirito santo, di cui non avevamo ancora parlato, si manifestò come una colomba, e invece era lo spirito santo; nessuno ci capì un bel cazzo e ci furono alcuni tiri a vuoto perché la colomba sapeva volare divinamente bene. Gli apostoli, che erano della gente varia ma cocciuta – rimangono famosi i pescatori del lago di Tiberiade che tiravano su le reti per miracolo e dentro, invece dei miracoli, c’era il pesce, pensa, ma loro continuavano a pescare i miracoli lo stesso – gli apostoli dissero: non è morto.
E chi se ne frega – dissero altri; ma questi, cocciuti, ripetevano e dai e dai: non è morto, non è morto, non è morto.
Ma chi? – chiesero infine alcuni.
In fondo, non saprei – risposero gl’apostoli; difficile definire le cose in modo esatto, come sapete.
Intanto Cesare Ottaviano non era certo lì per queste sciocchezze, e faceva la guerra agli Ittiti schiacciando Ittita per Ittita com’era costume dei Romani; l’impero si espandeva e il culo dell’arcante si faceva sempre più grosso per sedersi su un impero altrettanto grosso. L’imperatore ne era capace.
Il mondo allora era diverso; avete presente i dinosauri? I dinosauri non c’erano; forse non c’erano più neanche gli smilodonti, comunque però il mondo era diverso. Per andare da Iaiafat, mettiamo, a Cafarnese, si doveva prender su le scarpe e ohòp ohòp, ci mettevi due mesi; non dico arrivare a Brindisi che non ti bastava la giovinezza; e poi c’erano i banditi sulla strada e tanta altra brutta gente: – “I banditi!” – “Mani in alto, ricchi stranieri, fuori i soldi! Uccidili tutti!” – “No, no!”.
E andar per mare non ti facilitava le cose: – “I pirati!” – “Mani in alto, ricchi stranieri, fuori i soldi! Annegali tutti!” – “No, no!” – Tutti i giorni così.
Insomma non era un bel mondo. E perciò nabbe Gesù, un uomo buono e compassionevole che, tanto per cominciare, odiava i Filistei; chissà perché; i Filistei gli stavano proprio sui coglioni; chissà: forse da bambino un filisteo cazzone gli aveva ciulato la prima morosa; o magari un filisteone grosso gli fregava la merenda di corteccia di cedro con su la segatura che suo padre gli metteva nella cartella di legno, la mattina. O che altro può essere successo, solo dio lo sa, e dio era un altro che c’aveva le sue antipatie e le sue simpatie e tutto sommato era meglio essergli antipatico che caro come Giobbe o Abramo. Perciò i Filistei non se la passavano poi tanto male, ridevano, giocavano al whist, applaudivano gli spettacoli di Gesù e andavano a letto.
Intanto l’Imperatore Tiberio era un tipo con cui mica tanto scherzare; aveva già inculato i tessalonicesi e si apprestava a far pisciare la guarnigione nel lago di Tiberiade, se solo Gerusalemme avesse avuto da dire sulle decime. I centurioni calcavano con le caligae le dure pietre di Galilea, e ogni tanto si azzoppavano; non pioveva da sedici secoli; la stella cometa aveva fatto stremire fin le palme da dattero che non facevano più gli stronzoli dolci, come si diceva in aramaico, e le locuste si erano attendate appena fuori le mura, in vista del prossimo raccolto di quattro graspi secchi. Non erano tempi belli, e perciò nabbe Gesù. E poi morì.
Finalmente morto che ebbe, Gesù divenne famoso. Tutti dicevano: era qui poco fa, urca ha appena girato l’angolo sennò lo vedevi, eccolo là eccolo là accidenti peccato è cascato nel tombino sennò lo vedevi, era là adesso ma adesso non c’è più. Tutti lo vedevano, ma tutti gli altri no; quelli che non lo vedevano però ci credevano, dicevano: l’ho quasi visto, diobòno, se non era per la nebbia… poi, seguitando la storia, tutti dissero semplicemente: eccolo qua, e indicavano una statuetta. Bisogna capirli: Gesù sembrava lo facesse apposta, si sentiva un “cucù!” e una pernacchia, ma non si vedeva niente. Allora i guardoni, delusi, lo sbignavano in effige, in legno o ferro assortiti, e poi più tardi in plastica e così gli andavano in culo a lui e i suoi scherzi.
Però la statuetta non si muoveva mai e le turbe anelavano (la turba, sappiate, “anela”) una statuetta un po’ più attiva, e così nacque il papa. Il papa – cari alunni – era il vicario di cristo sulla terra, e se non sapete cosa vuol dire “il vicario”, andate a vedere sul dizionario. Se non sapete cosa vuol dire “sulla terra”, gettatevi a mare. Il papa comunque non si chiamava “ilvicario” e nemmeno “di cristo”, ma si chiamava il papa e basta. E avanza. Il papa dava l’ostia dicendo: – questo è il corpo di cristo – e gli altri gli dicevano: – ma no guarda, questa è un’ostia – e allora il papa si arrabbiava le vesti stracciandosi i capelli, diventava rubizzo e gridava come un porco scannato, tanto che gli altri subito dicevano – va bene va bene, è il corpo di Evaristo, stai calmo, due grammi di domperignone in siringa subito, buono buono, siediti e respira lungo, voi laggiù pronti col defibrillatore, ma guarda che caso -.
Tanta gente si assiepava a guardare tutto quel trambusto con il papa, era dai tempi di Maria Maddalena che non si vedeva una folla così a guardare; qualcuno cominciava già a organizzarsi con qualcosa da vendere.
E così vedendo ciò che capitava, anche la Chiesa si organizzò con qualcosa da vendere e per primis si mise a vendere il papa. “Papa, veduta in vendita” era lo slogan di quei e di questi qui tempi; per vedere il papa – caro popolo – da quel dì bisogna pagare.
Non solo, te lo fanno pure sudare; devi siringarti un pellegrinaggio da là a qua, ma a piedi veh, torpedone solo per moribondi che vengono a cercar la grazia (cioè pagano, e lo pigliano nel culo); gli altri pistonare a caligae, e schiaffeggiarsi un pochettino per penitenza. Ma io non ho fatto niente! – Penitenza lo stesso, bastardo peccatore bugiardo e un po’ stronzo, tiè, tiè! – (botte emendanti).
Quando che arrivi a Vaticanopoli: due giorni seduto in terra senza bere né mangiare, sennò va a finire che ci scagazzi tutta la piazza; poi all’improvviso: zac, Sua Eminenza si affaccicchia da una finestrina piccola, ma piccola, lassù lassù, in mezzo a tante altre finestrine che sembra di cercare la tessera del puzzle, e zazac, scompare. L’hai visto? Io no e tu? Boh, mi era sembrato. Ma no, era un uccello. Ma no era un aereo. Ma no era il papa.
“Torniamocene a casa” – dice allora tutta la turba turbata togliendo il disturbo.
Pensan così di potersene andare. Ma s’illudono: dio è ovunque, pure là.
Che siete venuti a fare, dunque, qua.