Etica del miracolo


Per prepararci al natale (minuscolo, perché è mica un nome come Natale Rossi, oéh: è il “santo natale” che già è santo, può benissimo sopportare il minuscolo) svelo un segreto che quelli della pastorella al confronto sono delle piazzate. State attenti bene: qua si parla di miracoli, mica birra:

Ad un mio amico hanno rubato il portafoglio. Egli vi teneva sventatamente conservato, oltre ai soliti fogli identitari ed alle poche banconote, un documento importantissimo e di enorme valore educativo; lo si sarebbe potuto definire: la chiave della cassaforte in cui è celata la risposta a millenni di dibattito universale sulla domanda: “perché”.
Talvolta, negli incontri ameni tra noi congiunti dalla vita, dopo un po’ di alcool ed additivi, l’amico, col moto di chi si gratta le natiche, prendeva il suo portafoglio e ne estraeva quel documento, prendendo poi a leggerlo in nostro beneficio (direi meglio: a beneficio del mondo che lo ascoltasse) e noi rimanevamo rapiti alle sue parole: egli possedeva la risposta, e noi ci accorgevamo improvvisamente di non essere più profani al cospetto dell’esistenza: finalmente sapevamo.
Quel documento ora è perduto, perduto per sempre. Ma, come un apostolo che Lo conobbe, io adesso mi sono convinto che non posso più nascondere entro me un tale tesoro, a rischio che la ferocia dell’esistenza mi ammutolisca anzitempo impedendovi di sapere, e dunque, confidando nella memoria che ancor non mi abbandona, lo disvelo all’umanità tutta così come il ricordo mi consente: eccovi quindi il segreto senza le sue mura:

Il documento era lo stralcio d’un breve articolo di giornale, l’estensore del quale – evidentemente un non-iniziato – aveva deposto la Grande Notizia senza avvedersene; l’articolo diceva, più o meno:

 
Miracolo a Lagostorto
INVESTITO DAL TRENO
RESTA INDENNE DELLA VITA
E privo delle gambe, che sarà mai
Lagostorto, Venerdì 13 Aprile
Ieri, in località Allago, G.C. tornava dal pellegrinaggio sulla Via Grazia e, giunto alla ferrovia, attraversava i binari ringraziando di essi il Signore. Improvvisamente, il rapido 131 proveniente da Cavaiòn del Cacchio, sbucava dalla curva della massicciata ed investiva l’uomo trascinandone le gambe fino a Lagodritto e deponendole poi appaiate e con le scarpe ben allacciate, alla stazione di sosta.
Il resto del pellegrino, rimasto dolorante ma vivo sul luogo dell’incidente, veniva raccolto da alcuni passanti e quindi trasportato a dorso di mucca verso il più vicino posto di medicazione dove i sanitari, riscontrando l’assenza degli arti inferiori e dopo averli vanamente cercati sulla e sotto la mucca, risolvevano di sviluppare l’ebanisteria della zona applicando al pellegrino dimezzato delle ottime protesi in legno di frassino privo di foglie, rametti e nidi di uccelli.
G.C., apparentemente sveglio dopo l’operazione, ha dichiarato: “ringrazio il Signore per avermi risparmiato la vita: è il più bel regalo che mi potessi attendere e ne sono ancora incredulo: l’avrò meritato? Spero di essere degno dell’attenzione che Dio ha voluto mostrarmi ed appena potrò, farò subito un altro pellegrinaggio sullo stesso percorso, così da ringraziare quel Signore di persona. Per ora, se Lo vede, gLi porti i miei rispetti devoti; grazie, grazie ancora! Evviva, evviva!”
Il pellegrino entusiasta sarà a breve dimesso dall’ospedale e la sua Grande Avventura con Dio è al vaglio delle autorità ecclesiastiche per la determinazione dell’autenticità del miracolo, su cui, comunque, non paiono esistere dubbi, grazie al Cielo. –
MB
 
 
Ecco: ho parlato. Sono financo commosso.
Niuno, credo, potrà non comprendere il Grande Messaggio che quel breve scritto contiene. Io, per rispetto ad ognuno, non lo interpreto e lascio che tutti ne siano liberamente permeati. Mi assento silenziosamente, stanco e lieto per aver potuto dare al Mondo questo tesoro di cui la vita benigna mi aveva messo a parte.
Buona fortuna a tutti, e prendete sempre il treno da sopra.