Gl’Angeli del cacchio


Da ragazzotto ho fatto il volontario sulle ambulanze per il servizio notturno, sono stato dunque un “Angelo del soccorso se per caso ti fai male di notte”.

Memento bene cuma l’è ch’andavan lì le cose. Non appena arrivava l’allarme incidente (s’intendeva con ciò ogni possibile spargimento di sangue), tutti i presenti – maschi, femmine ed incerti – si accalcavano presso la squadra di servizio composta da tre angeli questuando ad essa la sostituzione; “vado io, dài, fammi andare a me!”. Se invece veniva comunicata la necessità di un trasporto (e cioè il trasferimento di malaticcius communis da casa ad ospedale o viceversa) si spargeva una nicchiatura generale ed era la terna di turno a mendicacchiare un “vuoi mica andare tu? Dài, vai tu…”.

Perché accadeva ciò? C’era forse del sadismo emofilo in quei bravissimi giovani cittadini?

No, rassicuratevi: è molto più brutta. Ma dobbiamo pur dire ai bambini come stanno le cose. Allora, bambini: anzitutto, Babbo Natale non esiste. E poi sappiate pure che quando qualcuno si adopera in un modo che apparirebbe tanto tanto, proprio tanto altruistico, se osserverete bene capirete che la sua motivazione è in gran parte riflessa. Egli guarda sé far qualcosa di commendevole e si commenda, e questo è molto bello da vedere, allo specchio.
Ed allora, egli si sente più migliore nel pensarsi soccorrente un pluriferito che senza di lui sarebbe prossimo allo spaccio, piuttosto che raccattare una vecchietta scaracchiante dal tinello e portarla al reparto dialisi, o beccar su un semicadavere dalla corsia e farsi sei rampe di scale all’unico scopo di permettere ad uno sconosciuto di schiattar nel letto suo. Nell’incidente invece tutti ti guardano arrivare, e tu scendi che pari davvero l’angelo, sembri saper fare il miracolone risolutore, è tanto suggestivo e spettacolare il tuo intervento che ti senti puro buono disinteressato e bello perfino tu. Si chiama lussuria.

Ma sto allora affermando che gli Angeli non esistono?
Ecco, non esistono. Dunque non diciamolo. Ma soprattutto non vogliamolo dire, perché ognun di noi sa quant’è bello esporsi sul proscenio ad aver l’applauso, e chi dice che non è vero mente, cioè “lo vuol dire”.
Se non mente, allora crede a Babbo Natale che – come abbiamo detto – non esiste, ad allora è, o vuole essere, un bimbo. Quel bimbo che tutti raccomandano di essere per non guardare le cose come sono, che così come sono sembran brutte.
Ma non sono brutte, ragazzi: sono la vita. La vita è fatta così, piena di imperfezioni, ed i bambini (per primi i giornalisti, che sembrano poter crescere mai) prima o poi dovranno ben diventare grandi ed imparare a voler bene alla vita come è, pure se imperfetta. Pensate: alla fine si muore; più imperfetta di così…

Dunque, gli angeli non esistono; esistono solo persone che, sebbene più che altro per vanità, agiscono in modo di esser d’aiuto. E allora, in fondo, meno male che sono un po’ vanitose e che quella vanità li fa muovere, a volte gli dà proprio coraggio; meno male, sennò chi mi viene a prendere mentre sto bloccato su una parete settimo grado e si sta pure rannuvolando: l’angelo custode, che è puro e disinteressato come nessuno di noi?

L’aspetti un pezzo.

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