Razzismo etico


romano-antico

Si dice spesso che l’Antica Roma non fu razzista perché inclusiva; ebbene: questo è un errore concettuale.

Cos’è infatti il razzismo? È il ritenere un popolo superiore agli altri popoli per le sue proprie esclusive caratteristiche. Nella nostra identificazione del razzismo con il credo fideistico di quei poveri coglioni sottosviluppati dei nazisti, noi pensiamo subito al colore della pelle od alla forma del cranio, alla natalità d’origine, alla provenienza antenata, ma tutti questi sono epifenomeni di risibile importanza: non è questo, il razzismo.

 Il razzismo, quello vero, è proprio nell’idea Romana di Romanità. Perché Roma pensava agli altri popoli come barbari di nessuna importanza ed, una volta fatti dei prigionieri sul campo di battaglia, qualunque fosse il grado od il valore del combattente essi diventavano servus, schiavi, delle cose e non più degli uomini; qualunque straniero era nulla a confronto di un civis, un Cittadino Romano ed aveva nessun diritto essendo equiparato ad un animale o ad un oggetto.

Dunque Roma era razzista? Certamente: era super-razzista; il razzismo Romano era, a confronto di quello plebeo ed epifanico dei popoli germanici, sommo ed universale; imparagonabile.

 E perché mai? Anche i nazisti pensavano agli Ebrei come a delle cose e non degli umani; anche i germanici facevano distinzione tra sé e gli altri. E non è forse lo stesso modo di considerare il razzismo?

 No. Perché i germanici avevano una idea di “razza” basata sulle caratteristiche umane, e dunque distinguevano sì, ma con delle varianti: gli olandesi erano considerati parenti (con grande scandalo di mia zia olandese che i tedeschi non li poteva soffrire) così come, pur se un po’ meno, gli inglesi; i polacchi e gli slavi invece no, malgrado l’apparenza, i mediterranei… così così mentre gli ebrei, pur biondi quanto volessero, no assolutamente.
E per i germanici – povere anime inferiori – una prole mista era inquinata ab origine; il figlio di un tedesco e di uno slavo non era un vero tedesco e mai sarebbe potuto esserlo. Così ragiona anche oggi l’America, la cui popolazione bianca è infatti composta in maggioranza proprio da sassoni; non anglo-sassoni, ma da veri sassoni, cioè da germanici, che furono i coloni più abbondanti nella prima fase di insediamento europeo.

 Ed invece il razzismo romano era molto, molto, molto più puro, esclusivo, radicato, forte e cosciente.
I Romani non consideravano alcun altro popolo come più o meno simile a loro perché non si ritenevano una “razza” in quanto “nati nell’Impero”, ma in quanto “appartenenti all’Impero”. L’Impero, e cioè Roma, era insomma talmente grande cosa, così radicata coscienza, da nobilitare il Romano, come una sacra unzione, per il solo fatto di appartenergli.

Ed allora non sarebbe stato certo un banale miscuglio di sangue a poter mettere in crisi quella concezione divina della appartenenza; come avrebbe potuto un individuo, per il solo fatto di essere barbaro (e cioè nulla) inquinare con la propria essenza (e quale?) la sacralità di Roma? Potete, voi càccole, dare problemi a Dio?

Era invece Roma, con la sua divina potenza, a poter rendere Romano a tutti gli effetti pure chi non era nato nel suo immenso ventre; Roma poteva accogliere chiunque perché poteva trasformare chiunque da nulla a parte di sé, da uno zero al Tutto, e con una sola parola: civis.
Ogni barbaro di qualunque colore e forma, ogni mezzo straniero poteva diventare civis, e perciò parte di Roma; ed allora scalarne gli onori fino a diventare Imperatore, come il mezzo africano Settimio Severo (nato Romano, ma misto di sangue) o generale, come Stilicone, il germanico che combatté i Goti.

E quindi, amici razzisti, se davvero vi considerate superiori, siàtelo; ma per davvero, però: non come quei paria tremebondi dei germanici che stan lì a misurare comicamente i nasi, bensì alla romana, da Grandi Spiriti.
E sappiate che quei sommi razzisti dei nostri antichi, includevano proprio perché sapevano di essere grandi.
Chi è sicuro della propria grandezza sa che niente e nessuno può scalfirla: può solo diventarne parte. È questo, o ragazzi, il vero razzismo: il suo contrario.

In poche parole: il vero razzismo è considerare gli altri così insignificanti da avere nessuna influenza su di noi ed invece poter essere modificati dal semplice contatto con la nostra Grandezza fino a diventarne parte. – ‘Sti Romani, neh?

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