Opinioncelle


DIO UNESCO

Speriamo si possa dire, che chiunque creda in una divinità talmente storta da occuparsi del voto sulle risoluzioni UNESCO e non, ad esempio, dei terremoti (ovvero a non provocarli, i terremoti) è un imbecille di una grandezza talmente sesquipedale da indurre quasi all’ammirazione. Ne tengano conto i suoi elettori, prima di finire travolti dall’immane sisma che tutta quella carica di imbecillità concentrata in un così piccolo spazio cranico può provocare.

 BUONI PROPOSITINI DI NATALE

Speriamo si possa dire pure che chiunque creda di poter costruire un ponte chilometrico al costo di innumerevoli miliardi pubblici in un Paese che non la finirà mai di crollare sotto i terremoti, ammazzando i cittadini come mosche e distruggendo opere d’arte plurisecolari, ed oltre a questo un Paese ove cascano come pere anche i cavalcavia ammazzando i cittadini come mosche, o è un imbecille di pari sesquipedalità od un cazzaro di ammirevole truffaldino apicale livello. È talmente ovvio pensare che quei miliardi servirebbero e alla ricostruzione e soprattutto alla messa in sicurezza degli edifici prima di nuovi terremoti (che arriveranno), che nessun essere sopra i due anni può capire come si possa pensare ad altro e non a questo. Ne tengano conto gli elettori, prima di finire anche loro travolti dal solito terremoto che non solo la divinità dispettosa, ma pure il politicante cialtrone provoca.

Sì, NO, FORSE, MAH, BOH

Non siamo in ritardo: possiamo ancora informarci. Visto che bisogna votare, dico. Ricordate il referendum “sul nucleare”? Parlavano di millisievert, di nuclei d’uranio, di Rad, di röntgen, di tempo di decadimento: non si capiva un cazzo. Tutti hanno votato per chiudere le centrali, ma un giorno prima di Chernobyl avrebbero votato per tenerle aperte; d’altronde per informarsi almeno un pochino ci volevano almeno quattro anni ed una ventina di esami universitari.
Stavolta però non è così difficile: fatto salvo che ci si potrebbe leggere la Costituzione vecchia e quella nuova ed anche senza essere costituzionalisti verrebbe subito all’occhio che quella vecchia la capisce anche un animale mentre quella nuova nemmeno un costituzionalista, sappiamo che nessuno, manco ne andasse della sua vita, è disposto a farsi uno studietto del genere. Però informarsi si può: Marco Travaglio – Silvia Truzzi: “Perché no” – Paper First editore. E sul “sì”? Sul “sì” guardate la tivvì.

MACRO E MICROCOSMO

All’America Prodi non piace. La Clinton, volevo dire. C’ha della maestrina stronza, sbotta come una amazzone ubriaca, ha idee non propriamente democratiche (ma è americana: che ne sa, poverina) e nemmeno propriamente repubblicane (come sopra); sorride a cento denti, e questo va benissimo, per un americano elettore, ma certo a lei non basta. Quell’altro è una canaglia, un costruttore amico degli amici, uno zozzone, un paranoico megalomane che si è fatto costruire in giardino una tomba a forma di piramide, o qualcosa del genere, ma Prodi agli americani proprio non piace. La Clinton, volevo dire. Gli americani, gente un po’ così, sempliciotta, dicono: “eh! Piutòst che chel lì, vóti ‘l piutòst!” (gli americani parlano una lingua diversa dall’inglese britannico e più simile al brianzolo). Ne tengano conto, gli elettori americani, del microcosmo dico, prima di far schisciare il pulsante nucleare a quel pirla lì, magari perché ci inciampa sopra.

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Bollettino di guerra n° 2: “Siamo in guerra”.


Fallimenti, insolvenze, truffe, concorrenza sleale, offerte sottocosto, ordini rimandati, rarefazione del mercato, crescita delle spese, rischio sui fidi bancari, nessuna buona prospettiva per il futuro – lavorare, oggi, è divenuto un incubo che provoca scoraggiamento.

Non bisogna mollare, certo, si deve resistere, resistere, resistere ad ogni costo, ma il morale delle truppe e basso, è basso, è propriobbàsso.

Fortunatamente, io ho in ufficio la reincarnazione femminile del Generale Cadorna, ed ella sì che dà di sprone. “Fortunatamente”, oddìo: diciamo “guardacaso”, ecco; o magari “pensunpo’”, ma è meglio che dica “fortunatamente” perché questo computer arriva anche in ufficio, resta lì, e magari io esco.

Con Cadorna si viene fucilati anche per molto meno.

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Razzismo etico


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Si dice spesso che l’Antica Roma non fu razzista perché inclusiva; ebbene: questo è un errore concettuale.

Cos’è infatti il razzismo? È il ritenere un popolo superiore agli altri popoli per le sue proprie esclusive caratteristiche. Nella nostra identificazione del razzismo con il credo fideistico di quei poveri coglioni sottosviluppati dei nazisti, noi pensiamo subito al colore della pelle od alla forma del cranio, alla natalità d’origine, alla provenienza antenata, ma tutti questi sono epifenomeni di risibile importanza: non è questo, il razzismo.

 Il razzismo, quello vero, è proprio nell’idea Romana di Romanità. Perché Roma pensava agli altri popoli come barbari di nessuna importanza ed, una volta fatti dei prigionieri sul campo di battaglia, qualunque fosse il grado od il valore del combattente essi diventavano servus, schiavi, delle cose e non più degli uomini; qualunque straniero era nulla a confronto di un civis, un Cittadino Romano ed aveva nessun diritto essendo equiparato ad un animale o ad un oggetto.

Dunque Roma era razzista? Certamente: era super-razzista; il razzismo Romano era, a confronto di quello plebeo ed epifanico dei popoli germanici, sommo ed universale; imparagonabile.

 E perché mai? Anche i nazisti pensavano agli Ebrei come a delle cose e non degli umani; anche i germanici facevano distinzione tra sé e gli altri. E non è forse lo stesso modo di considerare il razzismo?

 No. Perché i germanici avevano una idea di “razza” basata sulle caratteristiche umane, e dunque distinguevano sì, ma con delle varianti: gli olandesi erano considerati parenti (con grande scandalo di mia zia olandese che i tedeschi non li poteva soffrire) così come, pur se un po’ meno, gli inglesi; i polacchi e gli slavi invece no, malgrado l’apparenza, i mediterranei… così così mentre gli ebrei, pur biondi quanto volessero, no assolutamente.
E per i germanici – povere anime inferiori – una prole mista era inquinata ab origine; il figlio di un tedesco e di uno slavo non era un vero tedesco e mai sarebbe potuto esserlo. Così ragiona anche oggi l’America, la cui popolazione bianca è infatti composta in maggioranza proprio da sassoni; non anglo-sassoni, ma da veri sassoni, cioè da germanici, che furono i coloni più abbondanti nella prima fase di insediamento europeo.

 Ed invece il razzismo romano era molto, molto, molto più puro, esclusivo, radicato, forte e cosciente.
I Romani non consideravano alcun altro popolo come più o meno simile a loro perché non si ritenevano una “razza” in quanto “nati nell’Impero”, ma in quanto “appartenenti all’Impero”. L’Impero, e cioè Roma, era insomma talmente grande cosa, così radicata coscienza, da nobilitare il Romano, come una sacra unzione, per il solo fatto di appartenergli.

Ed allora non sarebbe stato certo un banale miscuglio di sangue a poter mettere in crisi quella concezione divina della appartenenza; come avrebbe potuto un individuo, per il solo fatto di essere barbaro (e cioè nulla) inquinare con la propria essenza (e quale?) la sacralità di Roma? Potete, voi càccole, dare problemi a Dio?

Era invece Roma, con la sua divina potenza, a poter rendere Romano a tutti gli effetti pure chi non era nato nel suo immenso ventre; Roma poteva accogliere chiunque perché poteva trasformare chiunque da nulla a parte di sé, da uno zero al Tutto, e con una sola parola: civis.
Ogni barbaro di qualunque colore e forma, ogni mezzo straniero poteva diventare civis, e perciò parte di Roma; ed allora scalarne gli onori fino a diventare Imperatore, come il mezzo africano Settimio Severo (nato Romano, ma misto di sangue) o generale, come Stilicone, il germanico che combatté i Goti.

E quindi, amici razzisti, se davvero vi considerate superiori, siàtelo; ma per davvero, però: non come quei paria tremebondi dei germanici che stan lì a misurare comicamente i nasi, bensì alla romana, da Grandi Spiriti.
E sappiate che quei sommi razzisti dei nostri antichi, includevano proprio perché sapevano di essere grandi.
Chi è sicuro della propria grandezza sa che niente e nessuno può scalfirla: può solo diventarne parte. È questo, o ragazzi, il vero razzismo: il suo contrario.

In poche parole: il vero razzismo è considerare gli altri così insignificanti da avere nessuna influenza su di noi ed invece poter essere modificati dal semplice contatto con la nostra Grandezza fino a diventarne parte. – ‘Sti Romani, neh?

Fare la faccina


Si sa che ormai la faccina non si chiama più così, si dice “emòticon”, così come si dice (e nessuno sa ‘cazzo sia) “capital gain”. Un tempo la faccina aveva però un senso: era una invenzione grafica. Siccome era una invenzione, oggi ci hanno impedito di reinventarla; come? Mettendola “di default” (o di capital gain) su tutti gli strumenti di chiacchiera, dai siti d’incontro (sòccial) ai telefonini “(smàrfon). C’è già lì, la faccina, devi solo compulsarla coattivamente, fai “clic>” (non “pigiare”, neh, sennò non si capisce più niente) e ne trovi a milioni: sorridenti in tutte le sfumature, incazzate in tutte le sfumature, scoglionate in tutte… insomma ci siamo capiti. Non devi più dire una minchia, fai “clic” e la faccina parla per te. Vuoi salutare? E fai clic. E la faccina saluta, àgita pure la ghigna infame che tiene, scuote ‘na mana sopra il cranio e gràtula l’interlocutore che ti risponderà del pari. Dialogo a faccine, porco quel tizio strano vestito anticamente e raramente perspicuo.

Ma ribelliamoci, no? – No. E’ tardi. Oramai anche i profondamente acculturati c’hanno l’abbitùdine allo clic, e ti faccìnano, e a te viene il nervoso e vorresti dire: ma parlami, porco sempre quello, perché mi fai questo, perché mi faccìni!

Sai com’è, una protesta così, adesso, ha un po’ il sapore della rievocazione della battaglia di Campaldino: la gente sorride, fotografa e va via dicendo: “sì, sì, ma che palle”. Però, se faccina dev’essere, io voglio almeno tornare all’antico modo; i segnetti sono lì ancora, quelli di un tempo (un par d’anni fa) ed allora usiamoli e facciamo faccine; facciamo:

 

Un riccio riccio

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Un’istrice (o un riccio stupito)

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Un dromedario

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  /I   /I

Una faccina, però da culo

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Un africano perplesso

  • I:(/)

Un cinese gigante seminascosto

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Zorro (solo il segno, la volpe è imprendibile)

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La stella cometa (molto lontana, lo so, ma d’altronde è una stella)

*<

Una cacca mimetizzata su un prato (attenzione, è proprio lì)

\/v£°%/vi\I@vviI/v%v°\/vJ/

Uno stormo di uccelli migratori (o, se capovolgete, un albero di Natale)

   VvVvvV 
     vVvv   
—    vV  —
        v   –

Una balena (vabbè, scherzavo: una chiocciola)

//_@_   

Dracula

~~~
O O
____
V   v

oppure Gesù, così:

   Q
 / . .\
/   o  \    L
    vv

Un tizio che legge (e fuma la pipa)

             \\\\
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      ”   ~
      M<

Il prossimo modello FIAT (mi pare la Gnàrfa)

_ / H \_
  O —– o

Cane e padrone (e Thomas Mann? – beh, ora non esageriamo)

                ~
? – ¬ °     .\
     ~     <_
/           (_
              /

 

Dice: “sì vabbè, ma ‘sta roba a che serve? Io metto le faccine per dare delle emòticonz, mica per fare i disegnini” – allora è peggio, dico io. Per dare delle emòticonz fai una rapina; vài in piazza e regala il tuo conto in banca al primo che passa; accoppiati con un ornitorinco di fronte al guardiano dello zoo (che le grida: “Maria, no, perché!…”); bùttati dalla finestra dell’ufficio sul Porsche nuovo del tuo capo; tàgliati un’arteria e spruzza di sangue il mercato rionale. Ma come pensi che quei segnetti possano dare delle emozioni? Sono segnetti. Ti sei emozionato quando li ho fatti io? E’ stato bello? Vogliamo accenderci una sigaretta?

Come non fumi: dopo tutto questo? E allora che razza di conformista sei?