“Ora diche… une… poesìe”


Eccomìncia la vacanza,
ma  però io quella stronza
sarannanni che l’aspetto,
con i fiori, qua di sotto.

Le telefono ‘gni giorno,
dall’ufficio e quando torno
poi l’anello col pietrisco,
serenate non riesco,
ma ci provo, e col trombone
canto, sotto il suo balcone,
l’ho invitata pure a danza:
non mi caga, la vacanza!

Diglie tu che son perbene,
ciò un lavoro che mantiene
c’ho la macchina col turbo,
poi non sporco e non disturbo,
c’ho i princìpi tutti in fila,
son del nord non della Sila,
non son brutto, ò un po’ di panza…
me mi serve, una vacanza!

Quando cerchi quella cosa
che si vede, non hai posa
ciai la faccia del bisogno
te la danno solo in sogno
che se invece ce l’hai già
tutti te la vònno da’
e t’insegue per la via
col contratto, l’agenzia.

Quando stavo bello a Monza
quant’ho fatto, di vacanza!
Ero giovane, spiantato
fannullone, squattrinato
e studiavo medicina
due minuti la  mattina
poi con grande spaparanza
mi mettevo già in vacanza;

era facile: perché
più non mi riesce, a me?
Che mi manca, ora che posso?
Cheè ‘sto fato che c’ò addosso?

Cari amici, gli anni conto:
siam sul viale col tramonto
del lavoro mai abbastanza
e col cazzo, vai in vacanza.

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