Civismo cristiano ed altri ossimori


 
Visto che il lìnco al vecchio articolino che era su un vecchio blog funziona no, io me ne fregacchio del linco e ci piazzo qua l’articolino vecchio come fosse nuovo, ma è vecchio, ricordarselo, vien prima di quello dopo anche se qui sembra che quello dopo venga dopo il primo e invece no: vien dopo quello che cè prima. Spero di essere stato chiaro, una volta tanto. Saluti.

 

Io normalmente diàlogo. Ma in certi momenti mi prendono dei fumi causa i quali rischio di commettere falli di reazione. Alla centesima scampanata parrocchiale delle sette del mattino di Sabato, sono sorto dal sacello appollaiandomi presso il telefono e pensando se potesse recare più dolore infilare sotto le unghie aghi arroventati ovvero strappare le orbite con un cucchiaio da caffè; mentre ascoltavo il segnale di libero nella cornetta, mi figuravo il campanaro acciecato e con le unghie piene di bastoncini, obbligato poi a lavorare come tutti noi.
La mia connaturata bontà ha però subito fatto sì che con un moto di coscienza io mi sia detto “va bene le torture, ma obbligarlo anche a far la vita di chi deve lavorare, oggi, sarebbe  troppa crudeltà” ed allora ho pensato che la morte fosse soluzione certamente più umana.
Con questa convinzione dunque, essendo io molto legalista, mi sono rivolto alle autorità ed è andata più o meno così:

(comando Vigili) – Pronto?
(ìnternet) – Porca troia, dico io, cosa aspettate a catturare quel campanaro delinquente e sprofondarlo nei sotterranei per una passata di ruota medioevale? Poi, il Sabato si raduna il paese, si fanno le salamelle e si ghigliottina il campanaro, stappando il moscato dell’altr’anno; dopo ci mettiamo in fila e andiamo a sputargli a turno sulla capoccia che sanguina nel cesto: uàh! Eh?
– Per una festa di paese dice? Mi faccia controllare… no Signore, non è prevista dal codice una festa così.
– Senta a me, buon uomo: il campanaro delinque. Voi dovete ucciderlo. Guardi, io il catechismo l’ho fatto e so come si fa: lo si piglia, giù una fracca di botte e poi, tac tac, chiodi, martello e hop, lo si tira su. È anche bello da vedere. Dài, un po’ di iniziativa: mica vorrete ammazzare solo quattro ragazzini drogatelli, no?
– Be’, coi drogatelli è più facile…
– E capisco, ma ormai c’è rènzi, facciamo un salto qualitativo!
– Mi rincresce, sa, ma la pena di morte per i campanari è abolita.
– Solo per i campanari?
– Sì.
– Bel problema. Vediamo un po’: se mi compro sul mercato arabo una carabina di precisione Mauser e gli faccio saltare le palle una ad una con proiettili a frammentazione, voi sareste un po’ comprensivi?
– Ci piacerebbe, però devo avvertirla che le palle del prete sono protette dai patti concordatari.
– O vacca. E se gli stipo in sacrestia due tonnellate di dinamite, così quel campanile di merda con su lo stronzo di campanaro conquista finalmente la Luna e facciamo contento pure Mazzucco?
– Signore, guardi, non si può; nemmeno per far contento Mazzucco.
– Vabbè, ma non si può fare niente di costruttivo, in questo Paese.
– Mi sa che ha ragione.
– E allora non mi resta che ascoltar campane di presta mattina uicchendiàle?
– Che le posso dire. Ma mi raccomando, non gridi bestemmie: se lei grida bestemmie, arriviamo noi con le manette e la giustiziamo per i reati di blasfemìa e gazzarra molesta.
– Pure.
– Eh. Le consiglio, dato che ormai è sveglio ed ha fatto catechismo, di far colazione con la comunione; vada là dal campanaro, almeno le campane le saranno servite a qualcosa.
– Lei doveva fare il filosofo, non il vigile.
– Me lo diceva sempre, la mia mamma.
– Scommetto che fa la perpetua.
– Come lo sa?
– Sono filosofo anch’io.
– Allora buona giornata, collega.
– Grazie, collega, fanculo anche a te.
– Din don, din don! – (campane a stormo).

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