Che tempi!…


Perché per sapere che tempo farà esiste tutto un servizio che invece non c’è per sapere che tempo ha fatto.

La scorsa semana tornavo belbello da là accà per dormire e viaggiavo in uno sfracello d’acqua che veniva dal cile – no: dal cièlo; era acqua che provocava grande sconcerto in chi cià paura a guidare, il di quale mi stava perciò dinanzi i coglioni che mi si gonfiavano come camere d’aria fino a pressioni preoccupanti; ma con rapide bestemmie avevo agio di detensionare il fenomeno confidando nel presto arrivo e relàcs.
Mam’ingannavo, perché una volta giunto in queste lande barbariche, il temporale passava da acquazzone ad uragano ed io scorgeva tra gocciolon e gocciolone dei cristi arrestati a bordo via e tappati nelle loro scatole, assolutamente tremebondi. Insultandoli in cuor mio, proseguivo baldamente.
Mam’ingannavo, perché una volta crollato dalla superstrada e curvo sulla rotonda, entravo nel lago, che non ricordavo essere lì dove anzi tempo addietro pareva esistere la strada che loca ad domus oppur prosegue inverso di lì ed, in altro lato, per il lago, appunto. Incuriosito oltremodo, seguitavo maschiamente alzando flutti.
Mam’ingannavo, perché l’auto iniziava un galleggìo inconsueto per un mezzo sì FIAT, e dunque ibrido per definizione nel senso di indefinibile, ma al postutto ancora terrestre, in teoria. Purtuttavia, con qualche congettura sulla effettiva moralità della Vergine, traevo le marce avanzando nel possibile.
Mam’ingannavo, perché repente sprofondavo in ciò che era manifestamente il fiume il quale, probabilmente sbagliando direzione ed alveo, c’era finito in alvo a me ed altri pochi sbelinati che, proprio come me, ritenevano di esser superiori alle forze di natura.
Non restava che l’urgenza di salvazione, e ad essa ricorrevo grazie a minacce severe rivolte direttamente a Dio Padre, il quale, intimorito, mi mostrava una predella di lavaggio auto che gli altri non avevano scorto perché probabilmente son meno cristi di me e non conoscono le esatte formule magiche. M’inerpico, sollevando l’auto con la forza di volontà che, quando m’incazzo, ha una discreta efficacia.
Arrivano i pompieri: “come state?” dicono – “una meraviglia” –  “ah, mai stato meglio” –  “sì insomma, manca solo una diciottenne di Vogue” – rispondono voci dalle auto a mollo che hanno formato una scogliera meccanica ai frangenti. I pompieri si allontanano, ma di poco, perché subito l’autopompa affonda e s’incaglia; “come state?” – domandiamo ai pompieri.
L’impatto visivo ha una sua cupa bellezza: un gruppo di naufraghi automuniti in mezzo ad un lago con vari affluenti, nel buio più totale perché oltre ai nervi è saltata anche la luce ed assistiti da pompieri in cerca di aiuto. Se c’era Christo, ci impaccava a tutti, e poi ci vendeva.
Quasi cinque ore di tale avventura, tempo in cui ci chiedevamo ‘cazzo sarebbe accaduto, e se le acque ci avrebbero presto sommerso e tanti saluti od un miracolino sbarazzino c’avrebbe permesso di rivedere i nostri cari. Io, che non c’ho i vostri cari, me la fumavo aspettando la fine dei tempi con dignità.
Mam’ingannavo, perché – come cazzo sarà mai si saprà – le acque iniziano un presto ritiro e ci sciogliamo dall’emergenza, felici di rivedere i propri cari (alcuni) ed i propri creditori (io). Fine dell’avventura; ma io c’avevo comunque l’asso nella manica: so nuotare. “Tògli, Dio, che a te le squadro”.

Parliamone

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...