Elèscion dèi


Quando si votava, tanti anni fa, cari ragazzi, era invalso l’uso di chiamare il giorno delle elezioni èlèscion dèi; che volete, eravamo ragazzini – sebbene per cause diverse – noi e quelli che andavamo votando. Voi non sapete cosa significhi “votare”; non ricordo più oggi a che repubblica siamo arrivati (la terza, l’ottava, boh) ma quando la repubblica si chiamava repubblica e basta, vi giuro, si votava; cercate il significato su Wikipedia. Ora però c’è il referendum, sapete; ecco: votare era una specie di super-referendum ed invece che solo su “sì” o “no” si vergava la ics da analfabeta su tanti simbolini, e perfino su dei nomi, pensate che roba. A noi grandi, pensare quei momenti vien la nostalgia, ma gli uomini mascherano la commozione con una certa brutalità; inoltre voglio fare ai posteri un augurio: quello di riuscire, un giorno futuro, a votare. Con augurante brutalità dunque, ripiazzo qua ciò che scrissi per un amico che faceva teatro a quei tempi, prima della sporca guerra coi gas asfissianti che ci ha portato in questo panorama da film postatomico. Ma non perdetevi d’animo: possiate un giorno votare anche voi. Resistete. Addio.


Personaggi:

L’Elettore
Il Presidente di seggio
Lo Scrutatore
Il Seggio
Il Candidato ombra
Il Carabiniere, o soldato, o poliziotto, o cazzo che è
L’Italia
I Boys
L’Agente segreto
Li Mortacci nostri

Interno di seggio elettorale. Il Presidente di seggio dorme su di una sèggiola, lo Scrutatore guarda dalla finestra, il Poliziotto si pulisce le unghie con la baionetta, entra l’Elettore.

L’Elettore: buongiorno, c’è nessuno? Sono un elettore
Il Presidente di seggio (svegliandosi): …di Sassonia?
L’Elettore: eh?
Il Presidente: ah, niente, stavo sognando… l’esame di storia, e poi… e quindi… (si ricompone) dallo scrutatore, si accomodi, è in anticipo
L’Elettore: in anticipo? Ma sono le dieci meno cinque!
Il Presidente (ancora insonnolito):  poffarre, davvero? E’ già finita la legislatura?
Lo Scrutatore (guardando fisso L’Elettore. Lo Scrutatore guarda sempre in modo fisso ed insistente):  a lei mi pare di averla già vista da qualche parte
L’Elettore: può essere, io ho già elettato da altre parti; mi avrà già scrutato pure lei, siamo gente di mondo. La scheda?
Lo Scrutatore: le schede. Trentadue. Oggi, lei sa, è lelescion dèi; breinstòrmin, devolùscion, bìsness, uèlfar, capitalghéin, impìccment, auariù?
L’Elettore: ma cosa sta dicendo?
Il Presidente (consegnandogli un pacco rilegato di schede): c’è anco il referendum. Cabina numero centoventi, sull’altro isolato.
L’Elettore: aspetti un momento: quale referendum?
Il Carabiniere, soldato, poliziotto o cazzo che è (svogliatamente ed in tono secco): quello sulla legittimità dell’elezione dei candidati appartenenti a confederazioni miste pur che siano da meno di dieci anni maggiorenni considerato triplo il conteggio schedario con l’aggiunta di (fischia) il botto!
L’Elettore: con l’aggiunta di cosa?
Il Presidente, Lo Scrutatore, Il Carabiniere (fischiano, in coro):  il botto!
Il Seggio (voce professorale amplificata dietro le quinte, gli altri si immobilizzano):  il botto. Vede, caro elettore, quando l’elezione con la proporzionale aggiunta al conteggio schedulato nell’uninominale fissa col recupero fognario è inferiore al cinque per cento della ritenuta a base mobile sul pié di lista, il candidato-ombra dietro la lista civetta lo piglia in culo; e allora il botto è inevitabile, naturale, capisce.
L’Elettore (guarda le schede sgomento):  ah… è naturale… beh, ma…

Entra l’Italia, ingresso da divina, accompagnata dai Boys

L’Italia: buongiorno, buongiorno a tutti! Oh, presidente, piacere di conoscerla! Caro, caro scrutatore! (al carabiniere): anche lei, complimenti! Complimenti! Che caldo!
I Boys (ginocchio a terra): ya – ya – yuuuhhhh!…
Il Presidente e lo Scrutatore (alternandosi, latino in coro):  L’Italia! Quale onore! Alleluia! Osanna! Mea culpa! Viva l’Italia, padre figlio spirito santo, rosa rosae rosae rosam rosa rosa… (si prostrano a terra)
Il Carabiniere (dando a l’Italia una pacca sul sedere): ciao troione.
L’Elettore (che si è mezzo inginocchiato in modo incerto): …omaggi, Signora…
L’Italia: ma lei è un elettore! E’ proprio vero? Un vero elettore, che emozione!…
Il Presidente (che si è rialzato, come gli altri):  è proprio un elettore, sì, vede? E ne abbiamo degli altri nelle altre sezioni! (rivolto a lo Scrutatore, che sta fissando l’Italia) Maurizio, valli a prendere!
L’Italia: oh, no, per carità, caro, caro, grazie oh non fa nulla… ma che bell’elettore, ma che bella sezione!… (guardandosi in giro) bravi, bravi… (il Presidente e lo Scrutatore si schermiscono vanitosamente, il Carabiniere si pulisce i denti con la baionetta e sputacchia)
L’Elettore: mi scusi, Signora…
L’Italia (voltandosi): sììì?…
L’Elettore: mi scusi, sono un po’emozionato, parlo con l’Italia nientemeno… io, cioè… davvero non pensi che poi… io li leggo i giornali, davvero… che poi non mi sia informato, sa, anzi, no, mi sono informato, anzi, i giornali… la tivvù pure, anche la tivvù, seguo… leggo i giornali e… davvero, e quindi… (s’interrompe imbarazzato)
L’Italia: ma dica, caro, caro, oh ma non è proprio il caso sa, oh ma dategli un bicchier d’acqua, con questo caldo, questa folla (ognuno degli attori si volta meccanicamente a guardare un altro), facciamolo parlare, che interessante, che interessante! Dica, caro, dica, aprite una finestra per piacere! Si sieda caro, e dica, ecco, comodo, dica, bravo, sì

L’Italia e L’Elettore sono seduti uno di fronte all’alto, un po’ discosti lateralmente dal centro del palco

L’Elettore: sì… grazie, è difficile, però… ecco io… – (al pubblico) che vergogna, non so chi votare, madonna, come glielo dico all’Italia, ma io non glielo dico! –
L’Italia (un po’ vaga, soporosa):  sììì?… (pausa, si guardano a lungo, l’elettore non sa cosa dire, poi sbotta stranito)
L’Elettore: ma lelelelmo di Scipio, di Scipio scusi?
L’Italia (vaga): cooomee?…
L’Elettore: no è che io, che noi l’abbiamo sempre vista con l’elelmo di coso, di Scipio, era Scipio no? In testa, non lo porta più? Ce lo aveva sempre, lo dice anche la canzone…
L’Italia: la canzonee?…
L’Elettore: non lo dice? Mi sembrava, è che da un po’ manco da messa, non che, però, che anche gli altri, anche se uno non ci va non è che poi ru… sia disonesto solo perché non ci va… che magari ci sono persone sempre lì e poi, la comunione e poi… uno esce fuori ed è ripulito così può ricominciare a… no? Non tutti, d’accordo, io non voglio mica, però… è un fatto che… con rispetto parlando…
L’Italia: sììì?…
L’Elettore (sbottando comicamente): io non so per chi votare!

Il Carabiniere si volta a guardarlo di scatto, gli altri fanno gesti d’angoscia, L’Italia è imperturbabile

L’Italia: sìì, dica caro, continui…
L’Elettore: io… io… non so per chi vovotare, per chi votare! Non ci ho capito niente che… io m’informo, non ci ho ca… i programmi! Dice ci sono i programmi, ma dove sono, tutti possono leggere il nostro programma, lo dicono la vigilia delle elezioni! Ci arriva a casa un libro sulla famiglia del candidato, non poteva, non poteva mandarci il programma se ce l’aveva, ci siamo letti il libro sulla famiglia del candidato, e adesso cosa votiamo, lo zio del candida…? Gli altri, manco il libro c’avevano! Nonon c’è contraddittorio! Se se Vostra Eccellenza…
L’Italia (ansimando pesantemente e barcollando): ah… ah…

Sul fondo della scena è apparso un foglio sul quale è disegnata, a grandezza naturale, una sagoma umana nera; si tratta, naturalmente, del Candidato-ombra. Potrà avere fattezze conosciute, meglio però una sagoma stilizzata, tipo bersaglio. Il foglio di carta disegnata sarà montato su un telaio e fatto entrare in scena tirandolo da una parte all’altra delle quinte con funi sottili mentre scorre su un binario disposto a terra.

L’Elettore: oddio, cos’ha? Oddio, si sente male? E’ colpa mia? Che ho detto? (L’Italia cade su un banco elettorale ansimando, l’Elettore grida) Eccellenza sta male?! Non faccia così, io… se è per quello voto, voto subito! Eh?! Datemi un seggio! (sconvolto) Chiamate un medico!

Nessuno si muove, nessuno mostra il minimo allarme né interesse; l’Italia si contorce, ansima e sospira sul banchetto, la scena acquista via via un senso marcatamente sessuale

Il Carabiniere: giovanotto, è la prima volta che vota, lei?
L’Elettore (agitatissimo): un medico! Faccia qualcosa! Chiamate l’ambulanza, il trecentotredici…
Lo Scrutatore: eh!… il 166 magari…
Il Presidente (sorridendo, un po’ maliziosamente): caro elettore, caro elettore, si calmi! Si direbbe che non ha mai… su, non è nulla di grave… via, prenda le sue schede, cabina centoventi, sull’altro isolato, non son cose da (ridacchia) preoccuparsi queste… per di qua, per di qua, venga l’accompagno…
L’Elettore: oddio! Ma cosa dice?! L’Italia sta male! Aiuto! Allarme!
Lo Scrutatore (ridendo come un bambino): allarme!… allarme!….
Il Carabiniere: obbiettore eh? Le si vedono queste cose! Tutta la vita a rifiutarsi di diventare uomini e poi, si guardi! Ah!
Il Presidente (conciliante): ma no, ma no, è che non ha mai… su, venga a votare…
Il Seggio (cantilenando liturgicamente, i personaggi si immobilizzano tranne l’Italia; le luci potrebbero essere abbassate): votare è inalienabile diritto e dovere del cittadino che ne abbia facoltà, si vota apponendo la propria ìcs autografa sul modulo prestampato recante simboli e nomi di o dei partiti, associazioni degli stessi, candidati civetta, ombra o fantasma (l’Italia grida fortissimo e ritmicamente) i quali saranno, nella peggiore delle ipotesi, trombati, potendo però poi ripresentarsi alla successiva tornata elettorale, belli freschi come una rosa anche dopo aver nel frattempo compiuto stragi con stupri e cannibalismo negli asili nido della vostra città.
Tutti (tranne L’Italia, in coro):  mistero della scheda!
L’Elettore (al Presidente, continuando la scena):  ma mi lasci! Che succede! Voglio salvare l’Italia!
Lo Scrutatore: questa poi è grossa.

L’Italia si sta riprendendo, si alza lentamente dal tavolino elettorale, è scompigliata e un po’ affannata; il Candidato-ombra è sparito dalla scena.

L’Italia: oh… oh… oh mio dio
L’Elettore: Eccellenza! Santità! Come state! Vi è passata? Sedetevi!… fate largo, fate sedere l’Italia!
Il Carabiniere: gliel’hanno già fatto…
L’Italia: grazie, grazie caro…
L’Elettore: Maestà… Vi sentite meglio? Volete un cordiale?…
L’Italia: ben gentile, non è nulla, caro, suvvia, lasciate che mi levi
L’Elettore: …un Ferro-China Bisleri, un doppio Kummel? una goccia di Soluzione Schumm? Un vermifugo?
Il Presidente: via, caro elettore, non insista: l’Italia sta benissimo; per qualche candidato ombra, non è proprio il caso di allarmarsi, no? Andiamo, l’accompagno alla cabina, venga, da bravo…
Lo Scrutatore: tenga, il pacco
L’Italia: un momento… cari… lasciatemi respirare!…
Lo Scrutatore: dicevo all’elettore, il pacco delle schede, Signora
L’Italia: ahh… meno male
L’Elettore (andando con Il Presidente): …ma cosa voleva dire con: “il candidato ombra”?

Il Candidato-ombra riappare sullo sfondo

Il Presidente: il candidato ombra? Ma caro elettore, il… (è interrotto da l’Italia che riprende gradatamente a gemere e contorcersi)
L’Italia: oh… oh!…
L’Elettore: Eminenza! Ancora?
L’Italia: Ohh!… OOOHHH!!!…
Il Presidente (tra sé):  questo dev’essere quello grosso che non gli piacciono i negri
L’Italia: ohh! La prego… piano, caro… ma non è la maniera… Oohhh!

La sagoma del Candidato-ombra cade di schianto a terra

Lo Scrutatore: infarto, oh. Uno di meno da scrutare.
L’Elettore: ma cos’è successo?
Il Seggio (Tutti immobili tranne Il Presidente):  beh, se l’elettore non capisce mai un’ostia andiamo proprio bene; si inizi con lo spoglio delle schede
Il Presidente: come lo spoglio delle schede? Le urne sono ancora aperte!
Il Seggio: per quel che valgono…
Il Presidente: no, no, le cose devono essere fatte secondo le regole, bisogna seguire la procedura, per finta magari, ma bisogna stare alle regole: e dove siamo!
L’Elettore (si rianima):  in che senso per finta?
Il Seggio: dàje…! Sì vabbè.
L’Italia: …Elettore… caro…
L’Elettore (accorrendo): Eccellenza, Maestà! Eccomi!
L’Italia: vorrebbe fare per me una commissione?…:
L’Elettore: per Voi!… Tutto, per Voi! Comandate mia Signora, sono il Vostro servo… (s’inginocchia, le luci si abbassano, tutti gli altri fanno sfondo e si immobilizzano, musica bassa: “La bella Gigogìn”)
L’Italia: ben gentile. Allora… caro elettore, è proprio indeciso sul voto lei?…
L’Elettore: io… no io…
L’Italia: non è che una ics.
L’Elettore: una… ics?… ma mi perdoni… con tutto il rispetto…
L’Italia: non c’è bisogno di saper scrivere… e un uomo colto come lei, elegante, che ha viaggiato…!
L’Elettore (come in confessionale):  non ho viaggiato tanto…
L’Italia: bravo, non creda sa?… è tutto uguale… sono solo problemi… (gli accarezza maternamente la testa)
L’Elettore: ma Voi che sapete tutto…
L’Italia: io? (ride) oh caro, caro grazie (è scossa dal riso che trattiene bonariamente) oh no, no caro, oh per carità!… (cerca di darsi un contegno) lei sapess… che bravo giovane… che bra… (scoppia a ridere sguaiatamente, sbroffando)
L’Elettore: Maestà…
L’Italia: maestà dei miei coglioni! Ah ah ah! (l’Italia si toglie la parrucca e la maschera: è Totò Riina; tutti i Boys indossano una coppola) eccomi qui, sono Aroun Arachide! Sono Fantomas! Vai a votare, minchione, o ti sparo in bocca!
Il Carabiniere (a l’Italia-Riina, sogghignando):  come va?…
L’Italia: buòno, Rafè, salutamm’a sòreta
L’Elettore: ma… ma… che succ… Maestà…
L’Italia (facendosi il verso):  caro!… caro!… (gli infila una pistola in bocca) e allora?
L’Elettore (parla con la pistola in bocca):  …Maeftà…
Il Presidente: mio caro elettore, mi permetta di venirle in aiuto in questa incresciosa situazione, che, lei mi consentirà, è stata provocata più dalla sua inesperienza che da un naturale precipitarsi degli eventi, come d’altronde lei può leggere nel testo dell’emendamento 17,5 barra bis alla legge 280 del 34 luglio 1802, me pare, boh… chiedo un attimo di pazienza all’Italia… caro elettore, mi lasci ricordarle che suo precipuo diritto in quanto libero cittadino è di decidere con suo voto personale, della politica del suo Paese (musica: “Va’ pensiero”) e delle sorti di esso magnifiche e progressive che si partono dalla gloria della storia perduta nei secoli di gloria… la gloria l’ho già detta? (la musica si interrompe)
Lo Scrutatore
: sì…
Il Presidente: com’è poi?…
Lo Scrutatore: …di una nazione di santi, navigatori…
Il Presidente: ah già, di una nazione di santi, navigatori, (la musica riprende) poeti, scherani, papi, scienziati, tricomorfi, abulerfi, odontoceti e altri che non mi ricordo… comunque dei quali lei può e deve andar fiero e può e deve perpetuar la gloria (stop musica; a lo Scrutatore): ancora la gloria? (lo Scrutatore fa segno di sì con la testa; la musica riprende) e bene dunque… perpetuar la gloria con l’apporto suo decisivo che si rende manifesto per mezzo de, pensa un po’: “il voto!”; (improvvisamente eccessivo, enfatico; la musica aumenta di volume) adunque o elettore! Disgiungi l’àlea del tuo cuore dalle ignare sponde e capitali! Fa’ che con esse salpi di tante e tante le memorie di cime immolate e che il fato le nàrri immoto! Ah, che dell’alma inverti, e poi e poi e poi! Dal firpo quindi allor che simil la fama traligna ordunque per le innevate vette e i calmi abissi trascoloran subendo l’onta seguace, di speme sì che l’ardore calca nel sacro dal suol magace e lanciando di tanto ostello rimembri il ferro amèno che tu no! (pausa. Poi la musica cessa; Il Presidente tornando improvvisamente normale e chinandosi su l’Elettore) se ha capito faccia di sì con la testa! (l’Elettore fa segno di sì con la testa, l’Italia-Riina gli toglie lentamente la pistola di bocca, fissandolo negli occhi, il Presidente si avvicina a l’Elettore a braccia aperte e tono bonario) e quindi, suvvia, caro elettore, in alto i cuori!…
Tutti, tranne l’Italia e Il Presidente (meccanicamente, coro):  sono levati al Signore!
Il Presidente: sì, sì, ma non confondiamolo… si faccia coraggio, voglio dire, ecco le trentadue schede, cabina numero centoventi, sull’altro isolato, vada, vada e si faccia onore!

Momento di stasi, tutti sono immobili, si abbassano le luci, l’Elettore mormora qualcosa, confuso e fa per avviarsi; entra L’Agente segreto con l’impermeabile, la lobbia e gli occhiali scuri; in mano ha una bomba con la miccia accesa. Quando non hanno battute, L’Italia e Il Carabiniere eseguono la controscena fingendo di parlottare e confabulare tra loro

L’Agente segreto: la metto qui?
Il Presidente: no, no per favore, la metta fuori

L’Agente segreto esce con la bomba

L’Elettore: allora io vado?…
Il Presidente (bonario): vada, vada!…

Fuori dalle quinte un’esplosione, un po’ di fumo entra da una quinta; fuori: grida che si accavallano; L’Agente segreto si affaccia dalle quinte

L’Agente segreto: salve. (exit)
Il Presidente: salve.
L’Elettore: chi è quel signore?

Il Poliziotto smette di pulirsi le unghie e scatta a guardare L’Elettore; fuori dalle quinte suono di ambulanze e grida, sempre più fiochi

Il Presidente: quale signore?
L’Elettore: quello che era entrato col cero in mano
Il Presidente: qui non è entrato nessuno
L’Elettore (indica le quinte):  ma…
Il Poliziotto (molto minaccioso):  vai a votare, ragazzo

L’Elettore si avvia verso le quinte, ma suona una campana a morto e davanti a l’Elettore entrano come in processione dei personaggi truccati da cadaveri, i volti pallidissimi e verdastri, le vesti lacere; sono Li Mortacci Nostri; L’Elettore arretra terrorizzato di fronte ai nuovi personaggi che avanzano verso di lui. Dopo l’ingresso drammatico, li Mortacci nostri si dimostreranno disinvolti e scherzosi.

Il Presidente (ai nuovi arrivati):  oh, finalmente!…
Uno dei Mortacci: eccoci qua
Lo Scrutatore: ed ecco le schede

Li Mortacci nostri prendono le schede, scelgono i pacchi, l’atmosfera è scanzonata e dinamica, un po’goliardica

Un Mortaccio: ossignùr quanta roba
Un altro Mortaccio (al primo):  e che te ne frega, tanto sei morto.
Un altro Mortaccio: ah ah
Un altro Mortaccio: che c’è, anche il referendum?
Il Presidente: sì
Un Mortaccio: ganzo!
Un altro Mortaccio (guarda una scheda in controluce):  guarda tutti i simbolini nuovi!…
Il Presidente: carucci, eh?
Un Mortaccio: la scheda a fumetti! Bellini proprio!
L’Elettore (è sbalordito e inorridito, balbetta, indica i Mortacci):  ma!… ma!…
Uno dei Mortacci: chi è quello lì?
Il Presidente: un elettore; caro elettore, le presento degli amici; amici, l’elettore
Uno dei Mortacci: …vero?
Il Presidente (lo rimira compiaciuto):  vero, vero… e anche un bell’esemplare!…
Li Mortacci nostri (vari):  beh, piacere… salve… complimenti… ehi, su con la vita!… accidenti, così giovane e ancora vivo!… ma non è un po’ verdognolo?…
L’Elettore (balbetta fonemi cercando meccanicamente di salutare):  gah… ghe…
Il Presidente (a L’Elettore):  la vedo un poco pallido, per caso non si sente bene?
L’Elettore: io…! io…!
Uno dei Mortacci: mi sa che alle scorse amministrative è rimasto nel loculo
Un altro Mortaccio: ma se è vivo!
Mortaccio precedente: ah già…
L’Elettore: ma non è possibile, ma non è possibile!
Mortaccio: eh?
Il Presidente: come dice?

Lo Scrutatore si sporge e piega la testa come fanno i cani, a scrutare L’Elettore

L’Elettore: non è possibile, non si può, è una cosa pazzesca!
Lo Scrutatore (al pubblico):  eh sì!
Un Mortaccio: e allora?

Il Carabinere guarda L’Elettore e gli si avvicina pulendosi un orecchio e poi rimirandosi il dito, L’Italia sbadiglia, I Boys sbadigliano subito tutti insieme, parla Il Seggio:

Il Seggio: semel in anno licet insanire!
Il Presidente (ispirato):  parole sante!…
Il Seggio: et temporibus servire necesse est
Il Presidente: quanto ha ragione!…
Il Seggio: vai vademecum tango
Il Presidente (annuendo gravemente):  certo, certo!…
Lo Scrutatore (tra sé, ironico):  cosa vuol dire aver studiato!…
Il Presidente (liturgico):  e dopo questa degna conclusione, cari amici, cittadini, italiani, elettori, orsù: andiamo in pace a votare!

Tutti, tranne l’Italia ed Il Carabiniere, si avviano

L’Elettore: (grida) no!
Tutti (si fermano e coro):  e perché?
L’Elettore: non… non si può, come si fa, è imposs… ma che… insomma… qua di elettore ci sono solo io!
Il Seggio: rara avis
Il Presidente (con ampio gesto):  andiamo, caro elettore, non vede quanti personaggi hanno le schede in mano?
L’Elettore: ma… ma… i morti non votano!
Uno dei Mortacci (accento siculo):  votano, votano…
Il Seggio (tonante):  credo quia absurdum est
Il Presidente (a l’Elettore):   …sentito?
Un Mortaccio (a L’Elettore, con piglio da padrone delle ferriere; mento alto, s’impone con lo stile di Gianni Agus):  Ma insomma: cosa dice lei? Come si permette? Lei lo sa con chi sta parlando? Io non solo voto, eccome, io, caro signore, sono anche proprietario di sedici società off shore a Cayman, Malindi, Bikini, Barbados, Arradùs e Marmalèk; società che fatturano complessivamente un miliardo di Euro, lo sa? E se va a vedere, non c’è neanche il telefono!
L’Elettore (impressionato): accidenti…
Il Mortaccio imprenditore: e mi sono fatto da solo sa caro signore? Mica la pappa pronta! Tutta la vita come fattorino e poi un bel giorno: il salto! Zan! Proprietario, padrone, ti-to-la-re! Una bella responsabilità per uno già morto! E mio fratello, che è lì lì alla Baggina, sta venendo su anche lui alla grande: ancora non è morto e ha già intestate quattro società nelle Filippine! Ha capito, lei?…
L’Elettore (intimidito):  pergiove, complimenti…
Un Mortaccio: ci abbiamo tutti mestieri importanti, io faccio l’amministratore delegato!
Un altro Mortaccio: io l’addetto Radar di Ustica!
Un altro Mortaccio: io il banchiere cristiano osservante!
Un altro Mortaccio: io il…
Gli altri Mortacci: SSSTT!!!
Il Mortaccio precedente (sottovoce):  ah già, non è ancora uscita, urca boia, a momenti…
L’Elettore: ma è incredibile… però, beh, se serve alla Patria…
Un Mortaccio: altrochè se serve
Un altro Mortaccio: insieme ai moribondi siamo dei benemeriti, siamo
Un altro Mortaccio: se non ci fossimo noi… Eh eh eh!
L’Elettore: ma come fanno a contattarvi?
Un Mortaccio: uéh, siamo scomparsi, mica spariti!
Tutti i Mortacci: (risate)
Lo Scrutatore (tra sé)
: in Italia non si è mai morti abbastanza
Un Mortaccio: beh, è stato bello ma ora andiamo a lavorare
Il Presidente: arrivederci e grazie, alla prossima legislatura
Un Mortaccio: anche prima!
I Mortacci: (risate)

Li Mortacci nostri salutano Il Presidente, Lo Scrutatore ed Il Carabiniere, da distante, mentre vanno: “ciao, ciao… stammi bene… certo, ormai son morto da un anno… ah ah ah… a te ti vedo pallido… è la gastrite… stai attento a non morire che ti toccherebbe lavorare… ah ah ah…”

L’Elettore (grida):  un momento!

Li Mortacci nostri si fermano

Il Presidente: cosa c’è adesso?
L’Elettore: il fatto è che… io non so per chi votare!
Lo Scrutatore: ancora, uuhhh!…
Un Mortaccio: ma senti che problemi del cazzo!…
Un altro Mortaccio: averne così di ‘sti problemi!
Un altro Mortaccio: ahò, questo non sarà morto, ma dorme forte!
Un altro Mortaccio: e vota per chi te pare!…
Un Mortaccio (ad un altro Mortaccio):  che ha detto?
Un altro Mortaccio: non sa per chi votare.
Un altro Mortaccio (forte):  beh? e non votare!
Tutti, tranne Li Mortacci e l’Italia (terrorizzati, coro): Aaahhhh!!!!
Il Mortaccio (facendosi avanti, cinge le spalle de L’elettore):  cioè, elettore, tu vai al seggio…
Tutti, tranne Li Mortacci e l’Italia (rassicurati, coro): Aaahhh!…
Il Mortaccio: …prendi la tua bella scheda, entri in cabina, e ti sfoghi! (elencando sulle dita) Ci fai le tue belle svastiche su tutti i simbolini! Scrivi: “séte ‘na maneca de stronzi!” Ci metti appiccicata con lo scotch le foto di Berlusconi, Gorìa e Leone che fanno le corna! Ci disegni su un gran cazzo con le palle e ci scrivi eleggetemi ‘sta ceppa! Insomma, fantasia!…
Il Seggio (gli altri si mmobilizzano):  …per quanto sia diritto d’esprimere la propria opinione in qualsivoglia termine, tranne la bestemmia…
Tutti (scattano sincroni, alzando il dito ammonitore, coro):  ah, la bestemmia no eh!
Il Seggio (seccato): …tranne la bestemmia dicevo…
Tutti (coro):  eh!
Il Seggio: …e considerato che comunque attualmente non dispiaccia ed invero si incoraggi il ricorso dialettico o letterario ad elencazione di funzioni corporali, organi erettili e zone erogene come metafora delle passioni altresì polittiche, purtuttavia si ritiene infruttuoso il trasferirle su scheda elettorale, stante lo scarso share che essa rappresenta essendo celata nell’urna. Si esprima piuttosto la propria scatologica protesta in modo funzionalmente del tutto identico, individuando nella scheda il simbolo contrassegnato dalla faccina tricolore che regge coi denti la bandierina tricolore da cui scaturiscono paroline tricolore, il tutto sotto un tricolore, e si indichi su di essa la propria preferenza sovrascrivendovi una semplice ìcs autografa, come foste amorfi ignoranti analfabeti e non contaste un cazzo. Tutto qui.
Tutti (coro):  grazie per l’occasione!
Il Seggio: prego.
L’Elettore: accidenti, è così semplice?
Un Mortaccio: e che ti credevi?
Un altro Mortaccio: che ti credevi?
Un altro Mortaccio (ad un Mortaccio vicino):  che si credeva?
Il Mortaccio vicino: e che ne so!
L’Elettore: ma se basta la ics autografa sulla faccina tricolore, è una cosa da nulla!
Lo Scrutatore: l’ho sempre detto, io!
Il Carabiniere: l’ha scoperta!
Il Presidente: ma sicuro… che le dicevo?
L’Elettore: come mi sento sollevato!
Un Mortaccio: bravo collega, andiamo a votare.

Il Mortaccio dà una pacca sulla spalla a L’Elettore; il pacco di schede cade di mano a l’Elettore, le schede si sparpagliano

L’Elettore (raccogliendole):  ma le schede sono già votate! Tutte sulla bandierina tricolore!

Tutti si avvicinano all’elettore congratulandosi, pacche sulle spalle, complimenti, lodi, Li Mortacci nostri applaudono

Li Mortacci nostri (vari): è proprio un collega! Lo facciamo morto onorario? Beh, pallido è pallido…
Il Presidente: ha visto com’era facile? Via!…
Lo Scrutatore: ce l’ha fatta, finalmente!
Il Carabiniere (bofonchiando appartato, in modo feroce):  era ora! Ma so io cosa ci vorrebbe per farli trottare, questi!…
L’Italia (tornata come in origine, applaude):  caro, caro… complimenti!… bravo!
Il Seggio (sciattamente): bravo, bravo… vabbè, ragazzi, io vado

Tutti si congratulano, ridono, gran finale, scoppio di musica da avanspettacolo

L’Italia (al centro del palco): felicibùmta!…
I Boys (ginocchio a terra, agitando le mani, coretto):  ya-ya-yuuuhhh!…
L’Elettore (lusingato e confuso seguita a parlare, la musica si interrompe):  beh grazie, grazie tante, gra… non è stato diff… cioè, ma però io non ho fatto nien… sì insomma bene, ma veramente io in effetti però non ho davvero vota… cioè insomma, sì grazie, grazie, comunque io, le schede erano già segn…
I Boys (lo circondano minacciosamente):  ahò, ma abbiamo detto: ya-ya-yuh; ahò, che abbiamo detto? Eh? Abbiamo detto ya-ya-yuh? Eh?… Sì o no? Eh? Allora? Vuoi fare il furbo? Io fossi in te non farei il furbo, capito? Che ti abbiamo detto? Ma forse è sordo poverino; ah è sordo!…Ci senti, ragazzo? Bisognerà sturargli le orecchie, eh? (lo spintonano)
L’Elettore (sorpreso e spaventato):  no, no, ma io… non era per… non volevo mica per carità… ahia no…
I Boys: e allora: adesso rifacciamo, eh? Adesso stai attento: (ginocchio a terra, aria fatua, agitando le mani: insieme ad uno stacco musicale, coretto) ya-ya-yuuuhhhh!…

Tutti, tranne L’Elettore sorridono alla berlusconi, ostentatamente, verso il pubblico; L’Elettore, in mezzo, impietrito, guarda il pubblico con angoscia.

(Sipario)

GENȊ NEL POZZO


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Questa foto, trovo ci riveli qualcosa di utile.
La parete sorge in una importante città e cinge un luogo grande e magnifico; è un muro storico e dunque il suo degrado non lo svilisce, ma in qualche modo anzi lo avvalora; su ogni struttura verticale, comunque (avete notato? Solo sulle strutture verticali) vengono pittati i cosiddetti “graffiti”, che in realtà non sono per nulla graffiti, bensì macchie.
Ce ne dobbiamo dolere? Mah: lo facevano anche gli antichi romani; ne sono stati trovati a centinaia sulle pareti di Pompei, ed è proprio per questa abitudine millenaria che oggi sappiamo, oltre che come combattessero, conquistassero, governassero i Romani in qualità di popolo, anche cosa avesse in mente il passante romano di cui la Storia s’è mai occupata, e se avesse spirito (l’aveva, ed era uguale al nostro) e cosa pensasse, ad esempio, dei candidati alle elezioni pubbliche (che c’erano anche allora, ed il passante di ieri ne pensava ciò che pensa quello di oggi, né più né meno), se diceva parolacce (le diceva) e se facesse disegnini (faceva pure quelli).
Perciò forse il “graffito” non è poi questo grande dramma urbano; si tratta di una traccia di vita, una tra le altre, come l’intemperanza in ascensore, e di un segno di reazione, come le strie chimiche per chi non ci crede.
D’altro canto, la maggior colpa che si può imputare al “graffito” è forse quella di togliere spazio alla pubblicità, cosa che potrebbe anche, a pensarci, causare prese di parte che finirebbero per provocarne un aumento esponenziale (della pubblicità? No, delle condanne per danneggiamento) ragion per cui decolliamo agilmente da questo argomento ed atterriamo sul tema principale.

Ho detto che la foto poteva rivelare qualcosa di utile. Non mi riferivo in generale al fenomeno della graffitatura, ma in particolare alla frase che è graffitata su quella parete; vedete, in alto c’è scritto: “per sempre ignoranti”.
Sorprendente, no? Perché di solito si scrive qualcosa contro qualcuno, ma allora ci si aspetterebbe di leggere, ad esempio, “Polisportiva Caspiate di Sotto per sempre ignoranti”, o “onorevoli di ‘staceppa per sempre ignoranti” od almeno “bigoli della terza C per sempre ignoranti”, insomma una accusa offensiva mirata e diretta verso un obbiettivo chiaro.
Basta un’occhiata per rendersi conto che non si è persa alcuna parte della frase; essa campeggia intonsa dall’epoca in cui fu scritta, e parecchio tempo dev’essere passato poiché intanto l’intonaco si è deteriorato sbertucciando un poco i contorni di alcune lettere e poi l’artista che ha pittato quel margheritone giallo ci ha fottuto la “i” finale sotto un petalo. Ma la frase finiva lì: “per sempre ignoranti”, e basta.
Con chi ce l’aveva, l’antico graffitaro? Guardiamo meglio: la frase è stata corretta, e contestualmente al momento in cui veniva vergata; all’inizio l’autore infatti si era sbagliato, aveva scritto: “per sennpre ignoranti”, due enne; poi deve aver ripronunciato a voce alta “sennpre – si è giusto. No; magari è sempre” – forse aveva un complice: “Gianni, tu che sei una secchia di merda, come cazzo di scrive sennpre?” – e Gianni: “con due enne”; “Allora voglio scriverlo sbagliato: una emme; sennò dove mi finisce il messaggio” – e l’ha corretta; fortunatamente in modo ancora visibile, così il messaggio è passato.

E il messaggio, a me postero passante e lettore, è arrivato così: il graffitaro, come Freud, parlava di sé, ma ciò facendo, anche di tutti noi.
So che tra noi vi sono anche dei coltissimi individui, dei prestigiosi professori, perfino dei premi Nobel, ma nulla e nessuno può smentire la affermazione (tale è) quasi ‘profetica’ di quell’anonimo; egli – dopo acuta presa di coscienza della sua propria ignoranza – capiva che questa era condizione pandemica, universale, forse addirittura geneticamente determinata e perciò irrisolvibile. Ci avvertiva così – e per questa sollecitudine dovremmo rivolgergli un penso grato – che il nostro futuro non sarebbe stato dissimile dal passato; “attenti, ignoranti!” – egli diceva – “ciò che la generale ignoranza dei vostri avi ha provocato, di nuovo provocherà la generale ignoranza vostra, pozzo abissale nel quale fondo sprofondati tutti nuotiamo, miseri pesci non in grado di scalare quelle pareti” – per questo l’ha scritto in alto.

Avessimo dato retta a quell’Acuto forse ci saremmo risparmiati la crisi mondiale, e Goldman Sachs, e le guerre irachene, quella libica e quella afgana, la nascita del terrorismo, le Torri gemelle, stragi di qua e di là e rovinosi governi di bambocci buffoneschi, pure criminali; sarebbe bastato fare il contrario di ciò che la nostra ignoranza ci suggeriva. Il nostro presente è infatti la prova del fatto che l’Anonimo aveva ragione, aveva la scienza oltre alla coscienza, sapeva; vedete dunque a che vette intellettuali può arrivare la potenza d’una vera ignoranza.

Ebbene, bisogna però dir pure che il genio non ha bisogno della cultura per essere tale. Di questo concetto c’è una sottile presentazione scenica nel film “Non ci resta che piangere” dove i protagonisti Troisi e Benigni si ritrovano inopinatamente nel 1492 ed incontrano nientemeno che Leonardo da Vinci. I due, provenendo dal futuro, pensano di arricchirsi sfruttando il Genio per fargli costruire in quel tempo ciò che la società moderna ha oggi costruito, ma ci sono due problemi: il primo è che loro non sanno spiegarsi e, per far sì che Leonardo realizzi un treno séguitano a dirgli solo “treno”, “binari”, ma in effetti non hanno la minima idea di come possa essere tecnicamente spiegato un treno. Il secondo problema sta nel fatto che Leonardo capisce un cazzo, sembra un demente, ride e ripete parole a vanvera, non sa nemmeno far di conto.
Eppure, nell’ultima scena, i due vedono passare un treno; credono di essere tornati nel loro secolo, ma invece alla locomotiva sta l’ineffabile Leonardo che li saluta da abelinato gridando “treno!”.
Ecco, questo è appunto il Genio; fosse uno che studia sarebbe solo un bravo tecnico, ed invece è un miracolato dalla natura che, accecato nel fondo della sua ignoranza, eppur ci vede.

Come l’Anonimo graffitaro, che tanti anni fa, rampicato su un muro, aveva tentato di avvertire il Mondo; ma il Mondo non l’ha considerato altro che un teppista perché, come lui sapeva bene, siamo troppo, sempre ignoranti.