Empietà


Lo slogan “trivella tua sorella” proposto al (e rifiutato dal) Comitato no-triv ha fatto su ottima caciara, perché accusato di sessismo, ullallà.

Lo slogan è accompagnato da una bella figurina schematizzata secondo lo stile dei segnali stradali, che mostra distintamente una sorella (non può che esserlo) in posa quadrumane sotto una trivella ben eretta e con lo spruzzo. Ecco qua.

trivella1

L’idea e la sua realizzazione sono sessisti? E nel caso, cos’è sessista e cosa no, come si dirime?
Non è questione da poco, perché, ragazzi, qui ne va di mezzo l’ingiuria, e l’ingiuria, come sapete, ci è necessaria, non si scherza mica con l’ingiuria; no dico, pensate:

Lo slogan della sorella è sessista in quanto raffigura e parla d’una sorella; mi è stato fatto notare che questa è discriminazione bella e buona poiché lì gattonando in attesa di trivella poteva esserci un fratello, con lo slogan conseguente, ed invece si è scelta apposta la sorella per scherno incivile verso la sorellanza muliebre.
Ho replicato che secondo me lo slogan “trivella tuo fratello” avrebbe avuto ben poco senso dal momento che l’ingiuria più efficace, comprensibile, tradizionale nonché linguisticamente fluida è “assòreta!”, mentre volendo maschilizzarla avremmo un cacofonico “affràteto” malamente pronunciabile, ignoto ai più e dunque di corta portata.

Perché “affràteto” non funziona? Perché offendere un uomo di sponda attraverso il colpo rimbalzante sui suoi familiari femmine è molto più lesivo, mentre dargli direttamente del pirlone è incassabile senza troppe storie: un uomo è abituato a prenderle stando appunto davanti (per difesa) a quelli che considera i suoi più cari valori; così, colpendo quelli, gli si dimostra ch’egli è tanto poco valido nella pugna da non saper difendere manco la sorella, ah ah. Con questo scherzo, l’uomo si ritrova nudo in campo, sotto lo sguardo dei nemici irridenti e della sorella umiliata, fa la figura dell’incapace e ne soffre acerbamente. Lo scherno rimbalza dall’uomo ancora ricadendo su tutta la famiglia, ed è così un vero colpo di granata che si abbatte sul campo dell’offeso. E’ in tal modo che sui generi ragiona la natura, chi credevate l’avesse stabilito tutto questo, se non lei.

Ma noi siamo antisessisti e, come i vegani, vogliamo astrarci dalla Natura. Pericolosa aspirazione.
Perché se si considera esatto un procedimento in un caso, allora non possiamo considerarlo più inesatto o non idoneo negli stessi casi. Così come “assòreta” è sessista, lo deve perciò essere l’intercalare “càzzo!”, non è chi non veda.
E “cretino” e “idiota”, essendo cretinismo ed idiotismo definizioni nosografiche, potrebbero esser tacciati di discriminazione verso i diversamente abili, come pure il mitico “vaffanculo”, tanto utile nella conversazione malgrado abbia preciso riferimento a pratiche copulanti alternative, non potrebbe che essere considerato biecamente omofobo, talché volendo un bel giorno futuro ingiuriare qualchessia dovremmo esprimerci a un dipresso così:

“Lei è una testa di cavolo, intendendo io con cavolo proprio l’ortaggio e dioguardi qualsivoglia allusione sessista, ma la sua mancamentazione non è patologicamente determinata poiché quando lo fosse io la considererei anzi con il massimo rispetto, come si conviene a tutte le diverse abilità. Al contrario il suo capire un cavolo (l’ortaggio, ribadisco) dipende evidentemente dal suo proprio basso acume, il quale è in lei connaturato non geneticamente né per accidente di fortuna, che rientrerebbero nel rispettabilissimo caso già detto; piuttosto deve trattarsi della sua personalità irrisolta e della sua incultura – che per certo non deve essere mai considerata causa discriminativa quando dipendesse da una condizione a lei imposta, ma anche liberamente scelta – le dette caratteristiche che la identificano, ad ogni modo, mi inducono irresistibilmente a mandarla a quel paese; e non un paese esistente, salvognuno, dal momento che non siamo certo razzisti, ma diciamo pure un luogo della mente, remoto e nel quale io non verrei volentieri a motivo del fatto che là lei solo (e dico solo poiché, avendoci inviato altri come lei, non vorrei qualcuno insinuasse che io utilizzi uno sprezzante sarcasmo verso le pratiche sessuali orgiastiche) vi risiede, ovviamente nulla avendo io contro gli eremiti, stimabili portatori di una diversa socialità”.

Che fatica. Ma basterebbero, le assicurazioni di neutralità che corredano un insulto siffatto? Secondo me, no. Perché gli orticoltori potrebbero adontarsi: Che c’entra il cavolo? Cos’ha questo signore contro il caro cavolo, nobilissimo tra gli ortaggi? Ed anche la spettabile A.N.F. (Associazione Narratori Favole) avanzerebbe certo eccezioni dato che i bambini, come si sa, nascono sotto i cavoli e perciò risulta evidente che l’insultatore abbia in dispregio in qualche modo la natalità umana. Anche gli Ignoranti Uniti non potrebbero che sentirsi tirati in ballo dalla allusione che l’ignoranza come condizione abbia a considerarsi, sebbene solo in qualche caso, censurabile. Questo solo dato sarebbe sufficiente a rivolgere all’insultatore una motivatissima accusa di parzialità, cioè di razzismo. Non se ne esce.

Qual è la conclusione di tutta la menata?

La conclusione, a mio vedere, è che oggi (come ieri e, verosimilmente, domani) ci si scàndala per emotività da rush cutaneo senza andar appena più sotto nel derma, il derma essendo la concezione che la vita è complicata da più fattori:

1-      Il fattore biologico-teleonomico, che ci fa così e non cosà strutturalmente, di modo che io son uomo e non posso esser donna, bimbo, vecchio, arcangelo od ornitorinco a piacimento, mentre fortunatamente non mi è preclusa la possibilità di mascherarmi in uno dei precedenti, a Carnevale.

2-      Il fattore etologico-antropologico, basantesi sull’assunto che l’uomo vive l’ambiente, non il contrario, e ne derivi che la vita di relazione (con l’ambiente) non si possa forzare oltre i limiti del vivibile, sennò si muore. Perciò magnate tutto, non cercate di volare senza mezzi plananti, sappiate che vi sembra solo di essere padreterni, ed invece siete pieni di cacca nella panza e comportatevi più o meno secondo natura: farà bene a voi ed a tutto il resto intorno.

3-      Il fattore fattoriale, le permutazioni e le combinazioni sono un giochino appassionante, ma spesso ci si perde. Nella Torà (la Bibbia ebraica) paginate di permutazioni son perse a cercare cosa, non si capisce. E’ vero che la vita è permutevole, e basti pensare allo scambio degli alleli od alle combinazioni degli acidi nucleici, ma allora è meglio darsi alla biochimica piuttosto che alla Torà. Questo per dire che a molti piace permutare così, come tirare una pallina contro il muro per vedere dove picchia, insomma parlare senza legarsi ad un metodo. Perché accade questo? Perché molti odiano l’applicazione faticosa, non riconoscendone il lato piacevole. Eppure tutti dicono che dopo una bella corsa ci si sente meglio; il fatto che lo dicano eppure non riconoscano il “sentirsi meglio” dopo lo studio, mostra appunto che non sanno quello che dicono e permutano a casaccio di cane.

4-      Il fattore sociologico, legato all’epoca di riferimento, che prescrive l’etica debba essere una variabile – ed infatti varia eccome – dipendente dal momento storico, e non il contrario. Ciò significa che se nel XVII secolo esisteva lo schiavismo ed ora no, è così e basta e non potrebbe essere accaduto l’inverso, e la prova sta nel fatto che è accaduto proprio così (talvolta serve ribadire, perché non tutti capiscono alla prima). Se l’etica appare variabile non possiamo considerarla religiosamente, essendo – un dio a scelta – sempre fisso ed immutabile ed uguale a se stesso. Perciò calma, ragazzi: Torquemada è morto senza figli, a quel che se ne sa.

5-      Il fattore psicologico, perché ognuno di noi è diverso, o almeno diversamente dice le solite quattro sciocchezze ed, all’insaputa degli psicologi, è questo il campo della psicologia.

Potrei continuare, ed è una minaccia, ma lo faccio bastare. Per concludere dico che il problema appare sempre lo stesso: il conformismo, che è la paura fottente di far la figura del ‘diverso’; la qual cosa luminosamente manifesta che noi discriminiamo i diversi, guarda un po’, sebben si dica nonnonnò. Così, se io so che i miei vicini di casa guardano sanrèmo, lo guardo pure io, così in ascensore so cosa rispondere, sia mai che potessi starmene zitto. E se la tivvù (nientemeno) mi raccomanda di pensarla così e così, come vuoi che la pensi. Non lo facessi, sarei emarginato.

Da questo bel club. Sia mai.

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