Parapend’io


Siete in pericolo? Raccomandatevi a Dio. Certo, se beccate la linea; comunque, se non ci riuscite non preoccupatevi: lo incontrerete prima del previsto. Bello, no?

 parapend'io

Stendo dietro me la plastica, e il vento dispettente me la frìcica appena mi levo contento sicché tocca riordinare le pieghe ed i cordìcoli che se no son dolori, una volta lassù perduti in bàrbule di nubi tra le quali sta acquattato dio, come un leopardo.
Evitarlo, è la tendenza di questo sporto che ti porta in cima a cristo e penzoloni, a dòndolo, sventato dalle brezze, solo come un leghista in biblioteca, ti manifesta la vituzza fragile che hai lì a tanti metri su, e tutte le tue osse di vetro, e senti quanto le entragne tue – che son robe che si movono viscidamente e gorgogliando – stanno al lavoro di farti vivere, mentre tu sciagurato ti penzoli sospeso a della plastica mal riflettendo sulle pappette fragili che ti budìnano sotto pelle, brutte a pensarci, ma preziose come ora comprendi.
Mi andrà bene anche stavolta? Eh, è dura la vita per noi sottostanti al capriccio della divinità; ce la ingraziamo fidando nel suo amore incondizionato, ma i greci antichi (i moderni son cosa qualunque) dicevano che Giove fosse una gran bella carogna, Venere una zòccola, Giunone una spaccamaroni, Apollo un fighetto isterico e un po’ stronzo, Marte un energumeno scemo, Nettuno un pazzo violento, Minerva una maniaca femminista fissata nel volere esser Marte, Mercurio un ladro tout court, Bacco un imbriacone: questo era l’unico quasi innocuo – e dunque quasi simpatico – ma gli altri erano imprevedibili né più né meno come il nostro dio liturgico, con la differenza che nessuno si sognava di dire fossero caritatevoli, saggezza degli antichi.
Gli dèi non andrebbero sfrucugliati: già sono bizzosi e incazzarri così; vedi Icaro, quel coglionazzo, colle sue ali ‘taccate su con la cera; lui, inebrione del suo sfarfallaggio, che dice “guarda come vado bene! Ma io vado fino al Sole!” – purtroppo il Sole è Apollo. Urlacchiando offeso, il dio gli ha squagliato la colla e bum.
Ci penso quando son su, talvolta: mi hanno battezzato quando non avevo la tutela di me, e così m’han messo come un bruscolo nell’occhio del padreterno che ora mi fissa tra le nefèli, bel nascosto; che cazzo vorrà? Mi inquieta, l’occhio di Ismaele dietro la serratura della vita mia ancor bambina; mi guarda che sembra il logo da manicomio del grande fratello di quel berlusconi lì. Che brivido.
E se mi faccio indù? Sembra che quelli se ne inforcano di tutti; però, se non vivi da santone nudo, barbone, minchione e a digiuno, rinasci come bacarozzo, o parassita d’un bacarozzo, dalla vita così breve e monotona.
Se mi fo animista? No, animista no che poi devo fare la macumba e io non so ballare; capace che le anime si pisciano dal ridere e tutto il rito viene una cagata e allora il Pai-de-Santo mi corre adrìo con il machete; lasciamo stare.
Shintoista? Ma che è? Mi gnicca poco: tanti salamelecchi, chichì, anghingò la cerimonia del tè, l’armonia, l’illuminazione e improvvisamente due calci in bocca; mah, mah, stiamo lontani, che il tè mi fa senso.
New age? Eh, new age; si crede un po’ a tutto: gli gnomi, dio, i fantasmi, i venusiani, berlusconi; è comodo perché si capisce una fava ma nemmeno cerchi di capire; non fai mai peccato perché cercalo tu, in tutto quel casino. Uno fa: “ecco la fata Morgana!” e nessuno si stupisce: alcuni fanno yoga, altri trombano. Bello. Anch’io voglio. New age: sono a millecinquecento metri da terra, in turbolenza da temporale, un elicottero sta per investirmi, a destra una tromba d’aria, un falco pellegrino mi sforbicia la vela, ho la pasta e fagioli sullo stomaco, il paracadute è bucato, si è spenta la radio, mi scappa la cacca, io che faccio? Chiamo la fata Morgana (che è pure una bella gnocca) ed ella mi tramuta in un’aquila reale che si magna il falco pellegrino, evita elegantemente l’elicottero che si perde laggiù, sfrutta la tromba d’aria per guadagnare quota e càca sul mondo da tremila metri, regalmente, in un tripudio di luci; oh, bella però la new age. Già, ma se poi mi va storta con quell’anello di merda e divento il Gollum?
Altre possibilità non ne vedo. Forse mormone? Sai quelli con la camicia bianca a maniche corte, la cravatta, la valigina con dentro chissà cosa, che vanno a rompere le balle a tutti con l’aria da bimbo superiore di razza, che solo a vederli vien voglia di prenderli a calci?
No, metti che trovo uno come me che mi dà due scarpate davvero; e poi non mi sento grullo fino a quel punto americano.
Manitù come sarà? Visto cosa è successo a Sand Creek, dev’essere uno stronzo; sono tutti uguali questi dèi: buoni solo a ciucciarsi i sacrifici, farsi fare tanti di quei complimenti, e come sei grande, e come sei forte, poi gli chiedi una cosa piccina così e non fanno un cazzo.
Ateo, resto ateo, e volo solo nel cielo blù, libero come un cornacchio, confidando nelle mie sole forze di uomo che va sulla Luna (ommamma, spero di no), sulle vette inesplorate a conquistare i ghiacci del polo e trova la penicillina e poi anche la teoria della gravitelatività e che gli gira la terra e si muove pure; tutto da solo faccio.

E nell’occhio di Ismaele, ci sputo.

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Con questi pensieri un giorno stavo avviandomi all’aviazione avventurosa ed in volo vardavo divertito gli avis volare verso le vette ovvero verticalmente quando d’un tratto mi interrompe tramite la ricetrasmittente l’istruttore di terra che intrusivo m’interroga:

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crack – “Franco per Internet: Internet, non senti niente? Internet, non senti niente? Cambio!” crack
bip – “Franco, non sento cosa, cosa vuoi dire, cambio”bip – rispondo
crack “Internet guardati in giro, non vedi niente di insolito? Non senti nessun rumore?” crack
Maccheccazz… (virando) bip “non vedo niente… cosa c’è, non capisco, cosa vedi da terra?”bip
Crack“Internet, abituati a vedere e sentire tutto intorno a te a tutte le distanze; sei in volo, non ti distrarre, concentrati e fai attenzione: c’è qualcosa che vola vicino a te!” – crack
(Girando con allarme, improvvise virate, guardandosi intorno) bip “Non vedo niente, non c’è niente, che cosa vedi, dov’è?” bip – (fuori contatto radio): ma che cazzo c’è, ma cos’ha visto quell’ostia là sotto, sarà mica un ufo che mi rapa e mi porta su Venusia dov’è capace che sono tutti ricchioni, ci mancherebbe anche questa; almeno mi portasse a Ibiza anche se adesso non c’è nessuno e si muore di freddo e ci saranno solo quattro pescatori, magari ricchioni, ci mancherebbe quest’altra, però forse ci sono pure le uraniane che – antenne a parte, ci si fa l’abitudine – non sono male, ma con la sfiga che c’ho minimo se son bòne son pazze, figurati; ma dov’è ‘sto bastardo di un ufo: – bip“dov’è ‘sto bastardo di un ufo, Franco, non voglio finire su Venusia, fammi scendere!” – bip!
Crack – “Internet, che cazzo stai dicendo, resta calmo, dieci per cento di comandi, centottanta destra, inclina la virata, ora trecentosessanta con inversione di rollio, abituati a considerare lo spazio aereo intorno a te, senti niente?” – crack
(eseguendo) bip – “Niente, ripeto: niente, nulla di anomalo, negativo, negativo!” – bip; – ti venisse un accidente!
Crack – “a sudovest, più basso di te, sta passando adesso, attento alla direzione, lo devi sentire! Confermi?” – crack
Bip – “negativo! Non vedo e non sento nulla!” bip – non può essere un ufo, gli ufi fanno uiuiuiuiuiui, lo avrei sentito; oppure fanno biribiribiribiri: si sente; poi sono velocissimi e poi si fermano in aria e hanno il raggio della morte e fanno i cerchi nel grano; qui non c’è il grano, come in ufficio: non è un ufo; che può essere? Un’aquila! Un aquilone incazzato perché passo vicino al nido; minchia, se è un aquilone sono morto: è tre volte più veloce di me e poi lui non è appeso a uno straccio e c’ha gli artigli, mi sforbicia tutta l’ala e mi tocca aprire il paracadute che sarà un anno che non lo verifico; lo tiro sembrerà un pacchetto di burro, cascherà prima di me! bip –Internet per Franco: come si fa a mandar via le aquile? Pregando? C’ho il paracadute sembra una trota findus! Emergenza!” – bip
Crack – “negativo Internet, ripeto: negativo, non si tratta di aquile, qua ci sono solo scurbatt (cornacchie, in dialetto ndr) e non sono pericolose; senza attuare manovre di discesa rapida, ripeto: negativo per la discesa rapida, guardati intorno” – crack
(guardandosi intorno) – c’è i laghi: Pusiano, Alserio e Annone, poi un laghetto che si vede solo se voli e chissà come si chiama, ma questi non volano e poi quel disgraziato ha detto che fa rumore; io vedo laghi, la strada sotto con tutte le macchinine lemme lemme che la seguono come pulci su un nastrino, e poi montagnucole monti e montagne, vallette valli e vallate e poi la piana di Milano; Milano è pericolosa, ci stanno i mafiosi, però è lontana, mai più i mafiosi vengono qua a volare; oltre di quelle cime ci sono gli svizzeri, ma ti pare che vengono a invadere l’Italia, con tutti i soldi che gli danno i mafiosi; no, si deve trattare di altro: uno stormo di cacciabombardieri! Ecco! Quegli stronzi dei militari, l’ho sempre detto che mi avrebbero beccato per tutte le licenze che mi sono ciucciato senza che lo sapessero; quante volte gliel’ho messo! E adesso vengono a bombardarmi! Volano ultrasonico, è per quello che non li ho sentiti, perché sono nell’iperspazio; poi si materializzeranno davanti a me e ratatatatatatat! Ma che porci dannati! Scordatevi però che precipiti in fiamme gridando ‘aieeee!…’ o ‘teufel!’ casomai canto oh partigiano; – bip – “Franco, non ho armi di bordo, non posso ingaggiare il nemico, ripeto: negativo per il dogfight, casomai li sputazzo, se son vicini” – bip
Crack – “sputazzi a chi? Internet, sei in ascendenza termica: attento alla zona di turbolenza, quindici per cento di comandi, non ti far scarrocciare in sottovento, controlla la deriva e portati verso valle, cerca di determinare la direzione del vento, devi vedere la manica di segnalazione; che mi dici di quel rumore?” – crack
Bip – “cherubini?” – bip – ormai tiro a indovinare, magari ci piglio
Crack – “eh?” – crack – secondo me tira a indovinare
Bip – “mi pare ci siano delle mosche…” – bip
Crack – “non ti ho copiato, ripetere” – crack
Bip – “fuochi d’artificio, contraerea, un temporale in evoluzione… sud sud-ovest a ore sei c’è un tipo in macchina con una, sembra tua moglie” – bip
Crack – “ed a ore nove c’è un elicottero che ti passa proprio sotto, vecchio mio, ti conviene toglierti di mezzo!…” – crack
Aiuto, un elicottero!!! (fuga a reazione)

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Che gli dèi me la mandino buona.

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Scie chimiche: ho le prove


E prove schiaccianti. La mia autoradio infatti, grazie alla nota congiunzione temporanea Giove-Saturno, ha acquisito super-poteri e captato il dialogo che avveniva tra l’aereo di cui vedete traccia nella foto e la sua base sudsvedese. I furbastri si esprimevano in Swahili, credendo che un eventuale intercettore ignorasse la perspicuità di questo idioma; purtroppo per loro – il pilota Henry Canard ed il controllore di volo Ingemar Ballӓ – io conosco lo Swahili tanto da usarlo normalmente in famiglia quando davanti al telegiornale mi vengono i bestemmioni. Malgrado ciò, il contatto radio disturbato non mi ha permesso di cogliere esattamente alcuni lemmi; ho provveduto a riportare queste incertezze in corsivo, così che i miei colleghi Swahilofoni abbiano agio nel risalire al giusto vocabolo attraverso la traduzione sbagliata. Buona ricerca della Verità.

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    • Pilota: “sei uno zero, sei uno zero, sei uno zero…”
    • Controllore di Volo: “lo so. Non continuare a ripetermelo”.
    • P.: “no dicevo: sei uno zero a nido base alpha dumbo, sei uno zero…
    • C.d.V.: “ho capito! Dimmi, sei uno zero!”
    • P.: “sei uno zero!”
    • C.d.V.: “e lo so, me l’hai già detto!”
    • P.: “hai chiesto tu di dirtelo ancora…”
    • C.d.V.: “questa gag sta diventando troppo lunga, sei uno zero”.
    • P.: “hai ragione, alpha dumbo. Sei uno zero è sulla verticale del quadrante 125 come da programma Spectre Goldfinger; chiedo autorizzazione ad irrorare il settore C, ripeto…”
    • C.d.V.: “per carità, sei uno zero: lascia perdere le ripetizioni sennò vien lunga. Autorizzazione accordata; ripeto: autorizzazione accordata, ripeto: autorizzazione accordata, ripeto: autorizzazione accordata! E se vuoi posso anche ripetertelo”
    • P.: “conferma attribuita?”
    • C.d.V.: “eh?”
    • P.: “sei uno zero ad alpha dumbo: chiedo strafonza di corroborare settore C dopo comunicazione prrrrisultato direzione ventààààààà allo scopo di evitare di gasare mia zio che risiede margini settore C Cì-Cì-Cì-Cì-Cì-Cì-Cì-Cì …‘zzo!”
    • C.d.V.: “ricezione insufficiente, sei uno zero, ma se stai zitto un attimo comunico istruzioni: iniziare manovra di rilascio, ripeto: attendere concessione al via per la manovra di rilascio, ripeto: hai iniziato finalmente questa ostia di manovra di rilascio?
    • P.: “ho iniziato manovra di rilascio dal quadrante 21, area global world, alpha dumbo: metemfrintrina cloridrato e pirolone alchilsulfilfollicolato in concentrazione 7-14 per una previsione di copertura di centomila ettari cubici nel settore zeta…
    • C.d.V.: “cosa hai rilasciato, sei uno zero?!”
    • P.: “metemfrintrina cloridrato e pirolone alchilsulfilfollicolato in con…”
    • C.d.V.: “il pirolone sulfilfollicolato è l’antidoto, bestia! Hai rilasciato più antidoto che intossicante! Regolare immediatamente switch concentrazionario! (voce più distante) Ma pensa questo imbecille, che ci combina…”
    • P.: “era l’antidoto? Oh porca puttenna! Ripeto: porca gattana!” (disturbi radio)
    • C.d.V.: “stai curando l’Europa, sei uno zero! Invece dobbiamo farla ammalare, hai ricevuto? Ricevi, sei uno zero?”
    • P.: “sì…”
    • C.d.V.: “confermare!”
    • P.: “confermo ricezione chiara, alpha dumbo. Switch commutato su 14-7. Povera zia…”
    • C.d.V.: “sulla confederazione elvetica regolare concentrazione su 49-7”
    • P.: “boia: non staremo esagerando?”
    • C.d.V.: “scherzi: se non facciamo così, a quelli gli cresce solo la barba. 49-7. O superiore.”
    • P.: “ricevuto”. 

(pausa nella comunicazione)

  • P.: “…sei uno zero per nido base alpha dumbo”
  • C.d.V.: “avanti, sei uno zero”
  • P.: “posso fare una domanda, alpha dumbo?”
  • C.d.V.: “una domanda?… avanti, sei uno zero; sei in rotta livellata, ti vediamo sul radar, scorgiamo la traccia del rilascio; hai problemi di navigazione?”
  • P.: “negativo, alpha dumbo: navigazione regolare”
  • C.d.V.: “esprimi problematica, sei uno zero”
  • P.: “mi chiedevo, alpha dumbo: ma noi siamo europei, no…?”
  • C.d.V.: “che razza di domanda è, sei uno zero? È ovvio che siamo europei: la compagnia è tedesca, tu sei francese e io sono svedese; sei ubriaco, sei uno zero? Hai bevuto durante un volo di questa importanza? Ti rendi conto che se mi cadi, oltre a disintegrare trecento coglionazzi che siedono ignari dietro di te, e passi, rischi di far scoprire i serbatoi di metemfrintrina cloridrato che ti abbiamo attaccato in fusoliera per avvelenare mezzo mondo? Ma che, sei scemo, sei uno zero?”
  • P.: “negativo. Ma pensavo che se siamo europei…”
  • C.d.V.: “…beh?!… Concludi, sei uno zero!”
  • P.: “insomma… sì, voglio dire…”
  • C.d.V.: “sei uno zero: concludere domanda!”
  • P.: “…ma che ci mettiamo ad avvelenare l’Europa, così, a cazzo?!”
  • C.d.V.: “….”
  • P.: “…alpha dumbo, mi ricevi?”
  • C.d.V.: “eee…”
  • P.: “alpha dumbo! Sei uno zero per alpha dumbo! Alpha dumbo, mi ricevi?…”
  • C.d.V.: “oh cristo… ma sì, ma sì…”
  • P.: “non ti ho copiato, alpha dumbo: ripetere”
  • C.d.V.: “sì, sì… è che… è che…”
  • P.: “ricezione frammentata, alpha dumbo: chiare solo interiezioni inutili alla comunicazione; procedo al reset del collegamento?”
  • C.d.V.: “ma no, ma no… lascia stare il collegamento, sei uno zero…”
  • P.: “Ingemar, la voce è distante e strascicata, non distinguo; cosa succede? Hai sentito la mia domanda?”
  • C.d.V.: “sì… sì l’ho sentita…”
  • P.: “hai una risposta?”
  • C.d.V.: “è che non… non… non ci avevo mai pensato!”
  • P.: “ah”.
  • C.d.V.: “eh”.
  • P.: “quindi stiamo avvelenando noi e le nostre famiglie, così, senza manco sapere che cacchio stiamo facendo?”
  • C.d.V.: “Henry, che ti posso dire. Parrebbe proprio di sì”.
  • P.: “e adesso?”
  • C.d.V.: “e adesso che?”
  • P.: “no dico: che facciamo? Io sto irrorando Italia, Svizzera, Austria e Lussemburgo con un tossico a lenta azione per quale cazzo di motivo?”
  • C.d.V.: “e che ne so, io!… irroriamo perché… perché… boh!”
  • P.: “vabbè, vah. Sto lasciando l’area di influenza del tuo radar, Ingemar, passo con Alfredo”
  • C.d.V.: “salutamelo”
  • P.: “certo, te li saluto tutti e due”
  • C.d.V.: “tutti e due?”
  • P.: “si sta sdoppiando. Lui è un po’ più anziano e dopo tutti quegli anni la metemfrintrina comincia a fare effetto”
  • C.d.V.: “fossimo mica dei coglioni, cosa ne dici Henry?”
  • P.: “mah, non ci ho mai pensato. Adesso provo a chiederlo agli Alfredi”
  • C.d.V.: “ciao asmodeo, inturti fenumenalosa…(disturbi radio, la comunicazione si interrompe).