L’ispettore Senzi ed il caso di Natale


Un piccolo scherzo sui santi, stile Tenente Sheridan

Egli si fece uomo e si fece ammazzare in redenzione dei nostri peccati; cosa che non si capisce mica benissimo, mah; poi risorse ed ascese – forse è meglio riascese – in cielo, alla destra del padre, che poi era quello che lo aveva fatto ammazzare così malamente e, anche qui, non è chiaro bene com’è tutto ‘sto fatto, voi l’avete capito? No, perché non si capisce.
E infatti è un mistero, si chiama: mistero della fede, cioè: chi ci crede è bravo, chi tentenna va all’inferno arso vivo per l’eternità inforcato dai diavoli nell’ira di dio. Oh.
All’inferno ci sta il diavolo, è lì perché aspetta i dubbiosi, gli erronei, chi poco prima si era toccato qualcosa e non fa in tempo a pentirsi perché buttato giù da un coccolone: ma dov’era lei, dio, dalle 18 alle 18:30, durante l’infarto del qui presente? Non trova strano questo infarto senza pentimento? Non era una pecorella smarrita questo qui? Mi segua alla centrale.
Dio alla centrale non fece una bella figura, continuava a dire che lui amava la vittima e che l’aveva presa con sé proprio perché l’amava tanto.
“Un altro omicidio di possesso“ – fece il sergente Galliani
“Eppure qualcosa non mi quadra” – disse l’ispettore Senzi
“Il qui presente dio ha reso piena confessione” – disse Galliani – si farà l’ergastolo con i benefici di legge e fra tre anni sarà a casa; Ispettore, a me il caso sembra chiaro”
“No Galliani” – sbottò l’ispettore Senzi – “il morto non ha fatto in tempo a pentirsi, non andrà ad adorare il sospettato bensì scatafonderà all’inferno; il sospettato dice di amarlo, eppure lo lascia in mano al suo maggiore nemico”
“E’ un mistero della fe…” – cercò di dire dio
“Lei parli solo quando è interrogato” – lo interruppe seccamente l’ispettore, alzando l’indice con un gesto imperioso – “Galliani, ragioniamo” – riprese poi – “tu lasceresti tuo figlio in mano, per cinque minuti, al pedofilo che abbiamo acchiappato lo scorso autunno? E questo bel tipo qui” – disse indicandolo – “lascia un suo figlio in mano nientemeno che all’incarnazione del male assoluto! E per l’eternità! Perdio, Galliani, qua c’è qualcosa più di un semplice omicidio di possesso, qui siamo in ballo con i peggiori sentimenti di Edipo, di Elettra e di Eustorgio, vero? Vero mister diosatuttolui?!” – disse l’Ispettore, voltandosi a guardare l’imputato.
“Eustorgio?”
“Galliani, non sottilizziamo; questo dio qui blatera di amare tutti e poi passa vicino a bambini agonizzanti coi genitori che lo scongiurano di aiutarli, passa e va senza nemmeno dire ‘scusi ho fretta’”
Dio alzò una mano cercando di dire qualcosa, ma l’Ispettore lo fermò con un gesto e continuò:
“Ed è lui che ha creato questo sistema: dolore e sofferenza per tutti e poi un miracolo ogni tanto, quando garba a lui, solo per qualcuno; così salva un cretino che stava per finire sotto il tram e poi, con un bel terremoto, uccide orribilmente migliaia di poveretti! E’ così, signor dio, o non è così? Risponda!”
“Io…” – principiò a dire dio, ma l’Ispettore Senzi riprese: “E l’alluvione dello scorso anno? Se è così bravo coi miracoli, come mai non riesce a farne uno che salvi dall’annegamento quei trentamila, dico trentamila disgraziati? Lei lo sa come viveva quella gente, eh? Erano poveri, poveri capito? ‘Beati i poveri’… le ricorda qualcosa? Donne e bambini annegati nel fango! E questo tipo” – disse l’Ispettore al sergente Galliani – “pretende anche che lo lodino, anzi: che lo adorino mentre guarda affogare la gente, hai capito, Galliani?”
“Cristo…!” – mormorò il sergente impallidendo
“Proprio così, Galliani: ma adesso ce l’abbiamo in mano e non ce lo lasceremo scappare, hai capito, dio?” – l’ispettore si chinò vicino a dio tanto che i due nasi quasi si toccavano: – “tu adesso te ne stai qui sulla terra” – disse lentamente e scandendo le parole – “e ti giuro, ti giuro caro mio, che hai finito di divertirti a far del male al prossimo tuo: ti metteremo in una galera così ben chiusa che il mondo te lo potrai vedere solo in una televisione…” – e qui l’Ispettore fece una smorfia feroce – “…che trasmette solo retequattro!” – dio fremette e sbiancò in volto; l’ispettore si alzò e si aggiustò la cravatta; – “portatelo via” – disse ai due piantoni accanto alla porta. Gli agenti sollevarono dio per le braccia e lo portarono fuori. L’ispettore Senzi ed il sergente Galliani rimasero nell’ufficio. Cominciava ad imbrunire; il sergente era fermo accanto alla scrivania a braccia conserte; ci fu un momento di silenzio, poi il sergente disse:
“Allora ce l’abbiamo fatta, Ispettore”
Senzi si avvicinò alla finestra, guardò fuori, si accese una sigaretta e senza voltarsi rispose:
“Pare di sì, Galliani”.

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