Inquisizioni


salvati dal colera

In un angolo di strada, una stele s’alza brevemente; non ci si fa molto caso, dimessa com’è, ed anch’io non avrei avuto l’attenzione che il monumentino merita, se il mio cane non me l’avesse così ben segnalato.
Il cane, appena giunto presso quella stele, sempre la osserva per un momento, e poi la scompiscia. Esso solleva la zampa anche quando, in ritorno da una passeggiata, è oramai secco come pane raffermo e non può esprimere nulla di sé sul basamento della colonnina; ciò malgrado lui la guarda e ci prova, come a dire: “merita farlo”.
Incuriosito da questa pervicacia mi sono avvicinato alla stele, accorgendomi così che su di essa era incisa una scritta: quella che vedete nell’immagine. Ho letto, ed immediatamente ho sgranato gli occhi, aperto la bocca ed ho fatto un passo indietro, segnandomi a croce: Dio mio! Che bestemmia!

Dopo sette Salve Alfredo (per cambiare un po’), mi sono calmato alquanto ed, infuso dalla forza della litanìa, ho iniziato a pensare qual storta ragione avesse mai portato qualcuno a scolpire, e con tale evidenza, una così grande offesa a Dio ed a farne addirittura un monumento cittadino.
Ed allora ho capito (illuminazione zen?, insight?, parusìa ardente?) – ho capito che il gesto poteva essere inconsapevole; la Bestia, d’altronde, si nutre dell’errore e si annida nei dettagli (anche se poi deficita coi coperchichi); per diabolico consiglio allora, qualche pio gennaro ha costruito il monumento e in quel modo l’ha inciso ritenendo pure d’aver fatto con ciò cosa grata, addirittura dovuta, a Dio, e certo v’è stato un giorno della Storia in cui quel pezzo di cemento miserello ha avuto una inaugurazione, durante la quale, sotto gli occhi di autorità civili ed ecclesiastiche dotate di diplomi scolastici e sotto lo sguardo abulico de’ cittadini nonché quello vivo ma ancora troppo ingenuo dei pargoli loro, tutti avevano avuto modo di compitare la scritta e di recitarne l’andamento per intero.
Nessuno aveva avuto coscienza di ciò che stava dicendo? Satana è davvero così potente? O forse qualcuno, rabbrividendo in sé, per conformismo e per viltà ha taciuto? E dunque, quella notte il paese ha dormito tranquillo? O turbini di nembi ne hanno agitato le vie alberate e grandi cani neri cogli occhi lucenti ne han percorso frenetici le buie vie? E le grida, le grida stridule di occhiuti rapaci delle tenebre, mio Dio, non hanno lacerato il silenzio della Luna impedendo ai peccatori ogni riposo? Attenti, mortali: verrà un giorno…

Santa inquisizione:
Alzandomi il cappuccio sul capo, ho quindi detto a Dio: esaminiamo. Dio ha risposto: “e occhei, esaminiamo”.
“Quando si ringrazia qualcuno, Onorevole Tribunale? – quando questo qualcuno ci fa un favore, ed è indubbio che tale sia considerata, dai salvati dal colera, l’intercessione divina, supposta certa (bello, eh? – lo scontro di senso) e che ha permesso a quelli di sortir dalla pestilenza con grazia della vita.
Ma ciò presuppone il graziar la vita debba essere considerato un favore ed il far decedere, per logica conseguenza, un danno; che Dio abbia scelto di graziar quelli e non gli altri, significherebbe allora che Dio avrebbe dispensato favori ad alcuni e deciso danneggiare deliberatamente altri, e ciò va contro tutto ciò che i Libri Sacri affermano. Ed allora, o Santo Tribunale, io accuso; accuso coloro che hanno osato scrivere queste parole di aver determinato nel loro animo eretico che Dio agisce anche in danno dell’uomo, e che dunque in empia bestemmia sia stato affermato ch’è falso l’assunto che Egli tutti ci ama, e che perciò Cristo fosse bugiardo e mestatore, e per questa via non si giunge che alla conclusione Dio aiuti Satana nella sua opera di distruzione, ma poiché nessuna distruzione è possibile se non esiste costruzione, non essendo Dio che un corruttore bugiardo Egli non potrebbe essere il costruttore del reale e dunque accuso gl’imputati d’aver con ciò inteso che l’opera di Dio non esiste e che Dio è Satana e allora Satana è Dio, etiam due in unum per tre, fracto…”
– “calma, calma” – dice Dio
– “zitto tu, che non ho capito chi sei” – gli ho risposto, imponendo su di lui il Segno dell’Assunta Ascendente Sulla Scala Santa
– “aaahh!…” – ha fatto Dio
“…ascoltate, Reverendissimi Padri!”– ho proseguito veemente levando in alto le falangi – io sento in questa confusa empietà il lezzo del demonio, o di Dio, non si capisce più niente, talché affermo e domando in Vostra vece sia l’empio da consumar col fuoco fin quando l’anima sua si liberi finalmente monda fin’all’altro mondo ove trascorra in pace la corrosione eterna nelle fiamme dell’empirèo, che tale è il luogo che riceve il rèo, se retto è il mio vedere sì come candido di fede il mio animo; ma ciò accada non prima ch’egli abbia confessato tra i tormenti che ne preparan le carni alla Passione. Ed anche perché ci vogliamo divertire. Alla pira! Autodafé! Arf! Arf!”

Abbiam bruciato il Sindaco, abbattuto la colonna e danzato tra le ceneri commiste libando vin santo mentre salmi di pace eterna e buoni sentimenti si liberavano come fumo in aria. Perché è così che, secondo quelli come noi, Dio si mostra grande.

Laica inquirenza
Dimodoché cimentato il mio spirito analitico, mi son detto:
“Quando si ringrazia qualcuno? – quando questo qualcuno ci fa un favore, ed è indubbio che tale sia considerata, dai salvati dal colera, l’intercessione divina, supposta certa (bello, eh? – lo scontro di senso) e che ha permesso a quelli di sortir dalla pestilenza con grazia della vita.
Ma ciò presuppone il graziar la vita debba essere considerato un favore ed il far decedere, per logica conseguenza, un danno; che Dio abbia scelto di graziar quelli e non gli altri, significherebbe allora che Dio avrebbe dispensato favori ad alcuni e deciso di danneggiare arbitrariamente altri, e ciò va contro tutto ciò che i Libri Sacri affermano, perciò, delle due l’una: o l’intercessione divina che ha ucciso e salvato non è categorizzabile come favore o danno, e allora non c’è niente da ringraziare, oppure lo è, ma allora Dio non ci ama tutti: ama solo alcuni, e le Sacre Scritture sono sbagliate, quindi la Chiesa che le interpreta male non serve a nulla. E noi la paghiamo pure.
Ed allora, ecco che – con tutte le buone intenzioni ed un bel po’ di servilismo bacchettone – i fedeli han fatto col loro padreterno una figura da minchioni pure blasfemi perché gli si è dato del classista come fosse un imprenditore o un politico qualunque, a cui portare ossequio nel caso di favore ricevuto.
Ed inoltre si è tremendamente mancato di rispetto ed umana pietà nei confronti di chi invece è morto a causa di quella pestilenza: il solo fatto che Dio abbia graziato i ringrazianti pone in una luce tenebrosa chi la grazia non l’ha ricevuta; perché infatti – ci si chiede – non l’ha ricevuta? Non la meritava (visto che io ringrazio, è evidente che ho ricevuto un trattamento di favore)? Non era cosa importante che quell’altro morisse, forse?”

Abbiamo allargato le braccia con un sorriso sconsolato; né la bestemmia né la dabbenaggine bastano per mettere al rogo alcuno, ci mancherebbe, però la scuola dell’obbligo dovrebbe avere davvero esami più severi. Se non altro per far sì che tutti riescano ad esprimersi in modo coerente.

E’ proprio quando non lo si fa che arrivano i monaci esaltati. Coi roghi.

Le parole per dirlo


Natale: storico capo della ‘ndrangheta calabrese attualmente in carcere sotto regime 41 bis.

Chiesamariuolo milanese, significativamente ricordato in una bella copertina del settimanale “Cuore” che raffigurava un congresso del Partito Socialista Italiano dove Pietro Gambadilegno, prendendo la parola, diceva: “mi dimetto da Presidente: rubare ai vecchietti dell’ospizio è una cosa che turba pure me”.

Regali: passaggio di beni o favori che ad alcuni è meglio fare volontariamente, sennò…

Bambini: piccoli esseri freneticamente viventi, ed essendo questo il periodo della caccia, non a lungo.

Palle di Natale: si chiamano così quelle che ci raccontano a Natale.

Notte Santa: ogni santa notte in cui, malgrado le notizie, riusciamo a prendere sonno almeno per un po’.

Natività: generazione di bambini a scopo crocifissione (v.bambini).

Bontà: parola generica che acquista significato e senso in una non abbastanza nota canzone di Mina.

Cometa: asteroide che, secondo i telegiornali, è sempre sul punto di cascarci addosso e distruggerci tutti.

Dio: entità molto evocata, quasi sempre in combinazione con altri animati.

Luminarie: qualunque rischiaramento artificiale di qualsiasi origine (es.: razzi illuminanti, bombe al fosforo, napalm).

Neve: in gergo, uno dei modi di indicare la cocaina.

Festa: gergale: “a quello gli facciamo la festa”, “accura, se continui così qualcuno ti farà la festa”.

Presepe: estrapolazione da frase, es: “ma queste son prese per il culo!”

Vergine: parola presente in esclamazione ormai desueta: “oh beata Vergine!…” o nei resoconti in aule giudiziarie: “non sapevo che fosse minorenne/marocchina/zoccola/vergine, anzi, pensandoci bene, manco m’ero accorto fosse femmina; insomma, Signor Giudice: io nulla saccio, mìnghia”.

 

Sotto il segno dei gemelli


Dato che non ho il tempo di scrivere qualcosa di intelligente, nuovo e creativo – o piuttosto non ne sono capace – riempio questo periodo di liete novelle con una roba così. 
Gli è che mi son sempre chiesto se putacaso Babbo Natale nabbe mica a Natale, come Gesù, nel qual caso gli sarebbe gemello ed i Vangeli Apocrifi avrebbero ragione, sbagliando solo sul nome e sul numero (non quella cucciolata di congiunti che dicono, ma solo uno: il Babbo, che però è figlio e fratello. Vabbè, son miracoli).
Voi, per esempio, scrivete al Babbo od al Bambino? Quel poveraccio di San Giuseppe non se l’è mai filato nessuno e va bene, ma, visto che scartare gli scartini è così semplice, perché questa doppia scelta di corrispondenza? Insomma: chi è che li deve portare, i regali? C’è un Ente inutile tra la Scandinavia e l’Empireo?
Son cose più grandi di noi, ma l’uomo è teso a porsi Grandi Domande. Mica quelle scemenze di quando siamo, chi andiamo e se siam venuti, ma invece: com’è che le nostre letterine di desideri, tra Babbo Natale, Gesù Bambino ed il Governo, non se le caca mai nessuno? Sbagliam mica l’indirizzo? O son loro che si mettono mai d’accordo?
No, perché io aspetto sempre quella benedetta Policar, ed ormai son passati più di quarant’anni.
Va a finire che poi arriva e non mi ci diverto quasi più.

natale

Allegorie al galoppo


Ecco un altro ospite in ufficio; potrebbe anche essere l’affare del secolo, se non che…

Come ha detto una volta – mi pare – Garibaldi, negli uffici gira tanta gente e dunque ogni tanto càpita nel mucchio un visitatore inatteso. Questo però era atteso, no? Se avete finito le favole di Natale per i vostri bimbi, provate a raccontargli questa; quando diventeranno grandi, capiranno che non è una favola. Buone feste.

Babbo Natale: – Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!
Io (ironico, distrattamente, lavorando alla scrivania):- ma chi è, babbo natale?
B.N.: – in persona, oh! Oh! Oh!
Io (canzonatorio): – ma guarda un po’: che ci fai qua? Abbi pazienza: ma non eri una leggenda?
B.N.: – una leggenda ‘sto cazzo! Oh! Oh! Oh!
Io: – ah, ecco. (professionale): Va bene, ora mi dica: cosa posso fare per lei?
B.N.: – ma piccolo mio, tra poco è natale! Oh! Oh! Oh!
Io: – e con ciò?
B.N.: – tu sei un bambino buono?
Io (tra me): – ma questo è scemo.
B.N.: – se sei stato tanto tanto tanto buono buono, ho i regali per te!
Io: – guardi, io ho proprio da fare, faccia il piacere…
B.N.: – va bene un miliardo di Euro?
Io: – …che cosa?…
B.N.: – ho qui la tua letterina, tu sei il piccolo Internet, no? Parlo col piccolo Internet, no?
Io: – il piccolo che?…
B.N.: – bè, sei cresciuto.
Io: – …un miliardo di Euro??!
B.N.: – eccola qua la letterina!… te la ricordi? “Caro Babbo Natale, sono un bambino buono buono, quando non mi fanno girare i coglioni, e perciò ti chiedo la pista Policar modello sport con le curve sopraelevate come fanno vedere nella pubblicità con Paola Pitagora, bella gnocca, per inciso. Ti aspetto a Natale, anche se non c’ho il camino e ti toccherà suonare parecchio alla porta, come il papà quando litiga con la mamma. Ti saluto con la manina, il piccolo Internet”. Che carino. L’ho un po’ corretta perché avevi fatto qualche errorino di ortografia, eh!…
Io: – maccheccazz…
B.N.: – …bollo, spedizione, eccetera eccetera, natale 1968!
Io: – 1968?
B.N.: – 1968!
Io: – ma chi cazzo è lei?!
B.N.: – ma come chi cazzo sono; te l’ho detto prima! E poi, dài, pensi che siano in tanti a girare per aria con le renne, vestiti a ‘sta maniera? Sono Babbo Natale no? Santa Klaus, Pére Noël, Daddy Christmas, Cin Ciun Cian…
Io: – io telefono alla polizia.
B.N.: – allora, sei stato buono buono davvero?
Io: – ma io telefono alla polizia.
B.N.: – allora dammi la manina e chiudi gli occhietti!
Io (sbottando): – ma cosa vuole lei? Ma si rende conto? Viene qui a parlare di miliardi di Euro a me che ho appena versato l’IMU? Vuole farmi venire un’ulcera? Vada fuori di qui!
B.N.: – bè, le piste Policar non le fanno più e dopo quarant’anni, gli interessi composti, la mora, le sanzioni, la sanatoria, il capital remainding, la scala mobile, le versazioni cartolarizzanti…
Io: – ma che cazzo va dicendo?…
B.N.: – …l’insider trading, il compound resource, il pil il pool e il pampoos, il conflitto di attribuzione, la tassa sull’insoluto, quella sullo smarrimento…
Io: – ma cosa dice!
B.N.: – insomma, totale: un miliardo di Euro, se Kurtz non mi ha sbagliato i conti.
Io: – e chi è Kurtz?
B.N.: – il folletto ragioniere; d’altronde era lui che si era perso la letterina.
Io: – oh sacramento, mi gira la testa.
B.N.: – beh, ti compri l’Allegro chirurgo e ti fai la medicina, piccolo.
Io: – …la Bayer mi compro… costa più di un miliardo di Euro…
B.N.: – ehi bambino, vorrai mica fare il commerciante da grande?…
Io: – ma chi è che sei, TU?
B.N.: – oh beata Santa Klaudia: sei stato bocciato a scuola quest’anno?… io sono Bàb-bò-nà-tà-lé! Guarda il labiale! Bàb-bò…
Io: – non posso crederci!…
B.N.: – ti faccio un disegno?
Io: – non ci credevo manco da bambino…
B.N.: – …vedi il sacco coi giocattoli, le renne… Babbo Natale, Babbo Nataalee… eh?
Io: – Babbo Natale qui… dopo quarant’anni…
B.N.: – sei commosso, piccolino… lo so, sei contento di vedermi!…
Io: – e ti eri perso la mia letterina, eh?
B.N.: – ehm, bè, veramente…
Io (trasognato): – la Policar: figata!… otto macchinine otto, le sopraelevate, i box, le bandierine…
B.N.: – su, dammi la manina, chiudi gli occhiett…
Io: – ma vaffanculo, va’! lo sai cosa m’avevano regalato quella volta lì? Il piccolo chimico!
B.N.: – ehm, sì, mi rendo conto, ma sai…
Io: – mi sono fatto un’ustione di secondo grado con la limatura di ferro! Mancava anche il bisolfato di sodio! Non si poteva fare un corno con la versione base! Ho avvelenato il canarino coi vapori di metile, l’unica cosa che sono riuscito a fare!
B.N.: – un increscioso incidente…
Io: – e ho incendiato il tavolo della cucina con il tetraetano di zolfo! Poi ho buttato tutto nella spazzatura e alla portinaia è venuta l’orticaria!
B.N.: – accipicchia…
Io: – bene, fuori la Policar.
B.N.: – ehm, bambino, ascolta…
Io: – ehi, voglio la Policar! L’ho aspettata quarant’anni!
B.N.: – vorrei tanto dartela, ma capiscimi: non la fanno più!
Io: – e io voglio la Policaarrr! Ma che cazzo di Babbo Natale sei! Gesù Bambino è più figo: non ti caga nemmeno lui, ma almeno è un neonato, cosa vuoi che capisca! Alla tua età invece, tu non sei manco capace di trovare una Policar! Dopo quarant’anni! Sei un fallito, sei!
B.N.: – un miliardo di Eu…
Io: – un miliardo di vaffanculo! Mi hai preso per Calisto Tanzi? Io volevo il piccolo chimico, cioè no…
B.N.: – povero piccino, guarda, ti do pure una renna di pelouche…
Io (piagnucolando): – ma che me ne faccio di una renna di pelouche!…
B.N.: – ma è fatata, vedi: mangia del fieno di pelouche e caga questi piccoli stronzi di pelouche; carina eh?
Io: – (piango)
B.N.: – tanti dispiaceri, alla tua età?…
Io: – la Policar… quanto mi piaceva… e anche Paola Pitagora ohé, potevi portarmi almeno lei quarant’anni fa… e poi, un miliardo di Euro: solo di IVA son duecento milioni, poi le tasse… – (digitando sulla calcolatrice) – mmm… ammazza!
B.N.: – pensa quanti giocattoli ti potrai comprare!
Io: – sì, giocattoli… mi compro la Lombardia e faccio impalare Calderoli, io!
B.N.: – ah ah ah… sei sempre stato un bambino simpatico… invece potrai giocare con tutti i giocattoli che vorrai, pensa: Mazinga, Godzilla, Barbie, Ken…
Io: – eh, domani, penso giusto a giocare io… –(tra me) – potrei comprare la villa di Arcore, lì, Villa Badalamenti, come si chiama, e al pelato fargli fare il giardiniere: mafioso è mafioso…
B.N.: – ma cosa stai dicendo, Internettino?
Io: – cià, cià, tira fuori il miliardo, che ci ho un sacco di cose da comprare: il mutuo, il leasing, un aereo, i panettoni per Natale, tre o quattro politici…
B.N.: – i giocattoli, Internettìno, i giocattoli.
Io: – ma che me ne fotte dei giocattoli…
B.N.: – ma su, lo sai, no? Potrai comprarti solo giocattoli, tutti i giocattoli che vuoi: Mazinga, Godzilla, Barbie, Ken…
Io: – come: solo giocattoli?!!
B.N.: – ma piccolo mio: sono Babbo Natale, io! Giocattoli certo, e per uso personale!
Io: – (senza parole)
B.N. (giulivo): – allora, sei contento? Hai aspettato un po’, ma adesso sì che potrai divertirti! Allora, cosa dici a Babbo Natale?

Le luci si spengono sull’assassinio di Babbo Natale, perpetrato a bancalate.

x

L’ispettore Senzi ed il caso di Natale


Un piccolo scherzo sui santi, stile Tenente Sheridan

Egli si fece uomo e si fece ammazzare in redenzione dei nostri peccati; cosa che non si capisce mica benissimo, mah; poi risorse ed ascese – forse è meglio riascese – in cielo, alla destra del padre, che poi era quello che lo aveva fatto ammazzare così malamente e, anche qui, non è chiaro bene com’è tutto ‘sto fatto, voi l’avete capito? No, perché non si capisce.
E infatti è un mistero, si chiama: mistero della fede, cioè: chi ci crede è bravo, chi tentenna va all’inferno arso vivo per l’eternità inforcato dai diavoli nell’ira di dio. Oh.
All’inferno ci sta il diavolo, è lì perché aspetta i dubbiosi, gli erronei, chi poco prima si era toccato qualcosa e non fa in tempo a pentirsi perché buttato giù da un coccolone: ma dov’era lei, dio, dalle 18 alle 18:30, durante l’infarto del qui presente? Non trova strano questo infarto senza pentimento? Non era una pecorella smarrita questo qui? Mi segua alla centrale.
Dio alla centrale non fece una bella figura, continuava a dire che lui amava la vittima e che l’aveva presa con sé proprio perché l’amava tanto.
“Un altro omicidio di possesso“ – fece il sergente Galliani
“Eppure qualcosa non mi quadra” – disse l’ispettore Senzi
“Il qui presente dio ha reso piena confessione” – disse Galliani – si farà l’ergastolo con i benefici di legge e fra tre anni sarà a casa; Ispettore, a me il caso sembra chiaro”
“No Galliani” – sbottò l’ispettore Senzi – “il morto non ha fatto in tempo a pentirsi, non andrà ad adorare il sospettato bensì scatafonderà all’inferno; il sospettato dice di amarlo, eppure lo lascia in mano al suo maggiore nemico”
“E’ un mistero della fe…” – cercò di dire dio
“Lei parli solo quando è interrogato” – lo interruppe seccamente l’ispettore, alzando l’indice con un gesto imperioso – “Galliani, ragioniamo” – riprese poi – “tu lasceresti tuo figlio in mano, per cinque minuti, al pedofilo che abbiamo acchiappato lo scorso autunno? E questo bel tipo qui” – disse indicandolo – “lascia un suo figlio in mano nientemeno che all’incarnazione del male assoluto! E per l’eternità! Perdio, Galliani, qua c’è qualcosa più di un semplice omicidio di possesso, qui siamo in ballo con i peggiori sentimenti di Edipo, di Elettra e di Eustorgio, vero? Vero mister diosatuttolui?!” – disse l’Ispettore, voltandosi a guardare l’imputato.
“Eustorgio?”
“Galliani, non sottilizziamo; questo dio qui blatera di amare tutti e poi passa vicino a bambini agonizzanti coi genitori che lo scongiurano di aiutarli, passa e va senza nemmeno dire ‘scusi ho fretta’”
Dio alzò una mano cercando di dire qualcosa, ma l’Ispettore lo fermò con un gesto e continuò:
“Ed è lui che ha creato questo sistema: dolore e sofferenza per tutti e poi un miracolo ogni tanto, quando garba a lui, solo per qualcuno; così salva un cretino che stava per finire sotto il tram e poi, con un bel terremoto, uccide orribilmente migliaia di poveretti! E’ così, signor dio, o non è così? Risponda!”
“Io…” – principiò a dire dio, ma l’Ispettore Senzi riprese: “E l’alluvione dello scorso anno? Se è così bravo coi miracoli, come mai non riesce a farne uno che salvi dall’annegamento quei trentamila, dico trentamila disgraziati? Lei lo sa come viveva quella gente, eh? Erano poveri, poveri capito? ‘Beati i poveri’… le ricorda qualcosa? Donne e bambini annegati nel fango! E questo tipo” – disse l’Ispettore al sergente Galliani – “pretende anche che lo lodino, anzi: che lo adorino mentre guarda affogare la gente, hai capito, Galliani?”
“Cristo…!” – mormorò il sergente impallidendo
“Proprio così, Galliani: ma adesso ce l’abbiamo in mano e non ce lo lasceremo scappare, hai capito, dio?” – l’ispettore si chinò vicino a dio tanto che i due nasi quasi si toccavano: – “tu adesso te ne stai qui sulla terra” – disse lentamente e scandendo le parole – “e ti giuro, ti giuro caro mio, che hai finito di divertirti a far del male al prossimo tuo: ti metteremo in una galera così ben chiusa che il mondo te lo potrai vedere solo in una televisione…” – e qui l’Ispettore fece una smorfia feroce – “…che trasmette solo retequattro!” – dio fremette e sbiancò in volto; l’ispettore si alzò e si aggiustò la cravatta; – “portatelo via” – disse ai due piantoni accanto alla porta. Gli agenti sollevarono dio per le braccia e lo portarono fuori. L’ispettore Senzi ed il sergente Galliani rimasero nell’ufficio. Cominciava ad imbrunire; il sergente era fermo accanto alla scrivania a braccia conserte; ci fu un momento di silenzio, poi il sergente disse:
“Allora ce l’abbiamo fatta, Ispettore”
Senzi si avvicinò alla finestra, guardò fuori, si accese una sigaretta e senza voltarsi rispose:
“Pare di sì, Galliani”.