Motorama


Perché non raccontare, a futura memoria, l’esito delle mie ricerche finalizzate all’acquisto di un motociclo che mi rendesse finalmente libero e selvaggio? E come s’usa tra noi, ecco il dialogo integrale con gli ultimi due rivenditori:

Porta: – plin plonn…
Concessionario Suzuki (traduco dal giapponese): – cosa desidera?
Io: – una moto, che domande.
C.S.: – per lei?
I.: – non faccia lo spiritoso
C.S.: – quale modello vorrebbe comprare?
I.: – la RZWYQFRPP-KK123456789 e 10
C.S.: – non faccia lo spiritoso. Guardi, abbiamo quel cifone lì che le dovrebbe piacere
I.: – quel cifone lì?
C.S.: – sì, quel cifone lì.
I.: – bello, in effetti.
C.S.: – mica male eh? Tutta cromata, dieci hp, si potrebbe ripartire, certamente non volare, ma viaggiare…
I.: – vabbè, ho capito; quanto costa?
C.S.: – per lei…
I.: – dàje!…
C.S.: …9.999,998 euri più la tassa di circolazione, quella sull’immatricolazione, quella sul macinato, quella…
I.: – vorrei una Bandit 650 S nuova versione, color nero, al costo di Euro 6.200, più set di borse GIVI, un completo antipioggia due caschi a mordacchia rialzabile, guanti e bastone.
C.S.: – è uno con le idee chiare, lei
I.: – modestamente.
C.S. – ma guardi, guardi qua, caro cliente: una D-Fronz bìbòbà, 750 cavallucci apparigliati, tre cilindri avvitati proprio qui, cambio al volante, fanali omaggio, due ruote belle tonde, marce, peretta, c’è tutto, più stabile ai bassi regimi, adatta al turismo di massa e all’emigrazione, conforme all’uso per minorenni, minorati, anche vecchi scemi, utilissima per fughe in avanti ed altri sotterfugi, solo diecimila, che ne dice?
I.: – vorrei una Bandit 650 S nuova versione, color nero, al costo di Euro 6.200, più set di borse GIVI, un completo antipioggia due caschi a mordacchia rialzabile, guanti e bastone.
C.S.: – è uno con le idee chiare, lei
I.: – modestamente
C.S.: – via, ci salga, la provi, lo faccia per me, mi faccia contento
I.: – ma se non me ne frega niente…
C.S.: – …ho moglie e tre figli, un’amante, due zie invalide…
I.: – …che palle…
C.S.: – ci salga, sarebbe il più bel giorno della mia vita
I.: – (salendo con difficoltà): – …’cramento…
C.S.: – che ne pensa?
I.: – (da terra, sotto la moto): – non mi sembra quella adatta.
C.S.: – meglio così.
I.: – (uscendo): – me ne vado scornato
C.S.: – arrivederci! Torni a trovarci non appena esce pazzo!

Esco et entro in un’altra rivendita; al bancone reception un tizio baffuto che pare un ex play boy riconvertito a fottere motociclisti; mi avvicino cautamente.

Tizio: – ehilà.
Io: – ehilà.
T.: – allora?
I.: – eh.
T.: – moto?
I.: – già.
T.: – questa?
I.: – no.
T.: – quella?
I.: – sì.
T.: – firma?
I.: – qui?
T.: – qui.
I.: – qui.

E adesso ciò la moto, brum brum! E’ stato facile! Vedeste come vado: sembro un puffo gigante con il cappello al contrario e la gente mi guarda e dice: com’è bello chissà se è sposato. Io non sono sposato, ma loro non lo sanno, e io viaggio a trenta all’ora felice con una coda di camion dietro di me per familiarizzarmi con il mezzo e perché c’ho una paura della madonna; chissà che m’è passato per la testa di comprarmi la moto gesù cristo, la moto è pericolosa e forse è meglio che la spengo e la metto in garage; se l’avessi, il garage, ma non ce l’ho e quindi mi tocca girare con la moto senza potermi fermare mai.
E sta arrivando la neve.

 

ED ORA ECCO UN DETTAGLIO DELL’ACQUISTO

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Eccomi qui. Sto ritirando il pacco; il pacco delle attrezzature, intendo; la moto è là, bella e possibile, nera e lucente, catafalcosa di borse sul culo all’insù che tiene, mi aspetta silenziosa e – secondo me – mi guarda.
Mi vesto; – mi devo vestire con quella roba qui? – chiedo al Vecchio Volpone della rivendita; – certo – mi risponde con un sogghigno. Io guardo spaurito il monte nero di vestimenti per il motociclista trendy e figone quale devo divenire, partendo dallo stato di larva.
Non starò a descrivervi i dieci minuti di battaglia al termine della quale passo da larva a bozzolo ed ora mi mancano solo le antenne per sentirmi, finalmente, un mostro pazzo.
– Ecco la sua moto – mi dice il Volpone – sia prudente per i primi centomila chilometri; grazie e arrivederci, forse. – egli scompare su per le scale; sono solo sul piazzale, io e lei.
Lei mi osserva, par quasi che sorrida. O forse ride? Mi accingo a salirla in sulla sella: è una parola; vestito, diciamo, a quel modo non riesco nemmeno ad alzare un braccio, figurarsi una gamba; l’acchiappo per le orecchie e tento.
Non starò a descrivervi il quarto d’ora di lotta senza esclusione di strappi ai legamenti dopo il quale sono davvero in sella. Eccomi in sella: e adesso?
Non avevo pensato bene a questo momento fondamentale: adesso dovrei partire, credo. Già, partire. Giusto giusto giusto. Dunque allora: dev’essere quel pulsantino rosso qui; pìgio: non accade niente; pìgio e ripìgio aiutandomi con qualche facile bestemmia da riscaldamento; nulla. Guardo intorno a me con aria invocante: nessuno passa per quel piazzale desolato che ora mi pare il deserto del Gobi a mezzogiorno; sarà allora quel pulsante qua.
Pìgio, invocando la vergine e i suoi peccati: nulla. Muovo febbrilmente delle levette qua e là: la moto sembra un morto.
– Puttana malora… – gemo tra me davanti al cockpit inerte e alle decine di barrette mobili sul manubrio, sentendomi come la povera Laika a bordo della Soyuz.
– Come cazzo si accende? – è la domanda che faccio al Vecchio Volpone dopo mezz’ora in cui non starò a descrivervi il viaggio dalla moto agli uffici della rivendita, raggiunti dopo aver nuotato sul piazzale ed essermi trascinato come un paralitico su per quella maledetta scala al prezzo di due vertebre lussate, il gomito del tennista ed un ginocchio della lavandaia; – con la chiave – mi risponde Lui, senza alzare gli occhi dalle carte. Ristriscio fino al mezzo lì in mezzo (al piazzale), arrivando che peso la metà e ho pure quasi esaurito tutte le bestemmie che mi ero preparato per l’occasione. Sogno di salire come Zorro, con un salto agile e galoppare via, che gliela vorrei far vedere io a quello stronzo e, piangendo, scongiuro la moto di aiutarmi e di non cadere per quanto io faccia di sbagliato in quella importante situazione. Pur commossa, la moto non m’aiuta. Ma infine.
Trac, fa la chiave; brubruumm, fa il motore, e il più è fatto. Clac, fa la marcia; i leds sono sfavillanti, qualcuno occhieggia, altri restano sornioni, la lancia del contagiri trema nervosa, alle finestre molte facce mi guardano, qualcuno mi indica ad altri dietro che si affacciano subito; un fumo grigio esce da qualche buco che non vedo ma penso che vada bene così; allento la morsa sulla frizione e percepisco un fremito cavallino; che faccio, vado? Mollo un altro po’, la moto si muove ed io pure, pur se con qualche resistenza che mi consuma le scarpe sull’asfalto; il piazzale mi scorre sotto il culo, la strada fila via liscia, dietro di me un grande applauso, la gente si abbraccia, gridano; il lancio è riuscito. Un’ovazione così, neanche a Jimmy Page.
E’ bello far bene le cose.

3 pensieri su “Motorama

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