Il Pensiero a Nazca


nazca
A Nazca, in Perù, si trovano certi strani disegni sul terreno che raffigurano forme di animali od astratte. Sono parecchio antichi, e furono realizzati semplicemente asportando i sassi che ricoprono la superficie in questione lungo il loro tracciato, così da evidenziare il più chiaro terreno sottostante. Hanno dimensioni enormi, di svariate centinaia di metri e perciò, cosa curiosa, sono visibili solo dall’alto.
Quanto dall’alto? Quanto basta: si sale si sale e si sale (in mongolfiera, per esempio) finché si dice: “toh, ecco là il disegno”, poi non c’è più bisogno di salire. Ecco come si possono vedere.
Il fatto che dall’altezza del suolo non si veda altro che una specie di sentierino, ha indotto alcuni tizi (alcuni miliardi) a tentare di convincere altri (così che l’altrui convinzione potesse tornare a rinforzare la loro) che i disegni erano stati fatti per essere visti da visitatori alieni.
La ragione potrebbe essere questa, in effetti, nel senso che se gli antichi peruviani credevano nei visitatori alieni, potrebbero aver fatto i disegni a quello scopo. Ma ciò ha convinto alcuni (sempre gli stessi) che dunque i visitatori alieni c’erano, e visitavano regolarmente il Perù precolombiano.
“I peruviani primitivi hanno fatto i disegni per essere visti dall’alto, ma chi poteva volare a quel tempo? Solo degli alieni; dunque gli alieni esistono” – questo è il processo mentale utilizzato dagli Alcuni; chiamiamolo qui, per comodità, pensiero a Nazca. Come si vede, è alieno dalla logica utilizzata da chiunque nella vita di tutti i giorni ed è lo stesso che – poniamo – porterebbe a ritenere prova dell’esistenza di Dio nei cieli, il fatto che quando uno accidentalmente si pesta un dito bestemmia e, solitamente, guarda pure in alto.
Ovviamente, non solo gli alieni potevano solcare il cielo del Perù, allora come oggi, ma anche gli uccelli. Allora come mai non si è pensato ad una razza di uccelli intelligentissimi che esistevano ai tempi del Perù e avevano a che fare con quei peruviani? Tantopiù che molti di quei disegni raffigurano appunto uccelli. Questi uccelli-scienziati si sarebbero poi estinti perché gli uomini, invidiosi – e ti pareva – della loro intelligenza li hanno attirati con l’inganno e il becchime e li hanno uccisi.
Questa storia ha quasi tutte le caratteristiche di una buona religione: è astrusa, coi suoi uccelli intelligenti, contiene lotte ed intrighi ed è contraddittoria, perché degli uccelli così in gamba non si sarebbero fatti infinocchiare da quattro stronzi sanguinari a culo nudo. E allora perché una storia così non ha attecchito?
Non ha attecchito perché non è bella quanto la storia dei visitatori alieni; voi chi scegliereste tra una fotomodella di vent’anni e la sciura Pinuccia? Ebbene, questa dei visitatori alieni è più sciarmante; ma non solo per il soggetto: anche a causa della mancanza di una conclusione: i visitatori alieni c’erano allora, e chi ci dice che non ci siano anche oggi? Esiste un aspetto progressivo in questa storia, che quindi la fa ancora vivibile.
Questo rende chiaro del cosa sono e perché esistono le religioni: perché sono storie belle che non si concludono. Le fiabe invece sì: vivono poi tutti felici e contenti e, dunque, se ne vanno lasciandoci soli. Fanculo. Gli alieni al contrario fanno finta di andarsene, ma poi ritornano, come il Redentore, che infatti comincia con re-. E vuoi mettere, poter sperare di rivedere Gandalf e tutto lo staff.
Però c’è un problema: bisogna dare alla storia la massima veridicità possibile, cioè la massima attinenza con ciò che nella vita pratica vediamo; questo dà più credito alla cosa e rassicura un po’ il nostro cervello che, poveretto, cerca di fare il suo lavoro e reagisce alle minchiate troppo di minchia mandandoci continui segnali di allarme pensiero incoerente. E come si fa a chetarlo?
Per esempio, chiappando degli scienziati e facendogli analizzare la Sindone, poi, quando quelli dicono che risale al XIV secolo D.C. perché l’analisi al carbonio-14 rivela così, dici: “ah, ma quella prova non vale perché due secoli dopo la chiesa si è bruciata e perciò il carbonio si è pasticciato su”.
Al che lo scienziato potrebbe dire: “no, un momento: la Chiesa sarà bruciata, ma un miracolo ha fatto sì che la prova al carbonio 14 funzioni lo stesso, e la sindone è del 1300”. Disgraziatamente, gli scienziati non sono mai così fantasiosi.
Se la prova non dà l’esito sperato, comunque, mai disperare: si prendono altri scienziati (insomma si cambiano quelli troppo scientifici) e gli si fa rifare la prova; dài e dài, prima o poi arriva lo scienziato assunto perché cugino di qualcuno, o quello anabattista mormone o che, e la Sindone risulta del 33 D.C., di Giovedì. Finalmente.
Così si è raggiunto uno scopo doppio: quello di dimostrare insieme che la scienza non è sufficientemente precisa, e che in ogni caso ha avvalorato la fiaba; pare contraddittorio, ma state attenti: è un risultato straordinario, perché:
1 – la scienza non è precisa, ma, per quel poco che può fare, mi ha dato pure ragione
2 – se mi ha dato anche torto, che volete farci: non è precisa!
3 – se la scienza non è precisa, mica vorrete credere solo alla scienza. E quindi parlo io.
4 – ultima ma importante, si può dire al quel rompipalle del proprio cervello: “ma cosa vuoi? Non vedi che sto pure a sentire gli scienziati?”
A Torino, fino pochi anni fa, viveva un tipo che si chiamava Gustavo Adolfo Rol ed era celebrato come un mago, un mago vero e proprio che faceva miracoli come un Cristo.
Da chi era celebrato? Dalle “celebrità”, ovvero registi (Fellini, artista sì, ma nel suo campo, come Maradona col pallone) capi di Stato (tipo renzi o berlusconi, capirai) e poi attori, industriali, vecchie contesse, insomma tutti i freaks (nell’originario senso Barnumiano) che la società riesce ad esprimere nei suoi continui periodi di febbre malarica.
Ma come mai era considerato un mago?
Perché faceva, rigorosamente a casa sua e solo per un pubblico di ospiti scelti da lui, giochi con le carte ed altri oggettini.
Allora perché non era considerato un prestigiatore?
A causa del pensiero a Nazca, cioè perché quella era una storia bella che non si concludeva: Rol diceva cose ispirate come “la scienza non può ancora analizzare lo spirito” e le celebrità, che non hanno mai letto Dante oppure lo hanno fatto solo perché si doveva, e sicuramente non sanno niente di Galileo oltre al nome, trovavano poetica e rivelatrice una frase così. Non sanno che è solo evocativa.
Evocativa di che? Evocativa e basta. Appunto. Il resto lo fa il pensiero a Nazca, quello sì onnipotente.

10 pensieri su “Il Pensiero a Nazca

  1. Vero: sto saccheggiando il vecchio sito e ripubblico i raccontini non di cronaca; lo faccio perché sono pigro, ma anche perché dio mi fulmini (tanto non c’è; lui no e io sì: tiè) se ho capito come si fa a trasferire materiale da un sito all’altro: le istruzioni di WordPress sono inintelligibili (visto quante i?), almeno per uno come me. Sull’altro sito, ebbi la sorpresa di ricevere risposta dal Signor Rol in persona. Però era il nipote.

  2. …che in Perù ci fossero i disegnini misteriosi? O che avessimo avuto in casa un mago per i vecchi piccini? In ogni caso, tout se tient: fuori dall’uscio hai un capo stregone coi controfiocchi, che ragiona proprio allo stesso modo degli ufisti itineranti e del mago suddetto. “Ragiona”, oddio: io lo suppongo, perché pensare faccia finta di farlo sarebbe troppo bello.

  3. “…pensarla ‘a Nazca’”, penso che intenda. Se ho capito giusto, sono d’accordo: solo la fine del Mondo potrà interrompere il ‘pensiero a Nazca’, inesorabile come una legge di natura, il che apre un succoso dibattito sugli errori della stessa (per i laici) o degli dèi (per gli animisti assortiti).

Parliamone

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