Ascoltando se stessi


Tempo fa,  leggevo un vecchio articolo di Eugenio Scalfari dal titolo: “L’amore e la pietà del figlio dell’uomo”; incuriosito da questo gruppo di parole così originale (in verità volevo solo scoprire qualcosa sul pettegolezzo del figlio di quell’uomo sconosciuto che diceva lui) ho proseguito nel leggere, e diceva così: “La natività di Gesù di Nazareth dispone gli animi all’ascolto di se stessi e degli altri”.
Sono rimasto folgorato, giuro, folgorato. Ma ci pensi? Quando mai a qualcuno era venuto in mente di ascoltare se stesso?! Vabbè gli altri, che comunque anche di quelli ce n’è mai fregato niente, ma “ascoltare se stessi”: che vorrà dire?
Mi son messo a pensare; seguitando con le invenzioni, pensa, si potrebbe pure, che so, “cercare se stessi” o “ri-cercare se stessi” fino a – fantastico: “ri-trovare – se stessi”; eh, che roba matta?
Ormai vado a ruota libera; pensa: “guardare dentro se stessi”; che pensiero filosofico e mistico insieme, se non sei un anatomopatologo degenerato!
Bene; mi sono allora chiesto: ma quanto tempo ho vissuto senza finalmente ascoltare me stesso? Ora è finalmente venuto il momento; mi metto ad ASCOLTARE ME STESSO pure io, finalmente:


Io: – pronto?… pronto?…
Mestesso: – tu-tu-tu-tu…
Io: – ma che è, occupato?
Mestesso: – no, balbuziente. Oh, era ora che ti facessi sentire.
Io: – è Mestesso? parlo finalmente con Mestesso?
Mestesso: – beh, vedi tu, sei solo in casa…
Io: – ma che emozione! Accidenti, non mi ero mai ascoltato così! Chissà cosa ho da dirmi! Ehi Mestesso, cosa mi dici? Sono qui che ti ascolto! Mannaggia, che roba matta! Eh? Che ne dici? Ascolto me stesso finalmente! Anzi, lo ri-ascolto, finalmente! C’eravamo già sentiti?
Mestesso: – ohé, ti consiglio di tappare quella bottiglia, finalmente.
Io: – accipicchia, ma come fai ad essere così calmo? Io sono al sesto cielo!
Mestesso: – al settimo cielo…
Io: – beh adesso non esageriamo.
Mestesso: – be’, è vero.
Io: – … eee… e quindi?
Mestesso: – che cosa?
Io: – beh, non so…
Mestesso: – boh, hai chiamato tu.
Io: – eh già.
Mestesso: – mh.
Io: – mah!…
Mestesso: – eh.
Io: – oohh, signùr signùr signùr!…
Mestesso: – (fischietta)
Io: – ma insomma, non abbiamo già più niente da dirci?
Mestesso: – ma sì: vammi a prendere un caffè.
Io: – insomma! Dopo tutti questi anni! Non ci sentiamo mai, ti vengo a trovare e tu mi dici “vammi a prendere un caffè”? Ma cosa sono, la tua serva? Mi tratti come una cosa! Io sono stufo sai? Anch’io voglio un po’ di considerazione, basta!… (piango)
Mestesso: – su, non fare l’imbecille.
Io: – bello eh? Ci ho del talento. Mica ci avevi creduto?
Mestesso: – su, non fare l’imbecille.
Io: – e va bene, signor sapientone: dì qualcosa tu, sentiamo! Ehi silenzio, che parla il Signor Mestesso, ascoltate tutti attentamente! Non ti distrarre, Mondo, sennò non ti salvi più dalle tenebre! Orsù, prego Maestro!
Mestesso: – su, non fare l’imbecille.
Io: – ma lo sai che sei un po’ stronzo?
Mestesso: – beh, pensa un po’: e tu, che ascolti te stesso, come ti definisci? Ma ti sei visto? Sei qua da solo come un pirla a “ascoltare te stesso”; ti rendi conto? Tu “ascolti te stesso”! Ma che cazzo vuol dire?
Io: – beh io…
Mestesso: – bella roba; leggi un banalissimo, retorico e fesso luogo comune, assurdo e qualsiasi su un giornale, e ne rimani colpito come un bamba; assurdo per assurdo, perché non ti allacci le scarpe con i denti? O non scrivi la lettera di natale ai Venusiani? O non cammini nudo per strada ballando la conga? Perché non prenoti il cenone di Capodanno in fondo al mare? Solo perché non l’hai ancora letto?
Io: – io…
Mestesso: – stai qui da solo ad “ascoltare te stesso”; oh, sacramento: ma cosa pensi di sentirti dire? Che sei scemo!
Io: – è che… insomma, però mi ricordo che quand’ero bambino me lo diceva anche… come cacchio si chiamava quello là… Don Lurio…
Mestesso: – …Don Bairo…
Io: – …Don Aldack…
Mestesso: – vabbè, quello là!
Io: – mi diceva sempre: “ascolta te stesso! Impara ad ascoltare te stesso! Hai ascoltato te stesso? Che ti ha detto?”
Mestesso: – ah, era Don Angelo; quel vecchio pazzo
Io: – quello che ha tirato il cancellino a Dario; ti ricordi? Gli ha fatto un bozzo che sembrava un uovo di cammello!
Mestesso: – povero Dario…
Io: – era proprio un sant’uomo Don Angelo: una volta ha dato una sberla a Nando che lo ha messo in trance per venti minuti: ha visto la Madonna che porconava!
Mestesso: – senti, amico…
Io: – e poi, ti ricordi che diceva anche di pianificare le feste?
Mestesso: – santificare, santificare le feste… senti un po’…
Io: – vabbè, è uguale.
Mestesso: – senti a me, te lo do io un buon consiglio…
Io: – di non desiderare la roba mia?
Mestesso: – degli altri…
Io: – ah già.
Mestesso: – no, senti invece: piantala lì di ascoltare te stesso.
Io: – dài! E perché? È meglio di “Ascolta, si fa sera”, quelli sì che non si possono ascoltare: gùfano finché non ti ammali; son contenti solo quando crepi perché vai in paradiso; vabbè, son gusti.
Mestesso: – sì, ma senti a me: ascoltare se stessi è una pirlata
Io: – perché tu stesso sei un pirla?
Mestesso: – no, sei tu un pirla a fare queste scemenze. Una cosa è riflettere, che ha un senso, un’altra “ascoltare se stessi”, che non vuol dire una minchia ed è pure pericoloso: qualcuno poco portato per le metafore potrebbe ragionevolmente infilarti una camicia di forza. Le parole sono importanti, è con quelle che ci capiamo. Capito?
Io: – mh… eh… forse hai ragione.
Mestesso: – e meno male.
Io: – e allora, chi devo ascoltare?
Mestesso: – musica, ascolta musica, che fai prima.
Io: – che ne dici di Steven Wanga?
Mestesso: – non esiste, Steven Wanga.
Io: – volevo vedere se eri attento; comunque, ostiate le dici anche tu
Mestesso: – per forza: sono te stesso; è per questo che non bisogna ascoltare se stessi, sennò si sentono sempre le stesse ostiate; bisogna parlare con gli altri…
Io: – …che, per fessi che siano…
Mestesso: – …ti diranno almeno qualcosa…
Io: – …di originale.
Mestesso: – bene; a mai più risentirci
Io: – in culo a donnàngelo
Mestesso: – e a tutti i minchioni – (sparisce)

Io (solo con – o senza – me stesso): – che bella chiacchierata!

2 pensieri su “Ascoltando se stessi

  1. Delle volte penso che è solo un vecchio rincoglionito, ma mi rendo conto che tale espressione possa apparire un tantinello irrispettosa. Mi astengo dall’esternare tale pensiero, quindi.
    Una cosa la voglio dire però, non fosse altro che per dare un senso a questo lungo commento fatto di cose non dette: devono essere messi proprio male quelli che gli riconoscono autorevolezza!
    Questo commento è valido anche sotto un articolo su Pannella o Napolitano, nell’eventualità il copia e incolla.

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