Who are you?


No, dico: ma chi sei/siete, amico/i americano/i che, ormai da tanto tempo, non appena io pubblico una mia cosa piccirilla vi scomodate a leggerla? Ormai sono curioso di sapere chi c’è dall’altro lato della Terra (lo so, la Terra non ha lati: licenza d’ignoranza, la mia) che mi segue così fedelmente.

Se sei un italiano che sta là, good friend cumpà, shòwati, palésati, fatte vede’; possiamo parla’ un poco brucculino together, no?

Se sei uno stranger (for me) che comprende l’italiano, beh: complimenti e tanti, perché il mio italiano è proprio mio ed anche tanti italiani fanno fatica assai a decifrarlo, soprattutto riguardo ai concetti che vi nascondo. Sono felice che mi segui, ma non prendere per buona la mia sintassi o, durante una tua visita da queste parti, ti capiterà quello che càpita a me: doverti spiegare in una altra lingua (ed allora l’inglese potrà certo tornarti utile perché – come saprai – l’Italia è il 51° Stato d’America, o almeno vorrebbe tanto esserlo per emanciparsi dalla condizione di ‘colonia’; qui parliamo tutti l’ìnglisc, e lo pronunciamo proprio come l’ho scritto, perciò vieni, amico straniero, come here: ti divertirai da matti).

Se putacaso foste i Servizi Segreti, calma, boys: talvolta critico l’America, è vero, ma io critico tutto; ogni mattina parto criticandomi la barba, poi vado al lavoro e lo critico, critico il ristorante dove magno (piatto per piatto, e pure il caffè), critico i miei clienti ed i fornitori, la mia casa quando vi faccio ritorno, la cena, il letto, e durante il sonno capirete bene cosa mi capita di sognare. Sono critico di natura, come vi sono i biondi ed i mori (io sono entrambe le cose, ed anche un po’ rosso) non di temperamento; non ce l’ho con voi più di quanto ce l’abbia con la mia immagine allo specchio; rinfoderate i laser e be quiet, relax.

Se sei un virus che butta in America i miei commentini, sei proprio uno strano virus: chi ti ha fatto? Che ti piglia? Ti pare il caso? Ribellati, o virus, al tuo storto destino: pretendi dal tuo creatore una missione un po’ meglio, che diamine; anche una infezione telematica ha la sua dignità: spezza le tue catene e spargiti laddove puoi avere effetto e – magari – successo. Dopotutto l’America è il Paese delle opportunità (così c’han sempre detto) ed anche se oggi sei un piccolo, inutile virus, combatti la tua battaglia: un giorno potresti perfino diventare Presidente. Non saresti il primo, infettivo. (Calma, Servizi: scherzavo, scherzavo).

Oh bene: so long, America, chiunque tu sia ed anche se non lo saprò. D’altronde nulla toglie la possibilità tu possa essere qualcuno che ha schiacciato il tasto sbagliato e non sa più come tornare indietro ed ora si vede recapitare sul computer, ogni tanto, una filippica da l’ostia in una lingua straniera intraducibile, e ti veda costretto ad imprecare più volte la settimana.

Se è così, buddy, mi dispiace; anch’io me la cavo male col computer: ti comprendo, e cercherò di scrivere meno, o almeno meglio.

Sincerely Yours

3 pensieri su “Who are you?

  1. Se lei fosse un pubblicitario, Jean, sarebbe il migliore del mondo ed io sarei l’impresa con il marketing più forte; la ringrazio, con un poco di rosso pudore. L’idea di Noè è affascinante per il fatto che la crociera è stabilito farla in compagnia, e sarei curioso di vedere l’accompagnatrice (di vedere il catalogo, intendo). I miei americani affezionati lettori, o forse solo disgraziatamente – per loro – collegati, persistono nella frequenza, ma non mi hanno dato cenno; credo proprio valga l’ultima ipotesi che feci, d’una connessione fortuita ed ineliminabile. Ma sui Servizi Segreti, chissà: quelli sono abituati a cercare il pelo nell’uovo e potrebbero esser qui a cercare di capire dove cacchio sta almeno l’uovo. Deformazione professionale, insomma. A presto, Jean.

  2. …gli americani, qualche Servizio del loro 51simo Stato o più semplicemente i francesi, qualche lungimirante partito politico (…ma esistono?) o qualche efficiente ottusissimo programma automatico di ricerca ed individuazione di “individui target” tramite le paroli chiavi trovate come funghi nei migliori autunni nei loro scritti internetiani? Può darsi, ma non c’é niente di strano e tanto meno da stupirsi…ed è tutta colpa sua, della sua mente decisamente simpatica ed esuberante, oltre che “accessoriamente”, acuta, preparata, poliedrica (ora non si deve montare la testa…è una costatazione non un complimento :-) ), una mente dunque assai anomala, che, pertanto, facilmente potrebbe diventare il famoso sassolino nella scarpa del gigante… Già, lei non segue per niente il vecchio detto “pour vivre heureux vivons cachés”, anzi…, e a leggerla qui e là, si capisce presto che lei somiglia molto poco alla “recluta tipo”, quella, pure di notevole livello, formatata e per sempre docile. Allora, quale altro gigante potrebbe essere “inquieto” e interessato? …a questo punto mi viene in mente solo quelli del Mensa, che, si sa, mancano crudelmente di news players per i loro super party oppure il buon Noé, si, Noé, chiamato di nuovo alla riscossa, impegnato a stilare una nuova lista, questa volta più coerente, prima del prossimo (nel doppio senso di imminente e successivo al primo) diluvio! Si, facile sia lui, e se dovesse telefonaremi (non si sa mai) per conferma (Noé, dico), le dirò di si, decisamente, e fino a prova contraria, io…, nell’Arca II, una buona cabina gliela riserverei. Molto cordialmente, jean :-)

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