Per non dimenticare


http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/il-memoriale-choc-di-gotti-tedeschi-se-mi-ammazzano-cercate-queste-carte/255566/

Ciao. Ci andate ancora a messa? E pensare che c’è gente che perde tempo a fare le immersioni in mezzo agli squali tigre: dev’essere una noia mortale. Immagina: andate in chiesa, dico proprio la chiesa della Chiesa e vi sedete sulla panca; attorno, le statue altissime sembrano guardarvi; nell’aria un olezzo greve ed un vapore sospeso che si avviluppa lento su se stesso; la luce è fioca e in quella penombra le colonne nascondono la vista di parte dello sfondo mentre cupi appaiono i mille anditi che si aprono nelle pareti, coperte di immagini contorte dai colori sbiaditi dal tempo. Attorno a voi molta gente, ma tutti appaiono catatonici ed assenti, c’è un pesante silenzio e gli occhi di ognuno sono rivolti verso l’altare, dove troneggia alta la figura scolpita di un uomo torturato.

Inquietante, eh? Ma è ancora nulla.
Entra l’officiante, seguito da due fanciulli alle soglie dell’adolescenza; povere anime innocenti: prima di essere affidati a quel signore che parla del Signore, non immaginavano di dover essere toccati così duramente dalla grazia del signore (il primo). Inizia il rito: dovete alzarvi, e immediatamente v’ingiungono di risedervi, quindi siete comandati di cadere in ginocchio; cominciate ad avere paura: metti che ora vi fanno anche stare carponi e poi vi dicono: “giràti”.

Dal nartece (che non mi ricordo che cazzo è ma voi lo sapete di sicuro perché avete fatto la ricerca) absidale la voce del signore (sempre il primo) viene diffusa carica di echi multipli, talché sembra che il prete parli con più voci, come un indemoniato. Ma non è così semplice, scoprirete.
Lo scoprirete presto, perché le ombre che si allungano dalle navate, il profumo aspro degli incensi e i salmi monotoni, ripetuti sempre uguali vi stanno dando un crescente malessere; avete la nausea, la gola vi brucia e una leggera vertigine fa emergere in voi una sottile angoscia; vorreste uscire, ma non potete muovervi senza calpestare decine di vecchie bagasce dalle mandibole che sbattono ininterrottamente e una quantità di ragazzetti con la faccia da fesso e la chitarra che ripetono striduli nenie da alienato; vi gira la testa, vi sentite mancare, temete di accasciarvi privi di coscienza proprio in un luogo come quello quand’ecco che suona una campanella e la folla attorno a voi si alza in piedi, muovendo dalle panche; per un attimo confidate di poter finalmente uscire da quelle mura tenebrose, ma notate con disagio come tutti formino una fila che inizia a muoversi lenta, oscillante al centro della navata; guardate la direzione di quel moto e vi rendete conto con orrore che quel serpente umano sgranato si trascina piano verso l’altare dove l’officiante si è posto fermo, in attesa, sotto la statua angosciosa dell’uomo inchiodato; vorreste andar via, ma non avete la forza di fuggire: siete presi in quella fila; con la testa rovesciata sulle spalle trascinate i piedi verso quello sfondo; i canti salgono di tono, i vapori penetrano le narici, avanzate come automi senz’anima, senza pensiero e senza volontà sentendovi morire.
Ora siete vicini al prete, gli siete molto vicini: potete distinguerne la pelle untuosa e le mani tozze con le unghie troppo lunghe; egli afferra qualcosa da un grande piatto che l’adolescente sorregge accanto a lui; non riuscite a scorgere bene ciò che il prete ha nella sua presa adunca; egli dirige le sue mani verso di voi e, gesticolando, rapido vi infila qualcosa nella bocca; sentite come in un soffio la sua voce che mormora: “il corpo di Cristo…” ed in quel momento il fanciullo che gli è accanto inclina il piatto con una smorfia attonita e voi vedete, vedete che è pieno, è pieno, è pieno di membra umane in brani sanguinosi; vorreste gridare, ma il boccone vi ferma la lingua, sentite colare lungo il mento qualcosa di viscido, non riuscite al liberarvi dall’orrore, sentite che state soffocando, il vostro corpo è spinto di lato, state cadendo, precipitate come da una montagna.

Siete caduti dal letto e avete trascinato nello spasmo anche l’immaginetta di San Callisto che era della nonna ed avete sempre tenuto sul comodino. Con le mani tremanti la raccogliete e vi dirigete verso il gabinetto; ecco, è andata. Appoggiati al lavandino tentate di dominare il respiro e vi guardate nello specchio, spaventandovi della vostra espressione. E’ stato solo un brutto sogno, un incubo, un nightmare, almeno su internet. Devi calmarti – dite a voi stessi – devi pensare a qualcosa di bello; tra poco andrai in vacanza, andrai in posti bellissimi e farai splendide riprese di quei mari che ami tanto. E poi la guida ha detto che stavolta ti farà nuotare tra gli squali tigre. Pensa.
Vi lavate la faccia e sentite i battiti del vostro cuore lentamente rallentare; riguardate il vostro volto nello specchio: a parte i capelli presbitero, siete quasi tornati umani. State per partire in vacanza, finalmente.
Uscendo dal bagno giurate a voi stessi che da domani non avrete più pietà per quelle belve.
E non state pensando agli squali tigre.

2 pensieri su “Per non dimenticare

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