Lavoro finattardi


(Oh quant’è divertente fare il verso a quelli seri)
 
 
Il mar nero che scende;
Sequènzio nella sera
I cosi qui, che ancora
Lo scriba attendono.
Né lùmini e neppure
Voci, né passi infine.
Ah no, c’è ancora visi:
né visi dunque, né visi a me d’accanto
in quel di via del giorno
ancora un bel po’.
D’ore.
Mi s’attende? Mah.
Oltre le muraglie
Ritte a limitare
Il Tempo, e il luogo dei diuturni atti
Qualcuno ci sarà sì di sicuro;
No? Eh? Sì, tèmpo sgraziato
Sebbene tu che piéghi
E le mappe mie, e le tracce
Che dirigono altrui sulla mia pelle
Perché lo fai?
Sì lo fai a tutti, ma non è quel che ti chiedo.
Lavoro. Carte e schemi
Rivolgono a me i lor problemi
E inane restano
In attesa.
Comodo.
Inoltre par che crescano
Se appena il viso volgo
Oppur m’assento.
Ecco, ritorno, ed un che s’è mosso,
Qualcosa s’è perduto e non si trova,
Altro è mutato; dov’è ora quella roba
Che serviva a quella cosa
Che dovevo dare a chi
E dove c’era scritto…
Scribo e rimango
Tardi. Scartoffio l’accartocce e altro faccio
E curo il ninnolo nano
Di questo commercio
Che è poi il cibo
Che è poi la via e la vita
Altro che palle, ahò.
La sera s’affaccia ai vetri
Tingendomeli tutti in buio
Ma io la tengo fuori
Perché ho la luce
Qui dentro
E poi in ufficio
Comando io.

Parliamone

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...