Canto del campanilista traslocante


Il trasloco di casa è insieme un poco traumatico ed un poco esaltante; io l’ho solo esaltato, in modo matto naturalmente, qui.

Lettori: vacanza è morta! Splende solitaria una luna chiara sul mio mercato! Esorto inutile il destino! Peggio mi sento nel tempo di passaggio sul viale delle foglie secche! Mi s’è rotta la macchina! La laurea mi ha lasciato! È cosa vecchia? Per voi! Io, mai stato così felice! Sono bugiardo! Ciao, cari Lettori; ho voluto aprire questa corrispondenza in modo squillante come faceva anche l’Alighieri ogni tanto: un canto mesto, uno iracondo, uno appassionato ed uno squillante; dice: ma chi ti credi? L’Alighieri? – non solo, immaginatemi anche come Coltrane al sax: io che attacco Browser in your net: squillante no? E pure surreale; surreality, ecco la parola.
Cari Lettori; anche voi state traslocando? E allora ve ne starete lì a smontare mobilie che il tempo ha fissato alle pareti e nei cuori (bella questa, eh? ‘alle pareti e nei cuori …’ ah, che poeta son!) ed intanto io vi scrivo codeste rime non in rima perché sono originale, più dell’Alighieri, tiè. Non fate cascare i bicchieri. Ce l’avete i bicchieri quelli che non si possono usare? Io no; c’ho i bicchieri che ci si beve l’acqua od, a scelta: vino, aranciata, birra; ma un giorno o l’altro ci voglio bere la minestra, alla faccia dei bicchieri che non si possono usare e che di solito nei traslochi si rompono. I soprammobili invece, si perdono: improvvisamente manca un pupazzo; si torna indietro e si usma tutta la strada perché quello era il pupazzo della nonna, ma non c’è niente da fare e tanto vale abituarcisi: quel pupazzo adesso è libero. I mobiletti poi si scheggiano; ma chi è che ha messo il tavolino in bùssero tra la rete del letto di titanio e la rastrelliera delle alabarde? Si rovina, così! Io non sono stato; e nemmeno io; e visto che siamo in due non resta che l’animismo. La poltrona quella sfondata, non si sa perché ma non la si butta mai; eppure l’occasione è ghiotta: paf, un calcio e la poltrona sbilenca casca dal camion dei traslochi e va a raggiungere il pupazzo, che dio li abbia in gloria. E inoltre quel giorno lì si litiga, è garantito; si litiga come su appuntamento. I porci si sprecano ed è sicuro che il Curato – il giorno del trasloco – non si fa vedere, come è sicuro che il Curato della nuova parrocchia verrà appena vi siete seduti sfiancati dal trasporto a bussare e ficcanasare in casa finché, con una scusa, non lo si butta dalle scale. Se non venisse il curato, il buon dio manda un vicino; il vicino arriva con una crostata vecchia come il centro storico e vi tira su dalla poltrona (quella sfondata) in cui vi stavate appisolando, per dirvi quanto è contento che siete giovani, che siete italiani e che siete laureati. In verità non gliene frega un’ostia ed è venuto/a con lo stesso scopo del Curato: ficcanasare per sparlar di voi a casa sua. È bello il trasloco: si arriva in un posto che non ti conosce, né lo vorrebbe, e s’incontra il giornalaio che, appunto perché non ti conosce, non ha mai il numero nuovo della rivista ‘Esegesi fenomenica del nudo integrale’ che compri ogni settimana nascondendola dentro Tuttomotori; c’è il giorno del mercato rionale, ma non è il mercoledì e non c’è Gino coi suoi formaggi tentatori; il semaforo dura troppo ed il campanile è anche un po’ storto, ma nel nuovo paese tutto è ancora da scoprire: come vive la gente da queste parti? Vieni a sapere che il Teatro Sociale mette in rassegna Monk e ti precipiti a prenotare due file di sedie per poterti sdraiare cullato dal Genio; in tram ti viene in mente che Thelonious Monk è morto nel 1982, ma qui è un posto nuovo e chissà cosa può succedere; arrivato a destinazione, vedrai che il Teatro Sociale è la parrocchia e che Monk è un cartone animato locale la cui sigla è eseguita dagli allievi minorenni della scuola di musica La Santa Biscroma. Pazienza.
Il condominio è luminoso e c’è un bel balcone; c’è apposta per ricevere l’acqua da quello di sopra dove coltivano un angolo di Amazzonia sul quale fanno piovere in continuazione, e si sentono anche i tuoni; sotto di voi invece abita l’unica centenaria non sorda del Continente e, malgrado non la vedrete mai, saprete che continua ad esistere per le continue lettere dell’amministratore che vi comunicano quanto il vostro respiro sia percepito dall’anziana vicina come irritante.
Per fortuna a fianco abita Paolo, un simpatico e spiritoso giovane uomo con mille interessi nella musica, nell’arte e nello spaccio di cocaina. Quel giorno che vi dirà ‘ah fammi un piacere: sono via, posso fare arrivare un pacco da te?’, andate in vacanza all’estero.
Naturalmente i nuovi colleghi di lavoro sono accoglienti con voi, all’inizio; c’è la copia esatta di Alfredo, quello che fa sempre gli scherzi tipo il sale nel caffè e la puntina sulla sedia; c’è la copia esatta di Mario, quello taciturno di cui si sa solo che si chiama Mario, forse; c’è la copia esatta della Mariella, quella svampita e bonazza che sembra Sandra Milo prima delle Termopili e che ogni tanto qualcuno cerca di farsi poi ci rinuncia perché è davvero troppo scema; e c’è uguale il direttore, tarchiato, quasi pelato, sempre con la giacca, che gira di fretta come avesse sempre un posto dove andare, ma mai dove viene mandato. Anche la vostra scrivania è uguale: di fòrmica, come il banco delle elementari; tastate per sentire se sotto ha attaccate le stesse cicche. Le ha.
La parlata del luogo vi affascina; voi strascicate le ipsilon, come si usa nella vostra terra di partenza? Qui hanno la u sibilante; voi arrotate i dittonghi se preceduti da un anacoluto? qui hanno la tripla negazione dubbia nelle subordinate interrogative di risposta. Anche il tono del discorso è curiosamente diverso: al vostro paese di origine non direste mai a nessuno “fatti i cazzi tuoi” in risposta ad un favore, direste “grazie”, ma qui è diverso, pensa; ed, augurando la buona sorte, da voi si dice: “in bocca al lupo”, ma non fatelo qui se non siete veloci nella corsa. Ricordate anche che la squadra cittadina ha la maglia gialla e blu e non blu e gialla; i blu e gialli sono i giocatori della squadra avversaria e le risse allo stadio qui sono particolarmente caotiche: partecipate anche voi, portando un vento esotico in paese!
Avete mai mangiato la pizza al gelato di pollo? La scoprite nella rosticceria della piazza principale insieme a tante altre stranezze culinarie; sapevate che il cocktail di acqua di fonte e pestato di ortica è afrodisiaco? Ma solo se ve lo versate sulle parti intime. Conoscevate il formaggio nella ragnatela (si mangia tutto, eh!)? E il sugo rosso senza pomodoro? Cosa sarà quel rosso? Non dimenticate di assaggiare il Cufento del Broleno, un vino che, a seconda della vendemmia, oscilla tra due e sessanta gradi alcoolici e può presentarsi rosso, bianco o anche verde, ma sempre fumante e con quei misteriosi crepitii; bevetelo con gli Snurzi di Cavasazza, i biscottini amari di cui si sputano tradizionalmente i semi masticati nel classico vaso in terracotta prima di riempirlo coll’infuso di gramigna e miele di mosche stercorarie. E salute!
Insomma, è un elettrizzante momento della vostra vita, questo. Il nuovo che avanza vi pesta i piedi e voi ridete per il solletico, come bambini; vi guardate intorno a occhioni sgranati e sorridete bonari pure al vigile che rimira le targhe; i manifesti del candidato locale che ghigna untuoso sopra il cravattone non vi fanno neppure bestemmiare.
Per quanto ancora?

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