Politica fanta geo


Insomma, quanti problemi. E se fosse andata così (cioè con gli anacronismi)?

Un attacco con bombe incendiarie nel cuore di Tel Aviv provocò settecento morti e chissà quanti feriti, perché i feriti crescono anche nel ricordo dei fatti che accadono. Fu, quello, l’ultimo attacco terroristico che ebbe luogo nel Medio Oriente colonizzato da genti europee. Il Premier David Ben Gurion fu sospinto, e Dio sa quanto non ne avesse bisogno, da una furia popolare di bibliche dimensioni: entro sei giorni l’esercito di Israele, nato pronto, si riversò sulle Alture del Golan, da dove erano partiti i terroristi, insieme ai razzi giornalieri che punzecchiavano le periferie delle città con un morto quotidiano che teneva ben scoperto il nervo dello Stato più precario del mondo. Fu così che nacque la guerra d’invasione; per altri tutto proveniva dall’appoggio dell’America a progetti di appropriazione dei territori ricchi in petrolio, condizionato dall’accordo che Israele avesse in Medio Oriente il ruolo militare che l’America non poteva giustificare sul fronte interno. Ma la furia non ha ragioni politiche, ha solo giustificazioni.
La Siria e l’Egitto sòrsero immediatamente contro l’invasione, come – più tardi – l’Arabia Saudita e fu ciò che tutti andavano cercando: senza armi nucleari, ma con un attacco progettato da tempo, Israele condusse la sua aviazione a colpire le installazioni missilistiche così ben segnalate dai satelliti americani, e le basi aeree del nemico. Appiedato,questi fu lento e ruggente mentre veniva colpito da lontano.
Strette in una pinza stavano Egitto, Siria, Giordania e Libano, quest’ultimo inoffensivo per l’antico tracollo, e, minati i territori,Israele si rivolse all’Arabia con tutta la sua forza, e all’Iraq e al vicino Kuwait che stava come uno che prende il sole in un bel giardino e si trovi di colpo arrestato in manette.
La furia non si placa con la vittoria, si accende; il senso di potenza invincibile succhiò in su la rabbia per le umiliazioni subite ed ogni episodio diventò nel ricordo più frustrante perché la reazione era adesso possibile; mal incolse all’Iran che confidò nella potenza delle sue dimensioni e della sua bomba: la bomba esplose in mano al lanciatore ancora sulla pista. Israele aveva occhi su tutto il mondo.
Gli stati arabi sperarono ed invocarono un intervento deciso della Russia, lo pregarono, chiesero poi un gesto diplomatico, una parola di denuncia, e questa la ebbero; invischiata con le sue tante piccole guerre ad un terrorismo interno così sanguinario, impegnata a vendere il suo gas, la Russia non mosse uno dei suoi muscoli invecchiati: il Presidente diramò una nota di protesta e fu tutto. Israele dilagò oltre la Libia. E qui trovò il petrolio;molto petrolio, ancora più petrolio; il popolo dell’Esodo si era impadronito della ricchezza allo stato puro, quella che mette il compratore in situazione di necessità, e la strapotenza militare che sapeva mettere in campo contro qualunque Golia, questa arte della guerra imparata così bene chissà come, da un popolo che combatteva da meno di un secolo, teneva gli altri a distanza di rispetto. Francia ed Inghilterra furono le prime nazioni europee a presentarsi pronte ai nuovi affari, Israele offriva petrolio a venti centesimi al barile;Spagna e Olanda scesero dappresso; in Italia cadde il governo, e fu tutto; e la Germania.
La Germania stava cercando di rialzarsi, era scorticata di rovine, la gente pagava il pane con carriole di denari svalutati; la Germania ora aveva bisogno di tutto da tutti; guardava con gli occhi gonfi l’Europa e il Mondo volgersi con attenzione deferente verso la razza di topi che stava come mutando natura; una malinconia rancorosa prese molti tedeschi, che son fatti così. Ma non sarebbero rimasti a guardare a lungo, gli israeliani.
Israele era uno Stato. La diaspora non era più tale: si era tornati alla Terra Promessa. Ma duemila anni dopo, disse realisticamente il Presidente Ben Gurion, è un dopo troppo lungo e gli israeliani sono una razza mista sì, ma sicuramente poco mediorientale. Gli ebrei hanno invece sangue mitteleuropeo e slavo, non più di qualche pozza di Mesopotamia  in un oceano di vecchia Europa. La Mesopotamia non si scorge più.
La Palestina era per loro una idea condivisa: divenne un protettorato. Ma la terra, la Nuova Terra Promessa non poteva essere quella. Nella Germania divisa da un solco di bombe dell’est e dell’ovest nessuno aveva mente per altro che la propria dignità schiacciata, e l’Exodus riprese il mare in senso inverso.
Inghilterra e Francia finsero una breve opposizione, quel tanto che bastasse a dar segno d’importanza; l’America invece non batté palpebra: osservò quei soldati arrivare e spargersi, guardandosi intorno come fa chi torna a casa. Tornò un popolo in armi, nella Germania azzerata ed occupò l’est, che molto più gli si confaceva, storicamente. Grande che era, come la Palestina a loro originariamente destinata, la Germania d’Est dava spazio e pace. E somigliava molto a quei soldati, nati quasi tutti intorno a quelle terre.
I palestinesi e gli arabi non credevano ai loro occhi: Israele era svanita come un brutto sogno ed ora restava solo per ricavare il petrolio; poteva essere considerato un furto, ma il fanatismo queste cose non le computa: Israele non c’era più, questo era l’importante.
C’era invece la Germania Est, terra degli ebrei.
La Russia ottenne che la Germania ovest restasse uno Stato cuscinetto, fuori dalla ingerenze della NATO, e questo semplificò di molto i rapporti tra le due superpotenze: una nazione come quella sarebbe stato un alleato troppo importante, dunque allarmante, ma un moncone abbandonato aveva solo l’importanza di separare ancora più i contendenti. E non era poca cosa.
Invece la Nuova Israele Europea, con la sua ricchezza indipendente e vincolante il Mondo fungeva bene da arbitro mediano: tutti facevano i conti con la assennatezza ed il realismo del suo popolo; la sua abitudine all’ordine, perfino la particolare allegra ironia che talvolta riusciva ad esprimere, e la sua ragione di vittima, provocavano consenso.
Dio nel profondo sa che gli uomini cercano il consenso non in base alle leggi, ma ai bisogni, e lo sanno anche gli uomini; la ricchezza è la soluzione a tutti i bisogni e la potenza è la miglior custode delle leggi che sul consenso si sviluppano. Israele era piantata nel mezzo dell’Europa cambiata dalla guerra, troppo singolarmente potente, troppo esclusiva nella sua Storia e nel suo carattere europeo per dipendere dall’amica America, e questo rassicurò l’unione Russa, mentre la Germania, la Germania di quel dopoguerra si piegò come un ferito e poi si contrasse invecchiando come era accaduto all’Austria post imperiale; al pari di quella, e con la stessa lingua, divenne un confine come tanti.
Israele le somigliava, ma senza quella cupezza malata; Israele era una Germania che piaceva a tutti e somigliava a tutti; non pensando ad un impero, si contentava di una terra, la sua. Separati da quella saggezza,i due blocchi abbassarono la reciproca guardia: in quella fine degli anni quaranta del ventesimo secolo nasceva un nuovo e più promettente ordine mondiale.

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