Mezza mela


Quando si fanno gli esami clinici e, contemporaneamente, i cinquant’anni, viene qualche pensierino che buttiamo in burla.

Eccolo grande; improvvisamente, come nelle favole, è cresciuto e gli hanno consegnata una nuova storia da vivere: tante carte scritte a stampa, piene di grafici difficili, certificavano le cose nuove della sua età da grande. I grandi hanno sempre problemi, glielo dicevano, da bambino. E’ vero, e lui non ci credeva. Ciò che non è vero è che non gli piacciono i dolci.

-La Morte (entrando, spiritualmente): – …C’è nessuno?…
Lui (allegro, sfogliando gli esami clinici): – No.
-La Morte: – Ah, pardon – (fa per uscire)
-Lui: – Dài, pirla, era uno scherzo: entra. Beh? Come va la vita?
-La Morte: – E insomma. Bene, eccomi qua.
Lui (agitando i fogli degli esami clinici): – Ohé, mi hai fatto prendere un bello spavento…
-La Morte: – E’ il mio mestiere, no? – (guarda la biblioteca alla parete) – quanti libri…
Lui (scherzando): – No, scusa, c’è modo e modo; per esempio: non ti fai nemmeno sentire, vieni piano piano, una carezza dolce, un soffio lieve di brezza e un sogno lucente di pace; oppure meglio: tu arrivi come bellissima fanciulla, mi sorridi, dici: “vogliamo proseguire insieme?…” e, occhi negli occhi, mentre le nostre labbra si sfiorano, si va; eh!
-La Morte: – E ci vuoi anche la musica?.
-Lui: – Che musica?
-La Morte: – Tu vedi troppi film.
-Lui: – Stile niente, eh?
-La Morte: – Amico mio: io faccio paura.
-Lui: – Vita di merda, però.
-La Morte: – Non mi lamento.
-Lui: – Mica ti piacerà, far cagare addosso i poveri cristi
-La Morte (legge il titolo di un libro dalla bilioteca): – “Prolegomeni ad una euristica metafisica, cenni sommari di Teoria del tutto” – (fischia sommessamente) – … però… devi essere un uomo di cultura; e cosa vuol dire “prolegomeni”?
-Lui: – Boh.
-La Morte: – Ah.
-Lui: – No, dicevo: uno sta sempre bene, com’è giusto, poi un bel giorno sente delle fanfare tipo fischi nelle recchie, botti al cuore, scricchiolii al collo, gorgoglii di panza, va dal medico…
-La Morte: – Ah ah ah… il medico… (scrolla la testa)
-Lui: – Appunto, dicevo; va dal medico e quello lo guarda con la faccia da pesce che sembra un ragazzino interrogato all’esame di Storia; si rigira in mano quelle carte, le guarda contro luce, le fissa con una faccia tale che ti vien voglia di dirgli: “guarda, lascia stare; muoio volentieri pur di non darti tutta questa pena”; poi inizia a parlare, dice: “eh… mah… dunque… vediamo… ecco… mmm… eee.. lei fuma?”. Tu vorresti dirgli: “sì guarda: fumo, bevo e mi faccio anche le pippe, e allora?” no, perché, dài: gli hai portato tre chili di esami e quello ancora ha bisogno di sapere se per caso ti metti le dita nel naso? Naturalmente ti proibisce di fumare, di bere, di fare sforzi (dunque: niente pippe) e – dulcis in fundo – ti proibisce lo stress, che è una cosa volontaria, evidentemente. Esci che sei pazzo, e ti senti anche in pericolo perché finalmente sei stressato come mai in vita tua mentre pensi che solo pochi giorni prima, prima di guardare in faccia quel gobbo malefico, eri un fiore e sorridevi alla vita concedendoti pure il lusso di qualche minuto di malumore molto chic. Ora ti senti come un fiore di fronte a una mucca. Fortuna che poi, gli esami – (mostrandoli) – tutto bene…
-La Morte (distratta): – Sì, più o meno è così che va… comunque, se ti interessa, tra mica tanto me lo vado a trovare, il tuo medico
-Lui: – Quel cornutone?
-La morte: – Eh sì… stravizia troppo, il soggetto; o si da una bella regolata…
-Lui: – Ma senti senti… guarda: fammi una cortesia, una piccola cortesia, una robina da nulla, davvero un’inezia
-La Morte: – Che cortesia?
-Lui: – Digli che è importante non stressarsi.
-La Morte (sorride): – Sei una bella carogna
-Lui (con aria sognante): – Eh, volevo fare il medico, da ragazzo…
-La Morte: – Già già, sì… è passato un po’ di tempo da allora, eh?…
-Lui: – Beh, insomma; ne avrai fatte di visite, a quelle canaglie dei miei docenti… “bau! Sono la Morte! Stronzo! Adesso non fai più lo sbruffone, eh? Non ti senti più un grand’uomo eh? Càgati addosso, pirla!” Darei qualcosa per vedere la faccia del mio mediconzolo appena gli appari; “buonasera, dottore; è pronto?… le consiglio la risonanza magnetica… mi faccia sapere…” ah ah ah! Oh, come me lo immagino, collo stetoscopio tutto tremolante! “Non si stressi, dottore, che fa male!…”
-La Morte (guardandolo): – E ora sono qui a trovare te.
-Lui: – Eh.
La Morte: – Già. (silenzio)
-Lui (sorridendo) – eh eh… sì… (sorridendo meno) eh. Nel senso, passavi e allora… (non sorride più) …che passavi e…
-La Morte: – (lo fissa in silenzio. Pausa significativa)
Lui (crescente sorpresa allarmata, stridulo): – Ma chi, io?!… Ma… non è mica… non è mica per dire…(La Morte lo guarda in silenzio)
Lui (smarrito, agitato): – …Gli esami!… – (li mostra) – è… per quei fischi alle orecchie? Ma la risonanza magnetica ha detto che non… non c’era… che…
La Morte: – No, egregio, i fischi alle orecchie non c’entrano, stavolta.
Lui (angoscia): – E allora mica quei dolori, che quando corro… ma è un po’ che non… non li sento più, solo un po’ qui, ma… poco!
La Morte: – No, no: quello è un problema muscolare. – (sorride) – Di stress
Lui: – Non mi dirai che quell’abbassamento di vista, così improvviso, o quando mi sveglio la notte, la tosse, il… la… il mal di testa! È un paio d’anni, da… metti il caso quella roba che vendiamo, sono prodotti chimici, vedi mai che… certo che c’ho pensato… ma non pensavo… non sarà mica il… per… questo?
La Morte: – Eh no, vecchio mio: niente di tutto questo.
Lui (tremante, con angoscia sempre più debole): – E allora non… non…
La Morte: – Beh. Sei pronto?…
Lui (perso): – …Io non… proprio adesso?…
La Morte: – Sì.
Lui (trasognato): – …Adesso…
La Morte: – Sì.
Lui (vinto): – …Sono pronto.
La Morte: – E allora Auguri (mostra una torta)
Lui (trasognato): – …Che cosa…?
La Morte: – Auguri, vecchio mio: è il tuo compleanno
Lui: – …Auguri…?
La Morte: – Eh già. Mezza mela. Ti auguro di farla tutta, naturalmente; non si sa mai, eh.
Lui: – Il compleanno?… i cinquant’anni?
La Morte: – Bell’età.
Lui (grida, risorto): – Ma ti venisse un colpo!
La Morte: – Impossibile.
Lui: – Mi hai fatto venire un colpo!
La Morte: – Impossibile. Troppo agitato per essere un morto per bene; dammi retta, me ne intendo.
Lui: – Oddio, che sollievo!…
La Morte: – E’ il mio regalo. La torta, fa schifo.
Lui (sopra le righe): – Tanto non mi piacciono, i dolci
La Morte: – Lo so.
Lui (ultimo fremito): – Dunque… libero?!
La Morte: – Come un fringuello. Ma se non vengo a trovarti io, tu non ci pensi mai… come i fanciulli; e invece (cavernosa): buon cinquantenarioo!…
Lui: – Brrr!… ho capito: me ne ricorderò.
La Morte (uscendo): – A più tardi.
Lui (mangiando il dolce): – Buona, la torta. (l’ombra della Morte rimane in scena)

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