Contro la settimana enigmistica


Pare che la curiosità sia una bella cosa, ma fatevi beccare con l’occhio nella serratura di uno spogliatoio femminile. In ogni caso, il tempo per le curiosità è poco (oppure la serratura è stretta) e dunque l’applicazione a soddisfarle non dà mai grandi risultati. Per ciò che riguarda la musica, ad esempio, sarebbe bello seguire un corso di Conservatorio fino al diploma di maestro d’armi, o d’ascia o quel che sia, ma disgraziatamente ci rimane solo qualche ora al mese per strimpellare Cielito Lindo in modo molesto. Ed anche sulla teoria, già il Circolo delle Quinte è roba per saltatori d’asta, in grado di porre ostacolo alle curiosità maggiormente disposte all’impegno.
Non disperiamo, però: ci rimane l’amena lettura delle vite dei grandi artisti, i quali sono sempre personaggi dotati di qualche lato straordinario: c’è chi ha la gobba, chi è sordo, chi è psicopatico, c’è il demente, il malato, il miserabile e quello che non dorme mai, e c’è quello che odia tutti, molto ricambiato. La lettura pur didascalica di queste esistenze e del loro tempo, tra l’altro, non presenta solo un arricchimento culturale di qualche livello, ma anche l’opportunità di ringraziare il destino per non averci fornito alcun particolare talento.
Sono tante e così strane, le vite dei grandi artisti, però, che anche in tutto il pomeriggio di una Domenica non riuscirete a farvene un buon archivio e comunque, pensando al lunedì, quel garbuglio di eccezioni si mescolerà nella vostra mente, usa solo alla pratica quotidiana, in un coacervo di nozioni sempre più improbabili. Gioitene: avrete così risparmiato i soldini della inutilissima Settimana Enigmistica.

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Molti grandi musicisti avevano una vera e propria fobia del palcoscenico e celebravano complicati riti nevrotici per scongiurare un insuccesso prima di ogni esibizione. Anche Franz Joseph Haydn era affetto da curiose manie scaramantiche che ad esempio, prima di ogni concerto, lo costringevano a ficcarsi più volte un dito in un occhio.

Il rapporto degli artisti con i congiunti è sempre stato segnato da grandi difficoltà soprattutto per ciò che riguarda la figura paterna; come si sa, il padre di Mozart condizionò pesantemente la vita del genio di Vienna, ma Giuseppe Verdi giunse a cacciare il vecchio padre di casa, poi cacciò il padre di suo padre ed infine il padre di suo figlio e così morì di polmonite in un freddo inverno del 1901.

Wolfgang Amadeus Mozart era un uomo dalla personalità così semplice da risultare disarmante: secondo Sigmund Freud, il musicista era affetto da una forma border line di autismo, cretinismo,idiotismo e ritardo mentale; Mozart era insomma così tonto che non poteva capire di non saper suonare, e a ciò si deve la sua straordinaria abilità di pianista e compositore.

Un oscuro ocarinista delXVIII secolo, tale Jacob Szlengro riusciva, suonando il fa diesis dalla distanza di quarantasei metri, a far saltare una gallina per un piede e mezzo(46 centimetri).

Nel 1723, il violinista veneziano Augusto Rodolfo Picchi riuscì a produrre una difficilissima scala di note in modo talmente rapido, preciso e perfetto, che tutto il teatro lo mandò a cagare.

Il 28 Maggio del 1812, Piotr Vasiljevic Ciaijkowskij, agli esordi della profonda depressione che lo porterà alla morte,mentre camminava nella campagna sentì il melodiosissimo canto d’un usignuolo evi ebbe una ispirazione prodigiosa. Ma non seppe mai quale perché, proprio in quell’istante, un asino petonò.

Girolamo Frescobaldi fu un clavicembalista di assoluto genio e nel 1614 sostituì il grande Claudio Monteverdi presso la corte del Duca di Mantova. In quell’anno il Duca Ferdinando Gonzaga – uomo straordinariamente iracondo e di inclinazioni crudeli fino al sadismo – gli richiese di eseguire l’Ouverture dal Guglielmo Tell di Gioachino Rossini. Il Duca era un abile governante ed un valoroso soldato, ma, benché avesse un alto concetto di sé, non conosceva nulla di musica e non poteva quindi sapere che nel 1614 il Rossini non era ancora nato.
Frescobaldi giudicò opportuno non farglielo notare ed eseguì l’opera richiesta nel modo più magistrale.

L’organo a canne fu inventato nel 1539 da Gian Aleardo Bosco Del Bembo, un frate scomunicato della ordine degli Agostiniani il quale trovava troppo limitato il piffero con cui suonava nelle piazze per rimediare un tozzo di pane. Il frate costruì il primo organo dopo una abbondante libagione a base di sidro, vino Falerno, luppolo fermentato e decotto di stramonio. Addormentatosi così povero pezzente, si svegliò Maestro di Cappella ricco e famoso.

Il primo liutista ad usare lo strumento in solo fu Joan Stuart Vérmet de Vadez; egli utilizzava una chitarra battente di Antonio Stradivari, tenuta a tracolla sul torace come una bisaccia, riuscendo a ricavarne dei suoni che in seguito sarebbero stati riprodotti solo con l’avvento della musica elettronica. Il musicista attribuiva la responsabilità di ciò al geniale e misterioso liutaio cremonese, mentre lo Stradivari affermava di non saperne nulla e che ogni eventuale colpa era da attribuirsi al de Vadez;la Santa Inquisizione osservava tutti e due sospettosamente. La testimonianza di quelle sonorità bizzarre ci era rimasta fino alla prima metà del’ottocento su un disco dell’epoca, in legno, purtroppo andato distrutto nel rogo della basilica di San Sidro durante la campagna napoleonica delle Fiandre.

François Marie Arouet detto Voltaire definì la musica di Strauss “la più inventariante serie mitomica che gli sia dato addurre dai tempi di Temistocle” – il filosofo non fu mai in grado di specificare il senso di quella affermazione in quanto, con il suo tipico senso dell’umorismo, ogni qualvolta ripeteva quella frase non riusciva più a smettere di ridere.

Che ci si creda o no, è di Nicola II, Czar di Tutte le Russie, la prima definizione del Blues; ascoltando l’esecuzione di “Oh mama, i’m so stinky, mama, oh”, lo Czar ebbe a dire: “E’ proprio…” – prima di essere freddato dall’irruzione dei bolscevichi.

La tecnica delcontrappunto nasce nel 1530 ad opera del monaco luterano Hannes più un cognome impronunciabile che lasciamo alla fantasia di ognuno, probabile figlio dell’Elettore di Sassonia e della ballerina di una compagnia itinerante proveniente dalla Stiria; dopo gli studi di latino a Bamberga e il proconsulato a Linz, il monaco si recò a Monaco ove, grazie al tipico rigore classificatorio tedesco, fu conosciuto come “il monaco di Monaco”. Queste circostanze, insieme alla notizia del dilapidamento del patrimonio familiare ad opera del fratellastro e di una teatrante (in realtà un maestro di scena bulgaro, travestito e pelosissimo) lo indussero ad abbandonare il monastero di Monaco ed a smettere di fare il monaco, iniziando parimenti l’attività di soldato al soldo del Soldano.

Niccolò Paganini (1782-1840) fu un genio della musica ed un uomo di grande temperamento. Un giorno, suonando un preziosissimo Stradivari e trovando che non avesse il timbro da lui desiderato, ebbe uno dei suoi scatti d’ira e scaraventò a calci lo strumento attraverso la stanza. L’urto mandò in pezzi lo Stradivari, ma gli fece pure assumere un timbro particolarissimo ed inusitato, rendendolo eccelso.
Lo Stradivari “Lo spezzato“, di incalcolabile valore, è a tutt’oggi ritenuto il più perfetto violino al Mondo ed uno degli strumenti musicali migliori di ogni tempo.

Il “Tristano e Isotta” di Wagner, ha nell’ottava misura del secondo atto una serie di note (trillo) che ha origine fortuita: è infatti dovuta ad uno starnuto del compositore che era al lavoro mentre masticava degli Srepnzel; i frammenti di cibo così emesso presero posto sullo spartito manoscritto formando casualmente quello che è universalmente conosciuto come “il trillo di Wagner”. I numerosi altri sputi del musicista nonhanno avuto altrettanta fortuna.

Prima dell’invenzione dell’esacordo naturale e della scala pentatonica, la musica si sviluppava su un monocordo innaturale esu un gradino monotonico. Si può immaginare quanto apparisse scazzante un concerto in queste condizioni di stile.

Il poeta Percy ByssheShelley era così affascinato dalla musica che più volte pensò di abbandonare le arti letterarie per diventare maestro di corno inglese. Durante la sua permanenza in Italia, su consiglio di Lord Byron si rivolse al grande compositore Gaetano Donizetti il quale, dopo molte insistenze, acconsentì a fornigliene i primi rudimenti.
La riconoscenza del poeta per il Donizetti fu tale che egli volle esaudire la richiesta del suo maestro, annegandosi nel mare della Liguria.

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