“Tecniche d’ingaggio indolore” e “Per aspera ad peronospera” – due commenti sull’attualità


Allora: adesso spiego io come si neutralizzano questi cosiddetti blecblòc:

Premessa: la manifestazione autorizzata
Essendo, la manifestazione, “autorizzata”, ciò significa che il fatto di manifestare è in accordo con le autorità e dunque con le forze di polizia che perciostesso hanno l’obbligo di difendere i manifestanti ed il loro diritto ad esprimere il dissenso con la forma della manifestazione.
Dunque, le forze di polizia figurano come alleate della manifestazione: non come ostacolo ad essa, ma come tutela di essa. Si configura allora questo schema di mutua collaborazione:

Infiltrazione di agenti di polizia nella manifestazione
Capovolgendo la teoria cossighiana (prego verificare cosa diceva il vecchio malvissuto) si infiltrano agenti di polizia nella manifestazione non allo scopo di provocare disordini, bensì di prevenirli e contenerli; la manifestazione passerà in questo modo, con l’accordo e la collaborazione degli organizzatori della stessa, sotto il diretto controllo delle forze di polizia, e non dei manifestanti, che son lì per manifestare e non certo per badare all’ordine pubblico. Ciò potrà avvenire ad opera di poliziotti in borghese confusi nel corteo e recanti striscioni e tamburi, a scelta, e provvisti di radio in comunicazione con i loro colleghi in divisa ammassati in reparti lungo il percorso.

Posizionamento dei reparti di polizia in assetto antisommossa
Date le sue dimensioni, il corteo si svolgerà sui corsi principali della viabilità cittadina; lungo queste arterie si aprono diverse vie trasversali che saranno occupate dai reparti antisommossa perlopiù celati alla vista del corteo ed in collegamento radio con gli agenti infiltrati nella manifestazione. Gli agenti antisommossa potranno fumare, raccontarsi barzellette e giocare a carte, tanto per distendere un po’ i nervi, fino al momento di intervenire; saranno provvisti di scudi protettivi e non porteranno armi, ma alcuni semplici strumenti di cattura e contenzione.

Assalto dei blecblòc e reazione contenitiva
Al momento dei disordini provocati dai blecblòc, gli agenti infiltrati allarmano il più vicino reparto antisommossa mentre i manifestanti rispondono ad un segnale convenuto disponendosi immediatamente sul perimetro della via senza ostacolare l’efflusso dei reparti antisommossa dalle vie laterali. Gli agenti in tenuta antisommossa usciranno rapidamente sul corso principale formando un cordone protettivo davanti ai manifestanti e circondando i blecblòc sui quali  spareranno con fucili lanciareti, di quelli che si utilizzano per immobilizzare animali riottosi senza far loro del male; l’uso delle reti avrà il vantaggio di evitare rischiosi e lesivi confronti fisici tra agenti ed assalitori e renderà semplice la cattura ed il trasporto dei blecblòc. Nel caso di contatto tra agenti e blecblòc, gli agenti agiranno con la tecnica di combattimento della Legione Romana (prego studiare) mica per caso sempre vittoriosa, e cioè in file sfalsate, nelle quali ogni milite protegge un compagno, che si alternano nel confronto con l’avversario, confondendolo; ogni agente sarà corredato di lacci a cappio, in plastica flessibile e resistente, con i quali sarà addestrato ad avviluppare una figura in movimento. Dopo l’intervento, gli agenti antisommossa si ritireranno col pescato ed il corteo ricomporrà la propria forma riprendendo ordinatamente la manifestazione.

 Se qualche garantista avesse da ridire sull’uso dei fucili lanciareti e dei cappi, si ricordi egli che le commozioni cerebrali da colpo di manganello provocano la distruzione di neuroni i quali non vengono più ricostituiti e dunque, anche quando non appare alla vista un deficit nel soggetto duramente malmenato, una TAC alla sua testa, anche a distanza di anni, dimostrerà che il suo cervello non è sano ed integro come prima. Sappia anche, il garantista, che lo spray al peperoncino fa male e che la pistola elettrica Taser è molto, molto pericolosa, ma che, malgrado ciò, i manganelli, lo spray al peperoncino e la Taser (o suoi derivati) sono oggi corredo della polizia al posto degli innocui fucili lanciareti e dei cappi.

 (appendice) Trattamento del blecblòc:

Al blecblòc si applicherà una variante addolcita della “Cura Ludovico” (vedi “Arancia Meccanica”), obbligandolo, per un tempo da definirsi, a lavori socialmente utili come “cura dell’arredo urbano” e “manutenzione stradale”; in più, egli dovrà svolgere un anno di leva, regolarmente retribuito, in una delle forze di polizia. Se putacaso il blecblòc risultasse essere già poliziotto, la pena ai lavori socialmente utili verrà considerata a tempo indefinito (praticamente un ergastolo) ed egli sarà dimesso dal corpo di polizia di appartenenza con assegnazione di pensione sociale, mentre il comandante del suo reparto sarà retrocesso di grado e considerato indegno di scatti di carriera e di stipendio per un tempo minimo di cinque anni, durante i quali dovrà sostenere esami periodici di verifica della sua conoscenza della Costituzione Italiana, del Codice Civile e Penale, di Esegesi delle Fonti del Diritto nonché delle opere di Cesare Beccaria, Michel Foucault, Norberto Bobbio, e di Storia Contemporanea.

Aspetto a minuti la mia nomina a Ministro dell’Interno, od almeno a Capo della Polizia. Se nessuno mi spara.

Avvertenza: userò qui un linguaggio crudo ed offensivo

 Ed ora dirò perché l’Espó è una stronzata

Cos’è l’Espó (-sizione)?
Una vetrina multietnica e multirappresentativa (cioè? – cioè multirappresentativa) di trovate scenografiche attorno ad un unico argomento che stavolta sarebbe “il cìbo”. Con interessanti, per chi forma la propria etica guardando mèdiaset, rimandi alla “fame nel Mondo” e dunque è anche uno spaccio – con lo sconto degli spacci – di buoni sentimenti a copertura dell’ingaggio.
Ma soprattutto Espó (-sizione) è scenografia; non altrimenti avrebbe senso l’architettura rigirosa e strampalata, la minchiata solenne della “multimedialità” presentata come chissà che, nell’epoca in cui ognuno di noi già s’interfaccia col Mondo intero perfino attraverso il telefono; e poi i megavideo qui, lo speakeraggio lì, i ghirigori là, la gigantosità d’insieme e quella settoriale. Questa attenzione magnetizzata dal contenitore, lascia che passi incurato il contenuto: l’Espó, che mi dà?
Ovvero, cos’è: una fiera commerciale od un museo, una lezione informativa od il circo Barnum?
No, perché se è una fiera, bene: a Milano già c’era; c’andavo da piccolo a vedere robe che da piccolo mi piacevano tanto; pure delle barche, vidi, lì nel centro della Lombardia. E anche al museo, andavo: a Milano c’è un bellissimo museo della scienza e tecnica che si chiama “Leonardo da Vinci” e rappresenta una delle migliori esposizioni del settore in Europa; contiene, tra le cose più direttamente scientifiche, alcune spettacolarità come la “Ebe”, una goletta da carico a due alberi dei primi ‘900, posta intera e splendida in un grandissimo capannone; poi un enorme sottomarino da guerra, sano sano anche lui e visitabile all’interno; e la tenda rossa del Generale Nobile (quello cascato sui ghiacci del Polo col dirigibile Italia); la fusoliera del primo jet costruito al Mondo (l’italiano Campini-Caproni della fine anni ’30, che vi farà capire la differenza tra “motoreattore” e “turboreattore”); alcuni aerei rarissimi come il Macchi 205 “Veltro” della seconda guerra (solo due esemplari al Mondo, quello del museo è il solo intatto ed ha perfino volato di nuovo, addirittura con una prova di tiro a bersaglio, negli anni ’80); il primo aerogiro (una sorta di elicottero preistorico, con il rotore che gira senza motore); il jet inglese dei primordi De Havilland “Vampire”; parti di aerei austriaci della prima guerra abbattuti dall’asso italiano Francesco Baracca (il cavallino rampante simbolo della Ferrari era lo stemma del suo aereo invincibile ed è stato un lascito della famiglia Baracca ad Enzo Ferrari). Poi il museo contiene altre cose fantastiche: una collezione di antiche locomotive (vere, non modellini); la tolda di una nave passeggeri, una parte di industria dell’acciaio con tutti i giganteschi macchinari che sanno ancora di olio lubrificante; le prime radio di Marconi ed una sala radio della RAI anni ‘60; la riproduzione delle macchine di Leonardo, esperibili, compreso l’”elicottero”; e armi di tutte le epoche. Chi non ha visto questo museo si è finora perso qualcosa di sorprendente per gli occhi e stimolante per la testa.

Allora, se l’Espó volesse essere una esposizione tecnologica, ci facesse il piacere: il Leonardo Da Vinci non costa nulla e, avendo in animo di valorizzarlo come meriterebbe, si potrebbe esporre la tecnologia là dove essa è non solo conosciuta, ma anche già divulgata, nel silenzio dei più.

Òvvia l’osservazione: ma come si fa a portare un milione di miliardi di persone in quel buco di museo? – Non ci vengono – rispondo – non ci devono venire; perché delle due l’una: o t’interessa quello che ti voglio comunicare di utile per la tua concia testa, o, se t’importa solo degli otto volante, vàttene a Gardaland. Se invece l’informazione ti piace, perché conoscere è bello come volare, benvenuto. Ma il museo non è mai pieno, e questo indica che volare con la testa non è da tutti i visitatori di Espó vissuto come l’otto volante di Gardaland.
L’Espó al contrario, è Gardaland certamente. Ma poi? Cosa ti dà, a parte le sue tante curve seducenti? Per saperlo, basta sentire i servizi informativi: l’unica informazione comunicata, riguarda l’affluenza di pubblico e il conseguente incasso; le uniche interviste sono ai gestori del baraccone, che si fregano le manone perché arriva tanto contante sottoforma di bigliettame venduto alle famigliuole in fuori porta; poi, tanto per riempire di colore, i giornalisti ci mostrano qualche banco informatizzato, coi soliti schermi “interattivi” (tòcchi qua e guarda là – roba che abbiamo tutti a casa e ci ha bell’e che annoiato) e cianciano a josa di “nutrire il Mondo” e “nutrire il Mondo” come ci fosse in questo Espó del cazzo una riunione perenne di scienziati alla Fermi ed Oppenheimer, tutti tesi a trovar l’atomica contro la fame. Ma nessuno dice una sega di come si potrebbe fare a fare; perché? Perché ‘sta presa per il culo di Espó è solo un ristorante con schermo gigante e terrazza panoramica, mica un centro ricerche.
Alcuni dicono poi che l’esposizione serve alle imprese; ebbene, questo non è vero, almeno genericamente. Perché, considerando il prodotto, vi sono almeno due tipi di imprese: quelle che producono per il largo pubblico e quelle che hanno una produzione settoriale, specialistica. Le prime (biscottifici, giocattolifici) possono giovarsi di una esposizione destinata alle famigliuole, alle seconde (un fabbricante di componenti elettronici destinati alla linea di produzione dell’industria metalmeccanica) per converso, non frega una mazza di avere davanti allo stand la sciura Pina. Queste seconde imprese hanno i loro canali di contatto che pensano manco così alla fierona di paese. Allora: facciamo la fiera per la Barilla e la Mondoflex, o…?

E infine, l’Espó è una mega-stronzata perché tratta il visitatore come se questi scendesse dalle montagne con le pecore e arrivasse colla bocc’aperta finalmente in città, a stupire delle sue luci e strombazzamenti; come Totò e Peppino, babbo e bimbo per la mano s’aggirano tra i padiglioni immensi dove assistono da assistenti certi fighetti e fighette con foularino sciué, sentendosi ostéssi d’un albergo a dieci stelle solo perché tutto lì è grosso e colorato; ma di nuovo, di utile, di utilizzabile per il corpo o per la testa, lì non c’è un minicazzo neanche barzotto ed al visitatore è richiesto solo di stupirsi coi labbroni a culo di gallina e dire: “eh, va che roba, uuh!…” davanti alle megatelevisioni parietali ed alle strutture marziane, bisogna solo sgranare tanto d’occhi e darsi di gomito, così come il popolaccio bue che si deve rappresentare di essere.
Perché in due ore su internet o sui libri, ragazzi, diciamocelo chiaro: imparate dieci volte quello che vi danno tre mesi di vita nell’Espó, se ne avete davvero voglia. Di imparare. E se davvero ne avete voglia, studiate, porca di una troia marcia, invece di andare alle fiere specchiettanti di ‘sta minchia, costruite a suon di mazzette che pagate voi (e io); e andate nei musei, e comprate dei libri, e iscrivetevi all’università. Dice – “ma ho cinquant’anni!” – e iscriviti a cinquant’anni, pensi di morir domani? Iscriviti! Studia, dio ti maledica, e non dire che andare a Gardaland ti è stato utile: dì solo che ti sei divertito, perché non si va al parco dei divertimenti ad istruirsi, cristo, si va a cazzeggiare come fai tu in un luogo che siccome ti hanno detto rappresentare chissà che conquista della Luna, tu, imbecille che ti ritrovi ad essere, tu che non ragioni per conto tuo perché nessuno ti ha detto che puoi farlo, dannato te, tu consideri davvero la conquista della Luna.
Un po’ come andare a Gardaland e pensare che nella nave dei pirati, i pirati sono veri perché vestono proprio come i pirati delle figurine.
Dunque studia, cristo, e analizza. O suicidati il prima possibile, perché così vivendo, la colpa delle crisi è tua: se vivi così, sei dannoso per la vita dell’uomo come la peronospera lo è per quella delle piante.

Con ciò ho detto perché concettualmente l’Espó è una stronzata galattica; ma è certo vero che commercialmente ha invece una valenza: fa venir qui dei balenghi che voglion vendere le loro cose o comprare le nostre, come accadeva pure tra i Sumeri e gli Ittiti quando sbarcavano qui e là. Uno vede la merce e fa: “quan-to-cos-ta?!” e l’altro: “dré, dré!” mentre fa ‘tre’ coi diti; e allora comprate a due e mezzo, e l’ittita è contento che vi ha fregato.
E per fare questo bel commercio, avete messo in piedi questo baraccone di merda al modico costo di una fame nel Mondo. Con ciò, voi e l’ittita, tutti e due avete fregato, oltre che inconsapevolmente voi stessi, colposamente me. Stramaledetti nati per sbaglio.