Il Genio è nudo


Ho preso, per spostarlo, quel coso della nonna, un soprammobile che non ho mai capito cos’è: un vasetto, una lampada ad olio, un portagioie, un salvadanaio di coccio; lo sposto da lì perché non m’è mai piaciuto, ma non si butta mica, perché era della nonna; lo prendo e (Freud ci vedeva lungo) mi scivola di mano, cade e si rompe.
Porca l’oca; son contento ed arrabbiato allo stesso tempo; mentre borbottando ne raccolgo i pezzi con la scopetta, mi par di udire dietro me un mormorìo:
Mi giro di scatto e non credo ai miei occhi: un tizio è dietro di me, in casa mia, in piedi nella stanza, con le mani sulle anche e la schiena inarcata:
– “aahhh… santi secoli, era ora…” – dice stiracchiandosi. Io, con i cocci in mano e la scopetta resto annichilito a guardarlo
– “ma!… chi è lei? Come è entrato? Cosa fa qui?” – grido spaventato. L’uomo mi guarda con un largo sorriso
– “non abbia timore, caro Internet, non voglio farle del male, anzi. Sapesse da quanto aspettavo questo momento: non mi sembra vero di potermi finalmente allungare un po’… aahh… sa, non è che noi genî possiamo ridurci come una molecola: vabbene superpoteri e miracoli vari, ma in una ampollina così lei non può immaginare quanto si stia scomodi!”
Io sono rimasto fermo con i miei residui in mano e riesco a malapena a parlare: – “qui…chi… non riesco a capire come sia entrato… lei è in casa mia, io non la conosco… faccia il piacere di uscire… e l’avverto che da ragazzo ero cintura blu… vada fuori prima che…”
L’uomo mi guarda calmo e quasi ironico: – “…questo si configurerebbe come un desiderio, per cui glie ne resterebbero solo due, ma… vabbè: capisco la sua sorpresa e non ne teniamo conto; lei mi ha liberato da una fastidiosissima prigione ed io sono un genio accomodante. Amico mio: secondo le regole le spettano tre desideri; può esprimerli quando vuole, ma, se volesse farmi un’ultima cortesia, la pregherei di darmene ordine quanto prima: immaginerà che, in tutti questi secoli essendo lì rinchiuso, io abbia dovuto rimandare un mucchio di impegni…”
Io rimiro l’intruso: non pare pericoloso ed ha modi simpatici; iniziando a trovare in quella situazione un lato curioso, dico: “lei m’incuriosisce: non credevo che un ladro d’appartamenti sapesse essere così fantasioso” – poi, agitando le cose in mano – “facciamo così: io non chiamo la polizia a patto che lei mi prometta di togliersi di torno prima che possa venirmi voglia di prendere quel machete amazzonico che mi ha regalato il mio amico giramondo; che ne dice: mi pare offerta ragionevole, no?”
– “…Ha fatto bene a dire ‘offerta’, amico mio” – risponde l’uomo – “altrimenti avrei dovuto considerarlo un desiderio sprecato. Vede, coi desideri espressi al Genio bisogna andarci cauti, ci sono mille trabocchetti: la contradditorietà del desiderio, la forma espressiva, la sequenza dei desideri… è facile cadere in inganno ed essere conseguentemente ingannati da un Genio malevolo; ed essere ingannati da un Genio, le assicuro, è un bel pasticcio”.
– “Va bene, ho capito”– replico – “lei è un ladro geniale. Mi scusi un attimo, vado a prendere il machete così tronchiamo, è il caso di dirlo, questa discussione”
– “Posso far qualcosa per convincerla?” – dice l’uomo mostrando le palme – “un miracolino gratis? Vuole che leviti, che so, oppure le faccia comparire caviale e Champagne e ci brindiamo sopra? A molti piace”
Io mi fermo e mi volto verso il ladro: – “vede, vecchio mio, io conosco un prestigiatore di professione e di questi trucchetti ne ho visti a centinaia; lei vuole dimostrarmi di essere non un cittadino qualunque ma nientemeno che un Genio? Benissimo” – e, guardandolo sardonicamente gli dico: – “risponda al quesito: ‘perché votare rènzi dovrebbe essere considerato qualcosa di inconcepibile?’”
L’uomo sorride con uno sbuffo e risponde calmo: – “beh… perché il fatto che egli sia un bugiardo lo si evince dalle bugie che ha detto finora; ma anche non ne avesse ancora dette, basta guardarlo mentre parla per capire che mente. Ed a chi mente, come si può consegnare non solo il proprio denaro, ma addirittura il destino del proprio Paese?” – mi guarda con espressione furba – “ho indovinato?” – dice ridendo.
Lascio cadere di mano la scopetta e tutti i cocci e cado fulminato in ginocchio, braccia al cielo: – “mio dìo, un Genio! Un Genio vero! Perdonami se ho dubitato di te, o Genio, ti credevo un elettore minchione e mi sbagliavo! Ecco perché stavi in una lampada del cazzo! Ecco perché rènzi è Presidente del Consiglio! Ecco perché…”
L’uomo ride aiutandomi a rialzarmi: – “su, su, amico mio, non faccia così, io sono un Genio democratico… e poi sono in debito con lei: quel vasetto fetente non lo sopportavo più, abbiamo anche gli stessi gusti! Ma ora, la prego, mi lasci fare il mio lavoro: tre desideri, orsù, e poi ci si saluta da buoni amici; eccomi a sua disposizione. Aspetto”
Asciugandomi le lacrime, al sommo dell’emozione, cerco di calmarmi e dico al Genio: “macché tre… me ne basta uno, uno solo; gli altri non mi servono”
– “Attenzione a quello che dice, caro Internet, ricordi quello che le ho detto sui desideri. Comunque, uno solo non si può fare; è la regola: tre o niente”.
– “Per forza tre?”
– “Per forza. E occhio alla forma ed alla sequenza, mi raccomando. È pronto?”
– “E va bene, pronto. Allora: come primo desiderio… vorrei mi aggiustasse quel fornello lì; è sempre difettoso e mi snerva. Un giorno o l’altro scaravento la cucina in cortile; ma visto che oggi lei è qui…”
Il Genio rimane incerto guardandomi con espressione attonita: – “lei vuole che le aggiusti un fornello? Ho capito bene?”
– “Ha capito magnificamente, egregio Genio; per lei sarà una bazzecola, spero. Non sa quanto mi girano nel continuare a tener d’occhio la fiamma perché non si spenga. Prego, mi stupisca”
– “Ma…”
– “Ehi, non comincerà a far subito problemi! Si tratta di un fornello! Diamine, è un Genio o cosa, lei? Non ho mai visto un idraulico in una lampada!”
Il Genio solleva le sopracciglia e china il capo: – “è la prima volta che mi capita, ma… e va bene: il fornello adesso funziona perfettamente. Contento lei…”
Accendo e spengo la fiamma più volte: – “accidenti, lei è davvero meglio di quello stronzo idraulico dell’ultima volta che mi ha fregato ottanta Euro e non ha aggiustato una fava! Complimenti!”
– “Sono davvero lieto di essere considerato meglio di un idraulico stronzo, mi creda. Ed ora, le restano due desideri”
– “Due ad ogni costo, eh?”
– “Due, sì, e… ma insomma, le sembrano troppi? Lei è il primo che ne vuole uno e non dieci!”
– “Dieci non servono a un cacchio. Uno, ne serve”
– “Ma le cose da volere sono moltissime! Donne, denaro, salute, potere, bellezza, giovinezza, vita eterna, pace nel Mondo, felicità per tutti, una bicicletta nuova…”
– “Uno, uno. Gli altri, tutte balle”
Il Genio allarga le braccia: – “allora mi dica. E mi permetta di consigliarle di scegliere con attenzione il meglio possibile: ha solo due desideri, lo rammenti”
Ora mi sento molto allegro e: – “qui mi ci vuole una sigaretta… oh cristo, le ho finite! Eh, ma già: può benissimo pensarci lei, che sciocco: un pacchetto di sigarette, grazie!”
Il genio resta immobile a guardarmi, poi, con aria impensierita e nervosa, mi dice: – “senta, l’emozione deve averle giocato un brutto tiro: io faccio finta di non aver sentito, si sieda un momento, beva un bicchier d’acqua e si prenda del tempo. Tra dieci minuti torno a vedere come sta”
– “Ma dove va?” – grido – “non vorrà sparirmi sotto il naso! Ho detto ‘un pacchetto di sigarette!’ non mi farà ripetere i desideri ogni volta eh? Dài che non è un gran sforzo: un pacchetto di sigarette, otto milligrammi di nicotina e senza intervalli, che sono in astinenza e tra un po’ mi fumo un pollice, su”
– “Oh santa Persia” – si lamenta il Genio guardando in alto – “e va bene: eccole il pacchetto di sigarette. E adesso si rende conto che le resta un unico desiderio? Non mi chiederà di tosarle il cane, spero, o di spostarle la poltrona!… la prego, si concentri, pensi alla cosa che vuole di più dalla vita, lei può avere quella cosa ora, in questo istante! Può avere tutto ciò che vuole e che si può esprimere in un unico desiderio, lo capisce?”
– “Spostare la poltrona… no no. Qualcosa di assai più semplice davvero. Molto meno impegnativo” – dico accendendomi una sigaretta
– “Che il suo dio la illumini, amico mio: tremo e aspetto; si sente pronto? Vuol fare una pausa?” – dice il Genio fissandomi con ansia
– “Prontissimo. Niente pausa”.
Il Genio sospira guardando a terra: – “sentiamo”
– “Il mio ultimo desiderio, caro il mio Genio, è che d’ora in poi ogni mio desiderio venga esaudito” – dico sbuffando una voluttuosa nuvola di fumo.

Pasqua inevitabile


In un articolo sul Fatto Quotidiano, un prete parla della Pasqua, ne parla – dice l’articolista – “a voce bassa e gentile che è da sola un balsamo”, il che, bisogna convenire, piace.
Cosa dice il prete? Quello che dicono i preti, naturalmente, e cioè che la Pasqua è… è… ed è… tutto quello che sappiamo (dunque non vale ripeterlo); poi l’articolista si lascia sfuggire la domanda illegale; illegale per la logica, intendo:
“e per chi non crede”, cosa rappresenta la Pasqua?
La domanda è illogica perché rivolta ad un prete, che, per assunto primo, crede; perciò non è formulata bene. La domanda formulata bene potrebbe essere: “e lei che crede, cosa pensa possa rappresentare la Pasqua di chi non crede?”.
Ora la domanda è corretta, però è contorta come il filo spinato; la risposta buona di un prete banalmente logico dovrebbe essere pressappoco: “boh, e che cazzo ne so, io sono un prete”, ma esiste un prete banalmente logico? Ovvero: la preterìa è compatibile con la logica? Non sviluppiamo la ricerca di una risposta; sta di fatto che – nel caso detto – lo sventurato prete, rispose.
E disse in sintesi che la Pasqua è la Pasqua anche per un laico, il quale non può evidentemente sottrarsi alla forza pasquale di codesta Pasqua perché dopotutto la Pasqua è la Pasqua, occrìsto.

Ma vediamo: questa domanda così ficcosa: “cos’è la Pasqua per un laico?” – potrebbe essere rivolta ad un laico?
E perché no, direi; basta accettarne la risposta.
La quale potrebbe essere: “una specie di Domenica”, oppure: “un giorno di festa in più, per fortuna”, od anche: “il giorno del compleanno di mio cognato”; tantissime possono essere le risposte del laico pasquale perché vi sono più cose in cielo ed in terra di quante ne contenga la tua teologia, ma il parere di un laico sulla Pasqua non fotte ad alcuno, ed infatti io, per esempio, non sono mai stato intervistato sulla Pasqua.
Comunque, dalla risposta del prete si capisce che siamo sempre là: tu sei cristiano anche se non credi perché non è che non credi, è che sei cieco, hai il cuore chiuso alla fede, ma apri il tuo cuore e vedrai che eccetera.
Non ce n’è, non ce n’è e non ce n’è che il credulon… il credente possa comprendere la scelta, anzi: la natura razionale del non credente; egli credente considera semplicemente impossibile che si possa non credere. Curiosamente, ritiene anche impossibile che si possa credere ai fantasmi, o ai dischi volanti, o ad una entità detta Sghiribiz che si manifesta con un fulgoreo buio, un peto assassino e crei esclusivamente le zanzare; tutte queste credenze sono favole anche per il credente, ma la credenza in Dio no: quella c’è per statuto, tanto evidente che non si può non credere.
Beh, porco Sghiribiz, vien da pensare: che i buoni credenti credano l’incredibile che credono di credere, ma insomma, almeno li si lasci tranquilli nella loro credenza senza far loro domande che rimandano alla logica di tutti i giorni, perché se poi il discorso si fa mondano, concreto, secolare, le regole del dialogo non sono “discorriamo pure, visto che io c’ho raggiòne”, bensì “discorriamo senza preconcetti illogici (cioè: si possono avere preconcetti qualora siano supportati da una logica poliapplicabile, soggetta peraltro ad analisi critica)”.
Anche perché, illogica per illogica, io devo ancora trovare un Pio Qualcosa che creda di dovermi mille Euro. Appena il discorso si fa pratico sugli interessi, infatti, ecco che vale esclusivamente la logica laica anche per i più pii toccati dalla fede.
E questo, per me, è illuminante, perché delle due l’una: o io credo alle cose illogiche, ed allora non riesco a fare distinzioni (perché non uso la logica, ovviamente) o, se faccio distinzioni, allora qui c’è qualcosina che proprio non va, non vi pare?

Comunque, in fondo:  viva la Pasqua. E’ un giorno di festa in più, per fortuna.