Cerchio a cicerchia


cerchio a cicerchia 1

bordo abbioccato

Be’, che ci crediate o minga, qua nel prato dove piscio il cane è apparso un cerchio nel grano.

Nel grano, oddio; il grano lì non c’è. Però non sapevo come si dice quando non c’è il grano; si può dire “un cerchio nell’erba?” basta che poi non mi si chieda “che tipo di erba”, perché io quell’erba lì non la conosco. Comunque, cari pignoli, il cerchio c’è per davvero: guardate la foto se non ci credete, guardate.
E dalla foto, anche voi creduloni – pardon: fedeli – vedrete benissimo che quello è un cerchio ben sbirulo; ma ciò non significa niente, porca l’oca: è un cerchio sbirulo nel grano che invece è erba! E allora? Voi l’avete mai vista una ellissoide anamorfica parabolica nel grano, o cosa che c’è in quel campo della malora? Certo che no, no? E allora stupitevi e basta, porco demonio! (vedete, su internet si fa sempre gli incazzosi così, senza motivo, e allora ho voluto provare anch’io. Mah.)
Ora vi dico come si è formato, ‘sto cerchio, perché io sono anche l’unico testimone del fenomeno. E se si son fatti santuari miliardari con le testimonianze di pastorelle analfabete, io, che ho studiato e le pecore me le mangio a Pasqua, mi aspetto almeno un bilocale a mio nome; perché, dico, mica faccio proprio tutto gratis, cacchio.

Era una sera limpida e democratica, ed io avevo appena preso una calcagnata orribile sul bordo del mobile ove solgo appoggiare i piedi scopo pènnica davanti a Ballarò, suscitando con le mie giuste rimostranze acustiche una lettera di richiamo del parroco, quando mi accorsi che il cane mi guardava col suo modo indicibile (è afasico, poverino, almeno in italiano); il contegno intenso che esso teneva, esplicava l’urgenza di traversare rapidamente i campi alla cerca del giusto luogo ove deiezionare.
Non crediate infatti che i cani deiezionino così dove gli càpita: sarebbe un comportamento davvero strano per un essere senziente; voi certo sapete identificare, dalle forme sue caratteristiche, il vostro locale deputato alle necessità igieniche, no? Ebbene: un altrettanto mirabile senso della gestalt dona al cane la capacità di trovare con grande esattezza, in un bosco fittissimo come in un anonimo prato, l’area a quel bisogno adatta; e con il vantaggio che lui non trova mai occupato.
Mentre dunque egli si dedicava alle sue ricerche ed io sfumacchiavo come una vecchia locomotiva sul tracciato di un erpice contadino, quello stava lì sospeso.
L’UFO, dico, o cosa che era. Personalmente non ho nulla in contrario che si trattasse invece dell’arcangelo Ernesto (ebbàsta co’ ‘sto Gabriele!) o del fantasma di Lavrentij Berija o di un dirigibile maldiretto, ma pare che gli UFI siano più comuni nei casi di cerchio, e allora era un UFO anche secondo me perché è bello sentirsi concordi al Mondo.
L’UFO, dunque, stava lì a mezz’aria e si vedeva bene che moriva dalla voglia di fare un cerchio nel grano, glielo leggevo nelle antenne; secondo me è stato anche lì lì per chiedermi: – “scusi, è un’ora che giro: ma non c’è da nessuna parte un cazzo di campo di grano, qui?!” – però si vergognava. Alla fine il cane ha trovato la toilette che cercava e l’UFO non ce l’ha fatta più ed è sceso nel primo posto che ha trovato. E trac, senza né cip né ciop ha fatto su un cerchio nel grano, poi subitissimo è ripartito in direzione Aldebaran, visibilmente sollevato.
Sono andato a vedere e però – va bene tutto, per carità, ora non è che si deve per forza sottolineare le cose in quei momenti lì che siamo tutti un po’ vulnerabili, e io non voglio certo criticare o far polemica solo perché uno è alieno perché per me vanno bene tutti tranne i leghisti, gli svizzeri, quelli che tengono al Milan e poche centinaia di altre categorie per cui dio me ne scampi dal sembrare tignoso però – però quell’UFO lì non sapeva davvero disegnare.
Boia, una volta ho visto in tivvù un UFO inglese che faceva delle robe che nemmeno Escher nei momenti di gloria: zin zan, in cinque minuti l’UFO inglese creava un bellissimo insieme di Mandelbrot con tutti i suoi cifulini sempre più piccoli che uno si chiede ma come fa, con le spighe del grano che insomma son bozze e tutte uguali.
Ora, non dico debbano essere tutti artisti così, ma santo dio, una volta che vieni qui, vabbene che non siamo mica a Chesterborough, ma una roba del genere, proprio sul campo qua che la vedono tutti, insomma, falla un po’ meglio, no? Applicati un tantino, e almeno metti su un bel tondo che fa sempre la sua figura. Ma quella roba lì, dài.
È andata così. Magari era un UFO olandese. Però adesso passiamo all’analisi tecnica:
Sembra che nei cerchi nel grano si trovino le spighe piegate di netto solo in un punto dello stelo, e gli animaletti fritti. Io, di insettucci strinati non ne ho visti, e le lucertole stavano benissimo. Come vedete nelle immagini, l’erba (erba da poco, vi assicuro) appare gialla come fosse secca, ma non sembra secca; se non per il fatto che è gialla, va da sé. Comunque non è secca, anche se è gialla. Poi, tra quest’erba gialla che sembra secca c’è dell’erba verde come fosse fresca, sebbene io non ne abbia capito l’età effettiva e per quanto ne so potrebbe essere secca e tinta, come un amico mio. Tutta l’erba è comunque pestacchiata e depressa e sta china in un campo altrimenti ritto tanto che ricorda un imprenditore in mezzo ai politici; da questo ho dedotto che l’UFO, anche se non cala, pesa; un po’ come il pessimismo.
La tecnica cromatica, mi ricorda quando da bimbo mi regalarono un corredo da pittore; disegnavo benuccio, ma non avevo mai pittato e gli esterni volevano vedermi pittare. Coi colori in mano, sulle ginocchia e in testa, chiesi cosa dovessi fare e mi commissionarono: “fai un campo di grano, come Van Gogh, quello che si è tagliato via un orecchio e poi è morto pazzo” – dissero così perché io da bimbo ero molto amato.
E allora presi il giallo e ci riempii il foglio da cima a fondo come avrebbe fatto un imbianchino. Quando mi dissero: “ma cazzo è?” – risposi: – “un campo di grano a distanza assai ravvicinata” – perché io la battuta non me la facevo fregare neanche allora.
Ne conseguì la diagnosi che avevo qualche possibilità in campo grafico sempreche dimenticassi l’esistenza del colore nel Mondo. Potevo fare sinfonie di chiaroscuro, ma avrei avuto severe rappresaglie se solo avessi tentato di allungare una mano verso una tavolozza. Ecco il ricordo che l’opera ùfica mi ha risvegliato dopo così gran tempo.
Sull’aspetto puramente grafico, trovo che la morfologia del campo possa spiegare l’imprecisione del tracciato ufesco: invece di fare il fenomeno su un livello ben planare, l’UFO (forse giovane e un po’ ciuccio) ha miracolato una zona scoscesa; beh, disegnate voi un cerchio perfetto su un piano obliquo: è un casino, e questo rende chiaro perché Giòtto disegnasse su delle tavole; furbo lui: è passato alla Storia per un cerchio a compasso su superficie planare, mentre il mio ufino verrà presto dimenticato, forse solo a causa della scelta del supporto.

E quindi, in conclusione, io non voglio essere un critico severo; a mio avviso, l’UFO si farà.
Infatti, non sappiamo come fosse il primo disegnino del Caravaggio e neppure il primo calcolo di Mandelbrot; vi sono comunque possibilità che siano stati degli sgorbi tutti e due e, se non vogliamo pensare che gli UFI girino i campi di grano (e pure quelli di erba, come si è visto) come li gira il mio cane, dobbiamo dar fiducia agli esordienti: un giorno, quell’ufetto ci sorprenderà con un graffito straordinario che renderà bellissimo il campo sul quale il mio cane zampa alla cerca affannosa del locale di servizio.
E saremo tutti realizzati, soddisfatti e d’animo più leggero, quel giorno. Perché la vita è produzione di qualcosa di proprio, lascito nel Mondo di parte di sé, deposito fuori di noi di ciò che abbiamo elaborato. È questo, che ci rende felici, lo sappiamo tutti. Ciao UFO, perciò; auguri.

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