Ecco perché


Un articolo riporta la notizia sconvolgente (vorrebbe esserlo): “siamo più simili agli uccelli che alle scimmie”. Ma perché? Perché ciabbiamo gli stessi geni per il canto, cioè il cinguettìo, cioè il linguaggio, cioè diciamone pure quante vogliamo, che tanto nessuno ci ascolta davvero.

E’ una bellissima idea, quella di pensarci quasi uguali agli uccelli, a parte il becco, le piume, le ossa cave, l’encefalo liscio e qualche centinaio di milioni di anni di evoluzione separata, direi; ma perché no; e poiché si è recentemente scoperto che pure il tirannosauro era più simile ad un uccello che a un coccodrillo, vuoi scommettere che anche noi siamo in fondo un po’ tirannosauri? Certo, adesso il solito scienziato rigoroso sentenzierà che una discrepanza di meno dell’un per cento del genoma basta e avanza per creare una specie del tutto diversa, come càpita all’uomo ed allo scimpanzé bonobo, ma l’idea di fregarsene, appollaiarsi sulla ringhiera e – se non proprio riuscire a volarsene via – almeno canterellare un po’ da uccello, dovete ammettere che ha un suo fascino.

Queste notizie sono un po’ come quelle che dicono, ad esempio, che le stelle contenendo fosforo come noi pure, porca vacca, mostra in tutta evidenza che siamo figli delle stelle, il che dimostra come minimo che Alan Sorrenti era più scienziato che cantante (io l’ho sempre pensato, che fosse qualsiasi cosa più che cantante).

D’altra parte, la biologia ha mica mille facce, ma, come tutti noi, ne ha una e basta. Da che se ne può agevolmente dedurre quanto vi sia di noi nello scarrafone e viceversa (e qui, ovviamente, casca Kafka a fagiolone: scriveva, è vero, per il gusto di vedere il lettore suicidarsi, ma come scienziato era alla pari di Alan Sorrenti, perdìo).

Io non so perché, lo dico anche se non c’entra niente, questo cazzo di wordpress mi mette una interlinea larga subito dopo il punto; ma chi glielo dice? Cosa fa? Come si permette? Chi si crede di essere per decidere lui? E non si riesce ad impedirglielo; che gli venga un colpo, sacramento.

Comunque, ecco perché parliamo: perché gli uccelli cantano; è questa, la conclusione (se non è questa, chi se ne frega: basta anche meno per farsi dare ragione da qualcuno). Resterebbe ora da capire perché, ad esempio, camminiamo e poi improvvisamente ci mettiamo a correre: non forse perché abbiamo dietro quel grosso cane sbucato fuori da un cancello aperto, ma deve entrarci qualche altra specie animale. Speriamo non sia il bradipo, santa madonna.

Parliamone

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