Cappuccetto a Rischio e la nonna


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…E alzando un indice ammonitore, la nonna disse:
“poi ricordati, Cappuccetto a Rischio: non andare mai nel bosco…”
“…di sera, lo so, nonna” – la interruppe Cappuccetto
“no, di mattina” – riprese la nonna – “e soprattutto nei fine settimana”.
“Ma nonna” – piagnucolò la bimba – “a me piace andare col lupo nel bosco, la mattina presto che il sole è appena spuntato, a odorare gli afrori delle piante e degli esserini che colà – anzi, costì, perché siamo nel bosco – vivono! E’ vero: io non odoro proprio un cazzo, perché l’uomo ha un odorato che distingue a malapena la cacca dal cioccolato, ma vedo il lupo invece bearsi del rinvenimento suo di tutte quelle tracce e godo, diciamo così, per procura”.
La nonna prese un’aria accorata, rialzò l’indice ammonitore e disse a Cappuccetto a Rischio:
“piccina mia, quel che tu fai è assai pericoloso, per te e per il lupo; non sai tu che questo è il periodo nel quale Il Cacciatore si risveglia dal suo letargo ed esce dalla tana famelico e feroce? Egli batte le colline, accompagnato da mute di cani urlanti ed uccide tutto quello che trova, né è certo che poi almeno lo divori, perché il suo gusto è appunto l’uccidere, finalmente, dopo tanta astensione dall’atto, che ha patito.”
Nel bosco fuori dalla casetta risuonavano lontane eco di grida rauche e schiocchi secchi come di alberi spezzati; Cappuccetto a Rischio guardò la nonna con stupore:
“Ma nonna” – le disse – “a me Il Cacciatore ha spiegato che egli ama la natura quant’altri nessuno; e che se adopera il fucile e caccia, è perché così fanno tutti gli animali, perciò questo non è un male; e finalmente Il Cacciatore pensa al ripopolamento delle specie che abbatte e con ciò ricrea nel bosco quella vita che gli sottrae, mantenendone l’equilibrio, talché assume un merito che alcun altro possiede; perché dunque tu me ne parli come di un cieco assassino seriale, di un bruto diabolico e senz’anima?”
La nonna sorrise mestamente, si fece più vicina a Cappuccetto a Rischio, abbassò il tono di voce e così le parlò:
“Nipote mia, dài retta alla nonna che ha tanta esperienza; questi argomenti paiono avere una logica a causa di un incantesimo cretino. Rispondi, da brava, alle mie domande: è pratica comune tra chi non è cacciatore, quella di ripopolare la selvaggina del bosco?”
“direi di no, nonna”
“Dunque lo fa solo Il Cacciatore. Ed è vero che il Cacciatore è detto tale perché gira nel bosco uccidendone gli abitanti?”
“stavolta direi di sì, o nonna: se non cacciasse non sarebbe cacciatore, no?”
“proprio così. Perché dunque solo Il Cacciatore ripopola di animali il bosco?”
“mmm… be’, perché chi non è cacciatore non utilizza il bosco per predare e così non ci pensa, mentre Il Cacciatore sì, altrimenti non avrebbe nulla da cacciare?…” – rispose Cappuccetto
“ecco. E dunque, se ci pensa solo Il Cacciatore, egli lo fa…”
“…solo per cacciare!”
“brava, bambina mia. Da che ne deriva che, essendo l’unica ragione sua quella di poter cacciare, dell’amore per la natura ed i suoi equilibri egli…?”
“…se ne sbatte i coglioni, nonna!”
la nonna sorrise contenta e si alzò andando verso la madia – “brava Cappuccetto a Rischio; meriti una fetta di torta della nonna”.
Abboffandosi di torta della nonna, Cappuccetto disse ancora:
“sì nonna, però a me Il Cacciatore ha detto pure che tutti mangiamo la selvaggina, solo che ci rifiutiamo di ucciderla, così ha concluso che questo è un atteggiamento ipocrita perché in tal modo facendo mostriamo di non volerci assumere la responsabilità delle nostre azioni, accettandone però i frutti graditi!…”
la nonna annuì socchiudendo gli occhi con un sorriso – “lo so, lo so nipote mia, e questa è l’ultima carta che egli si gioca; uno scartino, in realtà. Rispondimi: ti piace lo stufato?”
“oh sì, nonna!”
“molto bene. Allora, fammi una cortesia: dove l’ho messo…” – mormorò la nonna frugando nei cassetti della madia – “ah, eccolo qua” – disse poi estraendo dal mobile un grosso coltellaccio che porse a Cappuccetto a rischio – “rècati con questo al macello cittadino e scannami un bel vitello grasso, poi lèvagli le interiora, fallo in quarti ed estrai dalle sue carni solo la parte per lo stufato. Direi che un chilo basterà. Io intanto preparo l’intingolo; su, vai, a più tardi” – concluse la nonna raccogliendo sulla tavola delle verdure ed iniziando ad ungere di grasso la padella.
“…ma… nonna…” – disse con flebilissima voce Cappuccetto, guardando ad occhi sgranati il coltellaccio che la nonna le aveva messo in mano.
“cosa c’è, nipote mia: preferisci forse lo spezzatino?” – le domandò la nonna
“non è questo nonna, io…” – rispose Cappuccetto con voce tremula – “…come faccio a…”
“glielo pianti bene nella gola” – disse la nonna – “e fai uscire tutto il sangue; a un certo punto il vitello crollerà a terra ed i suoi occhi si veleranno; forse farà ancora qualche sussulto, ma è tutta natura, questa, perciò non bisogna impressionarsi; alla fine il vitello morrà e tu potrai squartarlo comodamente. Però ora vai, piccina mia, perché altrimenti lo stufato che ti piace tanto non sarà mai pronto, orsù, vìa”
Cappuccetto a rischio gettò a terra il coltellaccio e scoppiò a piangere: – “ma nonna, è orribile! Nessuno fa così! E’ una pazzia! Non posso invece andare al supermercato e prendere un chilo di carne confezionata? Forse che ogni volta che si mangia un po’ di carne bisogna uccidere personalmente un animale? Mio dio, è un’idea malata, mi fai paura, nonna!”
“certo che è un’idea malata” – le disse la nonna riprendendo il coltellaccio ed asciugandole le lacrime – “perché, come hai detto tu, esistono altri sistemi. E se malgrado esistano altri sistemi, si vuole proprio utilizzare il più orribile è perché…”
“perché evidentemente piace fare così!…” – rispose Cappuccetto, singultando.
“perché evidentemente piace fare così” – confermò la nonna – “dunque, in questo caso, Il Cacciatore vuole cacciare…”
“…solo perché ama uccidere!” – disse Cappuccetto.
“come vedi” – disse la nonna.
Cappuccetto a Rischio stette un momento a capo chino, poi guardò la nonna negli occhi“…ma è una cosa bruttissima, nonna…!”
“Capisci perché in questo periodo è meglio non andare nel bosco la mattina dei week end? Roba da matti, no? In questo mondo dove esistono le querele anche per una parolaccia, ci sono momenti in cui un cittadino manco può passeggiare un poco su suolo pubblico senza rischiare una fucilata, e tutto perché pochi qualcuno possano godere nell’uccidere qualcosa, così, senza scopo altro. Vedi quanto siamo minchioni, Cappuccetto a Rischio? Tutti amano la logica, a parole, ma poi spesso non la usano nei fatti. Sconfortante, vero?” – le sorrise la nonna, carezzandole il cappuccio.

2 pensieri su “Cappuccetto a Rischio e la nonna

  1. Oh no, a nessuno d’altronde piace essere ammazzato; però il mondo è così: ci nutriamo di altri; anche i vegetariani, che si sentono mondi, hanno invece la rogna perché le piante, a modo loro, si difendono eccome. Ragione in più per un sano ateismo, se non altro.

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