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Il saluto di Babbo Natale


Il saluto di Babbo Natale

 

Cari cosi, cari bambini; nello specifico: cari Vincenzino, Carluccio, Eusebiuncolo, Agenoricchio e Lauretta, quota rosa.

Voi avete scritto tante letterine a Babbo Natale, dicendo – come Vincenzino dice nella sua letterina – “ho perso tutti i miei biscotti e pure il vasetto della marmellata; ora che magno?” oppure, come scrive Lauretta: “non solo non ho ricevuto giocattoli per questo Natale, ma anzi Equitalia si è fregata pure quei pochi che avevo; che bel Natale del cazzo, vero, Babbo Natale?” – ebbene sappiate, cari bambini, che se le cose non vanno bene… è perché non vanno bene. Voi pensavate di sicuro diverso, ma siete bambini ed è comprensibile. Però dovete avere fiducia, perché Babbo Natale ha fiducia e questo chiude il discorso.
Mi scrive Carluccio: “non posso più andare a scuola perché m’è letteralmente sparita la scuola: al suo posto era rimasto un buco e poi l’hanno ricoperto con un McDonald’s; dici che d’ora in poi non mi resta che fare la staffetta per la Camorra?” – ecco, bravo Carluccio, l’importante è non perdersi d’animo.
Eusebiuncolo mi vuole commuovere con paroline come: “vaiaffanculo, Babbo Natale: ci dici sempre le stesse minchiate e poi ti vendi i nostri giocattoli al mercato nero: ma non ti vergogni?” – no, carissimo Eusebiuncolo: Babbo Natale non si vergogna, e poi nemmeno si commuove, è inutile; tante belle cose a te e alla tua famiglia che prendo a indebito esempio di ogni famiglia che mi pare perché io sono Babbo Natale e faccio esattamente quello che mi pare, e vorrei pure vedere che qualcuno dice qualcosa.
Pensate, o bambini: sapete che Agenoricchio è stato asfaltato per errore mentre, piccino com’è, lavorava di notte sulla terza corsia dell’autostrada? Me ne rincresce assai, ma almeno ora ha imparato una grande lezione degli italiani: allontanarsi dalla corsia quando passa la macchina asfaltatrice. Mi dice che non ha i soldi per le cure e chiede se glieli diamo noi; Agenoricchio, devo dirtelo e so che capirai perché hai un grande cuore: non te li diamo. E poi credo che nemmeno ci siano, ma ora non ho certo il tempo di guardare perché sto rispondendo ad un sacco di letterine, mica solo alla tua, un po’ di educazione, no? Abbi pazienza. E perbacco.

Dunque cari tutti i bambini; è con questo saluto che Babbo Natale vi raccomanda, lieto come un putto, di essere felici, perché a capodanno bisogna avere la speranza; dunque, bambini, sperate e avanti così, che va benissimo. Io vi dico che va benissimo e voi ci credete perché voi credete a Babbo Natale pure se vedete nottetempo vostro papà in mutande che dispone i pacchettini sotto l’albero; nessuna evidenza crudele può distogliervi dalla convinzione che Babbo Natale esiste e che vi vuole tanto bene, e così voi sapete che Babbo Natale è amico dei bambini, ma non sapete il greco.

Fate ciao con la manina, piccini belli; vedrete, vedrete nel futuro che belle cose succederanno, uh: da leccarsi le dita! Hòhòhò-hòhòhò. Andata.

 

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