Farsi la Corte


Berlusconi vuole cambiare la “Consulta”, cioè la Corte Costituzionale, cioè questa cosa qua:

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Costituzione della Repubblica Italiana

Art. 134.

La Corte costituzionale giudica:
sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Art. 135.

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.
La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte.
Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.
Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

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La Corte Costituzionale viene chiamata “La Consulta” perché sta nel Palazzo della Consulta, un edificio settecentesco costruito da Papa Clemente XII con i soldi del gioco d’azzardo.
Il bello è che fino ad un giorno prima, il gioco d’azzardo era dal Papa punito nientemeno che con la scomunica, ma, tutto d’un tratto, il Papa s’incapricciò di quel palazzo, pur se mancavano i fondi per costruirlo; dove recuperarle queste sante finanze? Nessuno meglio di un Papa sa come sono costosi i vizi: Papa Clemente quel palazzo lo voleva, lo doveva avere e lo poteva. E allora fanculo la scomunica e viva l’azzardo: rovinatevi tutti giocando al Lotto, o cari sudditi scomunicandi, con la benedizione di Dio! 

Cosa vi credevate, che la morale pubblica cambiasse solo sulle gazzette e non sui libri di Storia? Eh no; i libri di Storia essendo una raccolta di gazzette.
Perché il Papa voleva questo benedetto palazzo? Lo voleva per ospitare degnamente la Congregazione della Sagra Consulta, che era l’organo di giustizia dello Stato Pontificio. E dunque cosa faceva, prima, la congregazione, amministrava la giustizia per istrada? Uéh, non fate gli atei: la giustizia veniva inflitta (nel caso di quella pontificia, il termine è doveroso) in un palazzo apposito, ma più piccolo, e che evidentemente non bastava, perché si sa che i cardinali sono belli grossi. Guardate Bertone. Nel nuovo palazzo della Consulta poi trovava posto anche la Segnatura de’ Brevi, che non era una sorta di punzonatura di preti bassi di statura, ma il luogo ove si redigevano dei “brevi”, cioè documenti minori, ma assai importantissimi, come le indulgenze e le dispense papali; insomma i favori che Sua Santità faceva agli amici sua, e agli amici di quegli amici.

Dai e dài di Papa, dunque il palazzo si fece, e si fece “color aria”, come venne detto, cioè azzurro, forse perché le porcherie che vi si combinavano avessero una rassicurante tinta cielo. Vi viene in mente niente?
Comunque, lì perpetuò quella bella roba pontificia fino a quando, nel 1870, lo Stato del Papa Re fu preso a gran calci dai bersaglieri del generale Raffaele Cadorna – padre di quel Luigi che la Storia ritenne poi responsabile di Caporetto – e sforacchiato ben bene. Fine delle balle, con lo Stato Pontificio. Almeno fino al Duce, che fece minchiate anche in quello.
Nel Palazzo della Consulta reso sfitto presero così residenza i Principi ereditari, ma si sa che i figli di papà son capricciosi e il palazzo quello lì non andava bene e chichì e chicò, perciò traslocarono. Dove andarono? E chi se ne frega. Nel palazzo s’insediò il Ministero per gli Affari esteri, poi quello delle Colonie (ricordate l’”Africa italiana!”? No, perché nel 1937 non c’eravate, ma dicevo ricordate almeno l’ora di storia del ginnasio!) ed infine, nel 1955 vi prese stanza la Corte Costituzionale. E siamo arrivati.
Dove? A berlusconi.
A berlusconi (a proposito: si scrive minuscolo perché non è un uomo ma un collettivo, come Bourbaki, che però si scrive maiuscolo perché quello era un collettivo di gente seria) “la Consulta” non piace. Lui non sa neanche che è, la Consulta, ma dobbiamo ringraziarlo: quanti di noi invece sapevano, a botta fresca, di questa misteriosa “consulta”? Già me lo vedo, l’intervistatore:
– Buongiorno, lei sa cos’è la Consulta?
– …Eee… quel programma con bonoliis… no, conladefilippi?…
– E la Corte Costituzionale?
– Guardi, per me destra, sinistra, sono tutti uguali, facciano quello che vogliono, è tutto un magna-magna…

E invece tiè: un po’ di ripasso, e sappiamo che cos’è ‘sta cosa che non piace a berlusconi.
Non gli piace, ai berlusconi, un organo di amministrazione del vivere civile che, nato come emanazione di un potere corrotto, ipocrita, laido ed iniquo quanto altri mai, ha assunto nel tempo una nobiltà di ruolo e di funzione che nemmeno un miracolo avrebbe potuto donargli.
Infatti non è stato un miracolo: è stato lo Stato, del quale la Costituzione è lo scheletro portante.
E la Corte Costituzionale è un organo vitale, diciamo il fegato, per il ruolo di filtro che ha.
Ecco, ora sapete l’essenziale. Dunque da adesso in poi non fatevi prendere per un altro organo meno nobile, ma altrettanto essenziale.
Oppure poi non lamentatevi che vannamarchi vi ha fregato tutti i vostri risparmi: eravate stati avvertiti. Anche dalla vostra prof di Storia, tempo fa, è vero, ma se avete votato questo Governo è segno che a quell’ora lì eravate assenti.
Ma questi erano giusto gli appunti di quell’ora, ve li ho portati. Oh, scusate il ritardo: colpa della bionda del primo banco; ritardo giustificato, no? Buona Italia a tutti.